Capo di Stato e di governo: Robert Mugabe
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 13,5 milioni
Speranza di vita: 40,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 100/86‰
Alfabetizzazione adulti: 89,4%
La situazione dei diritti umani nello Zimbabwe si è fortemente deteriorata nel corso dell'anno in seguito a un'ondata senza precedenti di violazioni dei diritti umani promossa dal governo e perpetrata principalmente dalle forze di sicurezza, da veterani di guerra e da sostenitori dell'Unione nazionale africana dello Zimbabwe (ZANU-PF) all'indomani delle elezioni di marzo. Almeno 180 persone sono rimaste uccise in conseguenza di ciò; migliaia sono rimaste ferite mentre decine di migliaia sono state sfollate nelle zone rurali e hanno dovuto cercare rifugio nei centri urbani. Molte persone sono state lasciate bisognose di urgente riparo, aiuti alimentari e cure mediche dopo che erano state prese di mira nel periodo antecedente le elezioni presidenziali di giugno.
L'economia ha continuato a recedere rendendo molto difficile per una estese fasce della popolazione accedere a cibo, cure sanitarie e istruzione. Secondo le Nazioni Unite, a fine anno erano più di cinque milioni le persone che necessitavano di aiuti alimentari. Le vittime degli sgomberi forzati di massa del 2005 hanno continuato a vivere in condizioni deplorevoli.
Il 29 marzo nel Paese si sono tenute le elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative locali in un clima relativamente pacifico rispetto alle precedenti elezioni. Queste elezioni facevano seguito a un anno di dialogo tra lo ZANU-PF e le due formazioni del Movimento democratico per il cambiamento (MDC), mediato dalla Comunità di sviluppo dell'Africa del Sud (SADC). Le elezioni di marzo hanno visto lo ZANU-PF ottenere la maggioranza in parlamento per la prima volta dall'indipendenza del 1980.
Nel primo turno delle elezioni presidenziali, Morgan Tsvangirai dell'MDC ha ottenuto il 47,8% dei voti, Robert Mugabe del ZANU-PF il 43,2%, mentre i due candidati indipendenti hanno raggiunto complessivamente il 10%. Morgan Tsvangirai si è ritirato dal secondo turno delle elezioni il 22 giugno, citando violenze nei confronti dei suoi sostenitori. Tuttavia, la Commissione elettorale dello Zimbabwe ha stabilito che le elezioni dovevano procedere il 27 giugno. Le elezioni di giugno sono state ampiamente condannate da osservatori locali e regionali indipendenti.
I tentativi della SADC di trovare un accordo politico tra lo ZANU-PF e le due formazioni dell'MDC si sono conclusi con un accordo siglato in settembre. Tuttavia, i negoziati per la formazione di un governo di unità nazionale sono falliti a causa dei disaccordi sull'assegnazione di ministeri chiave come quello degli Affari Interni.
L'economia ha continuato a recedere, rendendo sempre più difficile per la maggior parte delle famiglie accedere a cibo, cure sanitarie e istruzione. La situazione umanitaria è stata aggravata da una direttiva del governo di giugno con cui sono state sospese tutte le operazioni delle ONG. In aggiunta a ciò, le riserve alimentari sono state saccheggiate per nutrire bande di sostenitori dello ZANU-PF che avevano stabilito campi in tutto il Paese per dare corso alla violenta campagna elettorale del presidente Mugabe in vista delle elezioni del 27 giugno.
L'agricoltura ha attraversato una situazione di estrema incertezza mentre il Paese si trovava ad affrontare gravi carenze di sementi e di fertilizzanti con l'avvicinarsi della stagione dei raccolti. I lavoratori del settore sanitario e gli insegnanti hanno indetto scioperi a intermittenza per protestare contro le precarie condizioni di lavoro e i bassi stipendi. Nel Paese si è diffuso colera, in seguito alla mancata depurazione delle acque e alla mancata raccolta dei rifiuti, epidemia che ha provocato 800 morti accertati con 16.000 casi documentati a fine anno.
A dicembre lo Zimbabwe ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
Le elezioni di marzo sono state seguite da un'ondata di violazioni dei diritti umani che ha determinato almeno 180 morti, e almeno 9.000 feriti a causa di torture, percosse e altre violazioni perpetrate principalmente delle forze di sicurezza, veterani di guerra e sostenitori dello ZANU-PF. Sono stati inoltre segnalati scontri tra partiti e attacchi di rappresaglia da parte di sostenitori dell'MDC. Circa 28.000 persone sono state sfollate dalle loro abitazioni nelle zone rurali raggiungendo i centri urbani in cerca di rifugio e di cure mediche.
