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Uzbekistan

Repubblica dell'Uzbekistan

Capo di Stato: Islam Karimov
Capo del governo: Shavkat Mirzioiev
Pena di morte: abolizionista
Popolazione: 27,8 milioni
Speranza di vita: 66,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 71/60‰
Alfabetizzazione adulti: 99,4%

  1. Contesto
  2. Vaglio internazionale
  3. Difensori dei diritti umani
  4. Libertà di espressione
  5. Libertà di religione
  6. Tortura e altri maltrattamenti
  7. Controterrore e sicurezza
  8. Pena di morte
  9. Rapporti di Amnesty International

I rilasci condizionati dal carcere di alcuni difensori dei diritti umani, alcune riforme in ambito legislativo e giudiziario, e un accresciuto dialogo in materia di diritti umani tra il governo e la comunità internazionale non sono in realtà riuscite a produrre concrete e articolate riforme. Le autorità hanno continuato a opporre il loro rifiuto ad autorizzare un'inchiesta internazionale indipendente sulle uccisioni di massa di Andijan del 2005.

È stato ottenuto qualche miglioramento relativamente alle libertà di espressione e di riunione. Difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti indipendenti hanno continuato a essere presi di mira a causa del loro lavoro. Sono proseguite le segnalazioni di diffuse torture e maltrattamenti di detenuti e prigionieri, compresi difensori dei diritti umani e critici del governo. Le autorità non hanno provveduto a indagare in modo efficace le suddette denunce.

Diverse migliaia di persone giudicate colpevoli di coinvolgimento con organizzazioni islamiste al bando hanno continuato a scontare lunghe pene detentive in condizioni tali da costituire trattamento crudele, inumano e degradante. Le autorità hanno continuato a ricercare attivamente l'estradizione di membri di partiti o movimenti islamisti fuorilegge.

È stata abolita la pena di morte.

Contesto

L'inverno più rigido conosciuto dalla regione dell'Asia Centrale da vari decenni ha visto rare manifestazioni pubbliche sparpagliate in tutto l'Uzbekistan volte a protestare contro i tagli nelle forniture di energia elettrica e gas nelle case.

Una vigorosa campagna contro il lavoro minorile nei campi di cotone promossa da una coalizione di ONG e attivisti internazionali e dell'Uzbekistan è riuscita a sensibilizzare importanti distributori di abbigliamento internazionali. Diversi di loro hanno messo al bando la vendita di tessuti prodotti con cotone dell'Uzbekistan o con l'impiego di questo negli articoli da loro commerciati. A settembre, il primo ministro ha emanato un Piano d'azione nazionale per affrontare le preoccupazioni riguardanti il lavoro minorile dopo che il governo aveva ratificato la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sulle peggiori forme di lavoro minorile e la Convenzione ILO sull'età minima, rispettivamente a giugno e aprile. L'Uzbekistan è uno dei principali esportatori di cotone grezzo del mondo e i proventi derivanti dalle esportazioni di cotone rappresentano circa il 60% del prodotto interno lordo del Paese. Bambini in età scolare vengono tradizionalmente impiegati per aiutare i coltivatori a soddisfare le strette quote di produzione durante la stagione del raccolto. Essi così perdono la scuola, lavorando in condizioni dure in cambio di pochi soldi di paga.

Vaglio internazionale

A tre anni dall'uccisione di centinaia di persone ad Andijan, quando le forze di sicurezza spararono su manifestanti in prevalenza pacifici, le autorità hanno continuato a rifiutarsi di autorizzare un'inchiesta indipendente internazionale su quegli eventi. Esse hanno asserito che due turni di colloqui di esperti tenuti con rappresentanti dell'UE nel dicembre 2006 e nell'aprile 2007 avevano affrontato le questioni rilevanti. Tuttavia, si è temuto che questi colloqui non abbiano soddisfatto gli standard internazionali per un'indagine efficace, indipendente e imparziale e che non possano costituirne una sostituzione, e pertanto non dovrebbero essere accettati in quanto tali dall'UE.

