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Afghanistan

Repubblica islamica dell'Afghanistan

Capo di stato e di governo: Hamid Karzai
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 28,2 milioni
Aspettativa di vita: 43,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 233/238‰
Alfabetizzazione adulti: 28%

  1. Contesto
  2. Impunità - Elezioni nazionali
  3. Conflitto armato
  4. Libertà di espressione - Giornalisti
  5. Violenza contro donne e ragazze
  6. Mancato accesso agli aiuti umanitari
  7. Diritto alla salute
  8. Sfollati
  9. Arresti e detenzioni arbitrarie
  10. Sistema giudiziario
  11. Pena di morte
  12. Missioni e rapporti di Amnesty International

Il popolo afgano ha continuato a subire gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario dopo più di sette anni da quando gli Usa e i loro alleati hanno destituito il regime dei talebani. L'accesso alle cure sanitarie, all'istruzione e agli aiuti umanitari è andato peggiorando, in particolare nel sud e nel sud-est del paese, a causa dell'escalation del conflitto armato tra le forze afgane e internazionali e i talebani e altri gruppi armati. Le violazioni legate al conflitto sono aumentate nel nord e nell'ovest dell'Afghanistan, zone considerate in precedenza relativamente sicure.

Contesto

I talebani e altri gruppi antigovernativi hanno incrementato gli attacchi nei confronti dei civili, prendendo di mira anche scuole e ambulatori medici, in tutto il paese. Le accuse di brogli elettorali nel corso delle elezioni presidenziali del 2009 hanno riflettuto preoccupazioni più ampie riguardo alla scarsa governabilità e alla corruzione endemica all'interno del governo. Gli afgani si sono trovati ad affrontare situazioni di illegalità associata a un fiorente traffico di droga, un sistema giudiziario debole e inetto e a una sistematica mancanza di rispetto dello stato di diritto. Ha continuato a prevalere un clima di impunità e il governo è stato incapace di indagare e perseguire alti funzionari governativi da più parti ritenuti coinvolti in violazioni dei diritti umani, come pure in attività illegali.

Le Nazioni Unite nel loro indice di sviluppo umano hanno posto l'Afghanistan al secondo posto tra i 182 paesi più poveri al mondo. Il paese deteneva il secondo più alto tasso di mortalità materna del mondo. Soltanto il 22 per cento degli afgani aveva accesso all'acqua potabile.

Impunità - Elezioni nazionali

L'incapacità di dare attuazione al Piano d'azione su pace, giustizia e riconciliazione del 2005 e di sciogliere i gruppi armati illegali ha consentito a sospettati di gravi violazioni dei diritti umani di presentarsi come candidati e di assumere cariche pubbliche.

Il governo afgano e i suoi sostenitori internazionali non hanno provveduto a istituire appropriati meccanismi di tutela dei diritti umani in vista delle elezioni di agosto. Queste sono state guastate da violenze e da accuse di diffusi brogli elettorali, come l'inserimento di schede fasulle nelle urne, chiusura anticipata dei seggi, apertura non autorizzata degli stessi e votazioni multiple.

Nonostante le proteste pubbliche, il gabinetto postelettorale del presidente Karzai comprendeva diverse figure che dovevano rispondere di accuse attendibili e pubbliche di crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani, commesse sia durante la guerra civile dell'Afghanistan, sia dopo la caduta del regime dei talebani.

Conflitto armato

Abusi da parte di gruppi armati

Le vittime civili causate dei talebani e da altri gruppi armati sono aumentate. Secondo la Ngo afgana Safety Office, tra gennaio e settembre, gruppi armati hanno sferrato oltre 7400 attacchi in tutto il paese. Le Nazioni Unite hanno registrato più di 2400 vittime tra i civili, circa due terzi dei quali sono state uccise dai talebani.

La violenza è giunta al culmine nel mese di agosto, durante il periodo elettorale, con molti attacchi indiscriminati o mirati nei confronti dei civili. Scuole e ambulatori medici utilizzati come seggi elettorali sono stati esposti agli attacchi. Secondo le Nazioni Unite, almeno 16 scuole e un ambulatorio medico sono stati attaccati dai talebani e da gruppi di insorti il giorno delle elezioni.

*L'11 febbraio, i talebani hanno lanciato un attentato dinamitardo suicida e attacchi di artiglieria contro tre edifici governativi afgani a Kabul, uccidendo almeno 26 persone, 20 delle quali civili e ferendone più di altre 60, in maggioranza civili. 
 