La polizia non è stata in grado di o non ha voluto intervenire contro coloro che si erano resi responsabili di istigare e commettere le violazioni dei diritti umani ai danni di persone sospettate di aver votato per l'MDC alle elezioni del 29 marzo. La reiterata incapacità da parte delle autorità di assicurare alla giustizia le persone con legami con lo ZANU-PF o membri delle forze di sicurezza ha fatto sì che le violenze conoscessero un'escalation.
Decine di attivisti e sostenitori dell'MDC sono stati uccisi dopo che erano stati rapiti da agenti della sicurezza di Stato, veterani di guerra e altri sostenitori dello ZANU-PF. Altri sono morti in seguito alle ferite riportate nei pestaggi da parte delle forze di sicurezza e dei sostenitori dello ZANU-PF.
*Tonderai Ndira, un attivista dell'MDC, è stato rapito dalla sua abitazione di Mabvuku, ad Harare, il 14 maggio. Un gruppo di circa nove uomini armati in borghese, ritenuti agenti della sicurezza di Stato, lo hanno caricato a bordo di un autocarro Toyota e lo hanno portato via. Secondo quanto riferito, il suo corpo in stato di decomposizione è stato rinvenuto una settimana più tardi a Goromonzi.
*Joshua Bakacheza, un autista dell'MDC della provincia di Mashonaland West, e Tendai Chidziwo, un attivista dell'MDC, sono stati rapiti ad Harare il 25 giugno da uomini armati a bordo di tre autocarri senza targa. Joshua Bakacheza e Tendai Chidziwo stavano aiutando la moglie di Tonderai Ndira a traslocare in un altro quartiere. Essi erano stati portati in una fattoria ne pressi di Beatrice dove sono stati torturati prima di essere uccisi. Il corpo di Joshua Bakacheza è stato scoperto il 5 luglio. Tendai Chidziwo, che è stato colpito da spari alla testa, è sopravvissuto ed è rimasto in coma per una settimana.
*Il corpo di Beta Chokururama, un attivista dell'MDC, è stato scoperto a Goromonzi il 13 maggio. Egli era stato rapito da persone sospettate di essere agenti della sicurezza di Stato agli inizi di maggio mentre faceva ritorno a Murewa. Ad aprile, egli era stato aggredito da sostenitori dello ZANU-PF e gli erano state fratturate entrambe le gambe.
Noti difensori dei diritti umani, attivisti politici e loro familiari sono stati rapiti da gruppi di uomini armati ritenuti operare per conto o con l'acquiescenza delle autorità dello Zimbabwe. I rapimenti sono stati messi in atto in pieno giorno nella totale impunità.
La maggior parte delle persone scomparse sono state ritrovate in varie stazioni di polizia di Harare intorno alla data del 23 dicembre dopo che, stando alle fonti, erano state consegnate alla polizia dagli uomini che le avevano rapite, ovvero membri delle forze di sicurezza. Le donne e gli uomini rapiti sono stati trattenuti in detenzione di polizia. Nessuno dei rapitori è stato arrestato da quest'ultima.
Alcuni dei rapiti sono stati torturati dai loro carcerieri che cercavano di costringerli a implicare se stessi o altri attivisti nel reclutamento di persone a scopo di addestramento militare in Botswana o in attentati dinamitardi contro stazioni di polizia e linee ferroviarie. Tutti i detenuti hanno negato le accuse.
A fine anno tutti i detenuti si trovavano ancora in stato di fermo e le autorità non avevano provveduto a dare esecuzione alle disposizioni di rilascio stabilite dal tribunale. La polizia non aveva inoltre provveduto a ottemperare all'ordine di concedere ai detenuti di richiedere cure mediche. Amnesty International ha considerato tutti i detenuti potenziali prigionieri di coscienza.
*Quattordici membri dell'MDC e un bambino di due anni sono scomparsi tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre dopo che, stando alle fonti, erano stati arrestati dalla polizia nella provincia di Mashonaland West e nella città di Chitungwiza, nei pressi di Harare. Nonostante l'iniziale diniego delle polizia i detenuti sono stati in seguito ritrovati in varie stazioni di polizia di Harare intorno al 23 dicembre. Essi sono stati condotti in tribunale il 24 dicembre e accusati di reclutamento di persone a scopo di addestramento militare in Botswana.