La mancata autorizzazione da parte delle autorità uzbeke di una inchiesta internazionale indipendente nelle suddette uccisioni di massa fu motivo dell'imposizione di sanzioni da parte dell'UE nel 2005: negazione del visto a 12 funzionari, un embargo sulle armi e la parziale sospensione dell'Accordo di partnerariato e cooperazione. In seguito alle delibere del meeting del Consiglio affari generali e relazioni esterne (GAERC) tenutosi ad aprile, i ministri degli Esteri hanno deciso di far proseguire la sospensione della negazione del visto iniziata nel novembre 2007 per altri sei mesi, con una revisione a cadenza trimestrale della situazione relativa ai diritti umani. Sebbene le Conclusioni del GAERC di aprile comprendessero determinati parametri, in esse non vi era menzione dei fatti di Andijan né della richiesta di una indagine internazionale indipendente.

A ottobre il GAERC ha deciso di revocare completamente la negazione del visto. Il GAERC ha citato determinati sviluppi positivi che avevano influenzato la sua decisione, come la volontà dell'Uzbekistan di ospitare a Tashkent un seminario UE-Uzbekistan sulla libertà dei media. Tuttavia, nessun media indipendente dell'Uzbekistan né giornalisti stranieri sono stati autorizzati a prendere parte al convegno. ONG internazionali che avevano accolto l'invito dell'UE hanno rilasciato una dichiarazione pubblica congiunta di condanna del seminario definendolo «un'esca finalizzata a estorcere concessioni senza costo alcuno per le autorità» che «non dovrebbe essere considerato come prova di un qualsivoglia miglioramento di una politica di soppressione della libertà di parola lunga ben 17 anni».

A marzo, un portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha confermato che era stato raggiunto un accordo con il governo per la ripresa da parte dell'ICRC delle visite alle carceri nell'ambito del suo mandato, per un periodo prova di sei mesi.

A dicembre il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riesaminato la situazione dei diritti umani in Uzbekistan secondo il meccanismo della Revisione periodica universale.

Difensori dei diritti umani

La situazione per i difensori dei diritti umani e i giornalisti indipendenti ha continuato a deteriorarsi malgrado le asserzioni da parte delle autorità secondo cui le libertà di espressione e di associazione non erano ridotte e che gli attivisti della società civile potevano agire liberamente.

Alcuni dei difensori dei diritti umani incarcerati sono stati rilasciati in virtù di due amnistie separate; il loro rilascio è stato condizionato. Tra le persone rimesse in libertà a ottobre figurava il prigioniero di coscienza Dilmurod Mukhiddinov. Tuttavia, almeno 10 difensori dei diritti umani sono rimasti in carcere in condizioni configurabili come crudeli, inumane e degradanti, dopo essere stati condannati a lunghi periodi di pena al termine di processi iniqui. Essi hanno avuto accesso limitato ai familiari e legali rappresentanti e, stando a quanto riferito, sono stati torturati o altrimenti maltrattati. È stato segnalato che alcuni di loro versavano in condizioni gravi di salute. Almeno due attivisti per i diritti umani sono stati condannati a lunghe pene detentive a ottobre per accuse da essi ritenute fabbricate ad arte allo scopo di punirli per le loro attività in difesa dei diritti umani. Uno di loro, Akzam Turgunov, un membro del partito di opposizione laica Erk, al bando, ha sostenuto di essere stato torturato durante la detenzione pre-processuale.

Altri attivisti dei diritti umani e giornalisti hanno continuato a essere sistematicamente controllati da agenti delle forze dell'ordine in uniforme o in borghese, venendo convocati per essere interrogati dalla polizia o posti agli arresti domiciliari. Difensori dei diritti umani e giornalisti hanno riferito di essere stati percossi e detenuti da parte di agenti delle forze dell'ordine, o picchiati da persone sospettate di lavorare per conto delle forze di sicurezza. Secondo quanto segnalato, anche i loro familiari sono stati oggetto di vessazioni e minacce da parte delle forze di sicurezza.

*A giugno, la difensora dei diritti umani Mutabar Tadzhibaeva è stata inaspettatamente posta in libertà per motivi di salute. Tuttavia, il suo rilascio è stato condizionato; la sua condanna a otto anni di carcere comminata nel marzo 2006 è stata commutata a tre anni con sospensione della pena. A maggio, Mutabar Tadzhibaeva ha ricevuto il Premio Martin Ennals per i difensori dei diritti umani. A settembre le è stato concesso di recarsi all'estero e ha potuto partecipare alla cerimonia di premiazione in Svizzera a novembre.

*A febbraio il prigioniero di coscienza Saidzhakhon Zainabitdinov è stato inaspettatamente rilasciato in virtù dei termini dell'amnistia presidenziale del dicembre 2007. Egli era stato citato in alcuni notiziari per aver affermato che non si aspettava di essere rilasciato e che era stato trattato bene mentre era in carcere. Egli ha in seguito spiegato che non intendeva discutere del suo periodo trascorso in carcere per non mettere a repentaglio il potenziale rilascio ai sensi dell'amnistia di altri difensori dei diritti umani. Saidzhakhon Zainabitdinov era stato condannato nel gennaio 2006 a sette anni di carcere per la sua presunta partecipazione negli aventi di Andijan.

*Salidzhon Abdurakhmanov, attivista dei diritti umani e giornalista per conto del il sito web indipendente con base in Germania uznews.net, è stato detenuto a giugno in quanto sospettato di possesso di narcotici illegali. La polizia stradale che aveva fermato la sua auto, secondo quanto riferito, per un controllo di routine, ha sostenuto di aver trovati oppio e marijuana nascosti nel bagagliaio. Salidzhon Abdurakhmanov ha negato categoricamente di essere mai stato in possesso di narcotici o di aver fatto uso di sostanze illegali. Suo fratello, il quale agiva anche in qualità di suo rappresentante legale, e alcuni sostenitori hanno sostenuto che le accuse erano state architettate allo scopo di punire Salidzhon Abdurakhmanov per le sua attività a favore dei diritti umani e giornalistiche. La polizia ha effettuato una perquisizione dell'abitazione e dell'ufficio di Salidzhon Abdurakhmanov e ha sequestrato il suo computer e attrezzatura tecnica così come libri, documenti e materiale scritto. Test medici disposti dalla polizia che indagava sul suo arresto hanno confermato che Salidzhon Abdurakhmanov non faceva uso di narcotici. L'esame dell'attrezzatura elettronica e informatica del giornalista e dell'hard disk non hanno sortito alcuna prova di attività illecita o di legami criminali. Tuttavia, a settembre Salidzhon Abdurakhmanov è stato condannato a 10 anni di carcere per possesso di narcotici con intento allo spaccio. Un tribunale d'appello ha confermato la sua sentenza a novembre. Un ulteriore appello era pendente presso la Corte Suprema dell'Uzbekistan.

Libertà di espressione

Non sono cessate le pressioni sui media e ONG internazionali malgrado le asserzioni del contrario avanzate dalle autorità. A maggio le autorità si sono rifiutate di registrare il permesso di lavoro al direttore del programma sul Paese di Human Rights Watch. A giugno, un canale televisivo ha denunciato il personale uzbeko del gruppo editoriale internazionale Radio Liberty/Radio Free Europe come traditore della patria. Il programma televisivo ha inoltre fornito dati personali, compresi nomi e indirizzi, di corrispondenti locali.

Libertà di religione

Anche gruppi protestanti e Testimoni di Geova sono stati presi di mira da programmi televisivi simili e articoli di giornale, che li hanno descritti come «sette distruttive».

Organizzazioni internazionali hanno espresso preoccupazione per le violazioni del governo del diritto alla libertà di religione, non soltanto nei confronti di gruppi cristiano-evangelici ma anche di culti musulmani in moschee fuori dal controllo statale.

Tortura e altri maltrattamenti

Sono pervenute persistenti segnalazioni di diffuse torture e altri maltrattamenti di detenuti e prigionieri. Queste notizie sono scaturite non soltanto da persone sospettate di appartenenza a gruppi islamici al bando o di aver commesso reati terroristici ma anche da altri gruppi, compresi attivisti per i diritti umani, giornalisti ed ex, spesso di alto profilo, membri del governo e delle forze di sicurezza. L'incapacità delle autorità rilevanti di indagare appropriatamente su queste accuse è rimasta fonte di grave preoccupazione. A gennaio, è stata introdotta la supervisione giudiziaria all'arresto, che ha trasferito dalla procura ai tribunali il potere di disporre l'arresto. Queste procedure non sono conformi agli standard internazionali sull'equo processo e non consento ai detenuti il diritto di contestare il loro fermo o di denunciare qualsiasi tortura o altro maltrattamento.