*Il 3 dicembre, Jestina Mukoko, direttrice dello Zimbabwe Peace Project (ZPP), un'organizzazione nazionale di difesa dei diritti umani, è stata portata via con la forza dalla sua abitazione di Norton, ad Harare. La donna è stata prelevata da circa 12 uomini in borghese, alcuni armati di pistola, i quali si erano identificati come membri della sezione Ordine pubblico della Polizia della Repubblica dello Zimbabwe. La polizia ha negato di aver arrestato Jestina Mukoko e di lei non si è saputo più nulla fino al 23 dicembre, quando è stata trovata in custodia di polizia. Jestina Mukoko è stata condotta in tribunale il 24 dicembre, e accusata di reclutamento di persone a scopo di addestramento militare in Botswana, accusa da lei respinta. A fine anno Jestina Mukoko rimaneva in custodia. Amnesty International la considera prigioniera di coscienza.
*Broderick Takawira e Pascal Gonzo, due dipendenti dello ZPP, sono stati prelevati dagli uffici dell'organizzazione ad Harare l'8 dicembre. Essi sono stati consegnati alla polizia dai loro rapitori intorno al 23 dicembre. A fine anno entrambi si trovavano in custodia come prigionieri di coscienza.
*Il 5 dicembre, attorno alla mezzanotte, Zacharia Nkomo, fratello di Harrison Nkomo, un altro noto avvocato che lavorava alla difesa di Jestina Mukoko, è stato rapito da quattro uomini non identificati in borghese dalla sua abitazione di Rujeko, a Masvingo. Gli uomini responsabili del rapimento viaggiavano a bordo di tue autocarri Toyota color grigio-verde. Egli è stato ritrovato in custodia di polizia attorno al 23 dicembre.
Casi di tortura e altri maltrattamenti di sostenitori dell'opposizione sono diventati dilaganti in seguito alle elezioni del 29 marzo nelle province di Mashonaland, Midlands, Manicaland e Masvingo. Nella maggior parte dei distretti, veterani di guerra, soldati e leader locali dello ZANU-PF avevano stabilito dei campi provvisori di tortura. Questi erano sistemati in tende, ricavati all'interno di comunità, aule scolastiche o abitazioni di funzionari dello ZANU-PF o di fuoriusciti dell'MDC.
Residenti locali sono stati costretti a presenziare agli incontri notturni che si tenevano nei campi. Sono stati obbligati a guardare i loro vicini che venivano percossi e ammoniti a votare per lo ZANU-PF il 27 giugno, altrimenti avrebbero fatto la stessa fine. Sostenitori dell'MDC sono stati costretti a denunciare il partito e a consegnare tutto il materiale politico in loro possesso, comprese magliette e tessere di appartenenza. Decine di sostenitori dell'MDC sono morti in seguito ai pestaggi messi in atto in questi campi. Giovani del luogo sono stati obbligati a frequentare gli incontri del campo e a prendere parte ai pestaggi.
*Kingswell Muteta, un agente di polizia, è stato pestato a morte da sostenitori dello ZANU-PF nel distretto di Mudzi il 17 luglio dopo che era stato in visita alla famiglia di suo cognato, presidente della sezione locale dell'MDC, il quale, stando alle fonti, era stato picchiato a morte da sostenitori dello ZANU-PF. Testimoni hanno affermato che Kingswell Muteta si era confrontato con un gruppo di giovani dello ZANU-PF che erano agli ordini di un alto ufficiale di polizia. Questi hanno condotto Kingswell Muteta in un campo nei pressi di Kotwa e lo hanno accusato di essersi recato nella casa di un "nemico". Egli è stato pestato da circa 20 giovani. Ha riportato principalmente lesioni tissutali sulle natiche, sul tronco e alla gambe. È stato ricoverato in ospedale il 18 luglio ed è morto per le ferite il 25 dello stesso mese.
Per tutto l'anno si sono ripetute violazioni dei diritti economici, sociali e culturali politicamente motivate, con violazioni del diritto al cibo registrate in tutto il Paese. Il governo ha deliberatamente intrapreso iniziative per impedire a presunti sostenitori dei partiti di opposizione di acquistare mais a basso costo venduto da Grain Marketing Board, a controllo statale. Il governo ha altresì bloccato l'accesso ad aiuti alimentari fondamentali nel periodo precedente il turno elettorale del 27 giugno.