*Ad agosto la figlia del poeta e critico del regime in carcere Yusuf Dzhuma ha sostenuto che suo padre veniva abitualmente torturato e maltrattato nel campo di prigionia di Yaslik. Egli ha affermato di essere finito nel mirino di percosse e maltrattamenti da parte del personale carcerario perché considerato un nemico del presidente e di essere stato rinchiuso in celle di quarantena assieme a prigionieri affetti da tubercolosi.

Controterrore e sicurezza

In nome della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo, le autorità dell'Uzbekistan hanno continuato a ricercare attivamente l'estradizione di membri di movimenti islamici o partiti islamisti al bando, come Hizb-ut-Tahrir e Akramia, da Paesi vicini così come dalla Federazione Russa. La maggior parte degli uomini rimpatriati forzatamente sono stati trattenuti in incommunicado, condizione che ne ha accresciuto il rischio di essere torturati o altrimenti maltrattati.

*Le autorità della Federazione Russa hanno continuato a ignorare le decisioni della Corte europea dei diritti umani di interrompere le espulsioni di richiedenti asilo uzbeki in attesa dell'esame della loro domanda di asilo presso la Corte. In uno dei suddetti casi, Abdugani Kamaliev fu rimpatriato forzatamente in Uzbekistan nel novembre 2007 dopo solo qualche giorno di detenzione nella Federazione Russa. A febbraio, i parenti di Abdugani Kamaliev hanno riferito che al suo rimpatrio in Uzbekistan egli fu sottoposto a tortura e altri maltrattamenti presso la struttura di detenzione pre-processule regionale di Namangan. Alla data di marzo egli era stato condannato a 11 anni di carcere.

*Ad aprile la Corte europea dei diritti umani ha sentenziato che l'estradizione di 12 rifugiati dalla Russia all'Uzbekistan «avrebbe costituito una violazione dell'art.3 [divieto di tortura] in quanto essi si sarebbero trovati esposti al grave rischio di tortura o trattamento inumano o degradante nel Paese». La Corte ha altresì affermato di «non essere convinta delle argomentazioni presentate dal governo secondo cui esisteva l'obbligo ai sensi delle leggi internazionali anti-terrorismo di cooperare nella lotta al terrorismo e il dovere di estradare i richiedenti che fossero incriminati di attività terroristiche, indipendentemente dalla minaccia di maltrattamento nel Paese ricevente». La Corte inoltre «non era persuasa che tutte le rassicurazioni fornite dalle autorità uzbeke offrissero una garanzia attendibile contro il rischio di maltrattamento» in relazione al suddetto caso. I 12 uomini uzbeki erano ricercati per la loro presunta partecipazione agli eventi di Andijan.

Pena di morte

Il 1° gennaio è entrata in vigore una legge che sostituisce la pena di morte con l'ergastolo, segnando l'abolizione formale della pena capitale. Il 23 dicembre l'Uzbekistan ha aderito al Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, finalizzato ad abolire la pena di morte. Tuttavia, a fine anno le autorità non avevano ancora reso pubblici i dati relativi alla pena capitale sugli anni precedenti, come il numero di sentenze comminate, di esecuzioni e commutazioni. Non era disponibile alcun elenco del numero complessivo di uomini nel braccio della morte che avevano avuto automaticamente commutata in ergastolo la loro sentenza. Non sono stati registrati progressi nel permettere ai parenti di accedere alle informazioni relative ai luoghi di sepoltura dei prigionieri messi a morte. Inoltre, non vi erano indicazioni secondo cui i casi più vecchi sarebbero stati indagati laddove un accusato o i suoi parenti avevano asserito il ricorso alla tortura allo scopo di estorcere una confessione, né è stata citata la possibilità di un qualche indennizzo. La Corte Suprema ha avviato la revisione delle sentenze di morte in attesa di esecuzione all'epoca del pronunciamento dell'abolizione e, alla data di metà aprile, aveva commutato almeno 17 sentenze capitali in lunghe pene detentive, pari a 20 o 25 anni.

Rapporti di Amnesty International

Central Asia: Summary of Human Rights Concerns, March 2007-March 2008 (EUR 04/001/2008)

Uzbekistan: Submission to the UN Universal Periodic Review (EUR 62/004/2008)