Il 4 giugno, il ministro della Funzione Pubblica, del Lavoro e del Welfare ha scritto a ogni singola ONG e Organizzazione privata di volontariato (PVO) annunciando la sospensione di tutte le operazioni sul campo delle organizzazioni umanitarie. Il ministro ha asserito che le organizzazioni contravvenivano alla normativa in materia di registrazione, ma non ha fornito ulteriori dettagli. La sospensione ha peggiorato la situazione di insicurezza alimentare nel Paese in un momento in cui due milioni di persone necessitavano urgentemente di aiuti alimentari. Il divieto ha inoltre avuto effetti deleteri sul servizio sanitario, come la somministrazione di farmaci anti-retrovirali ai pazienti affetti da AIDS, cure per la tubercolosi, terapie e medicazioni per altre affezioni croniche. A giugno, l'UNICEF ha riportato che l'effetto diretto della sospensione era che almeno 500.000 bambini erano rimasti senza cure mediche, assistenza per i casi di HIV/AIDS, aiuti scolastici e alimentari. Molti di questi bambini erano orfani. Il divieto è stato revocato ad agosto.
L'ondata di violenza sostenuta dal governo all'indomani delle elezioni di marzo ha portato ad almeno 28.000 persone sfollate. Le vittime di violenza si sono spostate nei centri urbani in cerca di rifugio e di cure mediche. La maggior parte di loro aveva avuto la casa distrutta e le riserve di cibo saccheggiate o distrutte come punizione per aver offerto sostegno ai partiti di opposizione. Gli sfollati necessitavano urgentemente di un riparo, cibo e cure mediche. Essi avevano anche bisogno di sementi e di fertilizzanti per i raccolti del nuovo anno.
*La mattina del 25 aprile, la polizia di Harare ha fatto irruzione negli uffici dell'MDC e arrestato centinaia di sfollati, bambini compresi, che vi avevano trovato rifugio. Circa 215 degli arrestati sono stati trasferiti alla stazione centrale della polizia di Harare. Tra questi vi erano 35 bambini, il più grande dei quali aveva 11 anni. Essi sono stati rilasciati dopo che l'MDC aveva ottenuto un'ordinanza dell'Alta Corte per il loro rilascio il 28 aprile.
Le autorità hanno continuato a limitare la libertà di espressione. Diversi operatori dei media locali ed esteri sono stati arrestati nel contesto delle elezioni.
*L'8 maggio, la polizia di Harare ha arrestato Davison Maruziva, direttore del quotidiano a proprietà privata The Standard, per aver pubblicato un editoriale a firma Arthur Mutambara, leader di una delle formazioni dell'MDC. Egli è stato accusato di «pubblicazione di affermazioni false pregiudiziali verso lo Stato e oltraggio alla corte». Il 20 aprile, The Standard aveva pubblicato un articolo in cui si criticava una sentenza dell'Alta Corte che rigettava un'istanza presentata dall'MDC di obbligare la Commissione elettorale dello Zimbabwe a rendere noti i risultati delle elezioni presidenziali del 29 marzo, rimasti sospesi. Arthur Mutambara è stato arrestato in seguito al suddetto articolo il 1° giugno.
Difensori dei diritti umani hanno continuato a subire restrizioni illegali nello svolgimento del loro lavoro.
*Il 25 aprile, agenti di polizia hanno fatto irruzione negli uffici di Harare della non governativa Rete di sostegno alle elezioni in Zimbabwe (ZESN), e asportato fascicoli e documenti. L'abitazione di Rindai Chipfunde-Vava, direttore nazionale della ZESN, è stata anch'essa oggetto di irruzione. Il 28 aprile Rindai Chipfunde-Vava e il presidente dell'organizzazione, Noel Kututwa, sono stati interrogati dalla polizia della sezione Ordine pubblico. Dal 28 al 30 aprile, Noel Kututwa e Rindai Chipfunde-Vava hanno ricevuto ordine di presentarsi alla stazione centrale della polizia di Harare. Quest'ultima ha inoltre intimato alla ZESN di fornire l'elenco degli 11.000 osservatori locali che aveva impiegato durante le elezioni del 29 marzo, i nomi dei membri direttivi, e la provenienza dei fondi, conti bancari compresi.
*Lovemore Matombo, presidente del Congresso dei sindacati dello Zimbabwe (ZCTU), e Wellington Chibebe, segretario generale dello stesso, sono stati arrestati l'8 maggio con l'accusa di «comunicazione di falsità pregiudiziali verso lo Stato» in seguito ai discorsi pronunciati durante le celebrazioni del 1° maggio ad Harare. Il 12 dello stesso mese essi sono comparsi di fronte al magistrato, è stata loro negata la cauzione e ne è stato inizialmente convalidato il fermo fino al 23 maggio presso il Carcere centrale per i rinvii a giudizio di Harare. Tuttavia, dopo che avevano presentato appello, il 19 maggio un giudice dell'Alta Corte ha concesso loro la cauzione.
*Il 28 maggio, la polizia di Harare ha arrestato 14 membri dell'organizzazione attivista Women of Zimbabwe Arise (WOZA), durante una marcia pacifica diretta all'ambasciata dello Zambia per consegnare una petizione. La petizione chiedeva allo Zambia, che ricopriva allora la presidenza della SADC, di contribuire a porre fine alla violenza promossa dallo Stato. Le leader dell'organizzazione Jenni Williams e Magodonga Mahlangu sono state detenute per 37 giorni presso la Prigione femminile di Chikurubi, mentre gli altri 12 sono stati detenuti per 17 giorni.
*Jenni Williams e Magodonga Mahlangu sono state nuovamente arrestate a Bulawayo il 16 ottobre dopo che avevano partecipato a una manifestazione che intendeva mostrare le sofferenze della popolazione dello Zimbabwe. La polizia ha picchiato i manifestanti mentre disperdeva la protesta pacifica. Le due donne sono state arrestate assieme ad altri sette attivisti della WOZA, rilasciati lo stesso giorno. Tuttavia, Jenni Williams e Magodonga Mahlangu hanno trascorso tre settimane nel carcere di Mlondolozi dopo che era stata inizialmente loro negata la cauzione, in seguito concessa dall'Alta Corte, per poi essere rilasciate il 6 novembre.
*Il 27 ottobre ad Harare 42 donne che partecipavano a una manifestazione organizzata dalla Women's Coalition of Zimbabwe (WCoZ) sono state arrestate dalla polizia. Questa ha impiegato gas lacrimogeni e manganelli per disperdere la protesta pacifica. Tra le arrestate vi era la coordinatrice nazionale della WcoZ, Netsai Mushonga. Le donne sono state rilasciate dopo che era stata fatta loro pagare un'ammenda amministrativa. La marcia era stata organizzata per attirare l'attenzione sul problema della fame in Zimbabwe e sui ripetuti fallimenti dei leader regionali di trovare una soluzione.
*L'11 novembre, 29 membri dell'Assemblea costituzionale nazionale (NCA) sono stati arrestati dalla polizia a Bulawayo, Gweru, Harare e Mutare dopo che avevano partecipato a una protesta contro il peggioramento della situazione umanitaria e per la necessità di un governo di transizione e di una nuova costituzione. Lo stesso giorno, il presidente dell'NCA, dott. Lovemore Madhuku, è stato detenuto per quattro ore presso la stazione centrale della polizia di Harare. A Mutare, Stewart Muzambi, Never Mujokochi, Louis Dzinokuzara, Trust Zamba, Cynthia Chizaza, Catherine Chanza e altre tre persone sono stati detenuti presso la stazione centrale della polizia di Mutare e, stando alle fonti, aggrediti mentre si trovavano in custodia di polizia. I poliziotti hanno inoltre impiegato forza eccessiva per disperdere manifestazioni. A una delle otto persone detenute alla stazione centrale di polizia di Harare è stato negato l'accesso alle cure di un medico per un taglio alla base dei capelli. Alcuni dei detenuti sono stati rilasciati dopo aver pagato un'ammenda amministrativa mentre quelli che erano stati detenuti a Gweru sono stati incriminato ai sensi della legge sull'ordine pubblico e la sicurezza.
Delegati di Amnesty International hanno visitato lo Zimbabwe a marzo e tra luglio e agosto. Una missione programmata per dicembre è stata limitata al Sudafrica in seguito alla serie di rapimenti di alto profilo di difensori dei diritti umani da parte di soggetti ritenuti operanti per conto o con l'acquiescenza delle autorità dello Zimbabwe.
Zimbabwe: A trail of violence after the ballot (AFR 46/014/2008)
Zimbabwe: Time for accountability (AFR 46/028/2008)