*Il 17 settembre, un'autobomba suicida lanciata contro un convoglio della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) a Kabul ha ucciso almeno 18 persone, tra cui 10 civili, ferendone più di 30. I talebani hanno rivendicato la responsabilità dell'attentato.

*Almeno 30 civili sono rimasti uccisi e 31 sono stati feriti in attentati messi a segno dai talebani il giorno delle elezioni.

*L'8 ottobre, un'autobomba suicida è stata fatta esplodere dai talebani davanti all'ambasciata indiana di Kabul, uccidendo 13 civili e due poliziotti e ferendo altri 60 civili e 13 agenti di polizia.

*Il 28 ottobre, combattenti talebani hanno devastato una foresteria delle Nazioni Unite a Kabul, uccidendo cinque impiegati delle Nazioni Unite stranieri, un civile afgano e due dipendenti della sicurezza afgani. L'attacco è stato il più sanguinoso da anni per le Nazioni Unite in Afghanistan e ha indotto al trasferimento di oltre 600 dipendenti stranieri al di fuori del paese.

I talebani e altri gruppi armati hanno continuato ad attaccare edifici scolastici e a prendere di mira insegnanti e alunni. In tutto il paese sono state chiuse complessivamente 458 scuole, in maggioranza nel sud dell'Afghanistan, a causa dell'insicurezza, a danno di 111.180 studenti. I talebani hanno particolarmente preso di mira le scuole femminili.
 
*A maggio, un attacco con il gas a una scuola femminile della provincia di Kapisa ha portato al ricovero in ospedale di più di 84 studentesse.

Violazioni da parte delle forze afgane e internazionali

Le forze internazionali hanno rivisto le loro regole d'ingaggio per ridurre al minimo le vittime tra i civili ma nella prima metà dell'anno queste morti sono aumentate, a seguito delle operazioni condotte dalle forze di sicurezza internazionali e afgane. Le forze della Nato e degli Usa non si sono dotate di un valido e concreto meccanismo di indagine sulle uccisioni, di attribuzione delle responsabilità e di risarcimento per le vittime.

*Il 4 settembre, attacchi aerei della Nato nei pressi del villaggio di Amarkhel, nella provincia di Kunduz, hanno ucciso più di 142 persone, delle quali 83, secondo quanto riportato, erano civili. Sebbene si trovasse nella posizione di farlo, la Nato non ha provveduto di fatto ad avvertire i civili che stava per lanciare un imminente attacco nella zona (cfr. Germania).

*Il 27 agosto, le forze della Nato a sostegno delle unità dell'esercito afgano hanno attaccato un ambulatorio medico nella provincia di Paktika dove, stando alle fonti, veniva curato un leader talebano. L'attacco ha violato il diritto internazionale umanitario che protegge i belligeranti che non stanno combattendo a causa di ferite subite.

*Il 4 maggio, attacchi aerei nel distretto di Bala Baluk, nella provincia occidentale di Farah, hanno provocato la morte di oltre un centinaio di civili. Funzionari della Nato e militari statunitensi hanno dichiarato che militanti talebani si erano nascosti tra la popolazione per istigare attacchi contro i civili.

Libertà di espressione - Giornalisti

I talebani e altri gruppi armati hanno incrementato gli attacchi nei confronti di giornalisti afgani e bloccato quasi completamente le loro attività nelle zone che controllano. Giornalisti hanno inoltre ricevuto intimidazioni e attacchi da parte del governo.

I talebani hanno tentato di interrompere la copertura delle elezioni da parte degli organi di informazione. Operatori della stampa sono stati vittime di intimidazioni e di interferenze da parte di sostenitori del presidente Karzai e di altri candidati, in particolare del candidato presidenziale rivale, Abdullah Abdullah. Due giornalisti e due operatori dei media sono stati uccisi dalle forze governative e da gruppi armati e molti altri sono stati aggrediti fisicamente.

Come negli anni precedenti, il governo non ha provveduto a indagare in maniera approfondita le uccisioni e gli attacchi nei confronti dei giornalisti.

*A luglio, cinque giornalisti sono stati picchiati da agenti della polizia a Herat, per aver dato notizia di una manifestazione pubblica e della corruzione della polizia.

*L'11 marzo, Jawed Ahmad, un giornalista afgano che lavorava per un'organizzazione internazionale della stampa, è stato ucciso da alcuni insorti nella provincia di Kandahar.

*A settembre, Sayed Parwiz Kambakhsh è stato graziato dal presidente Karzai e ha ottenuto asilo politico in un paese terzo. Egli stava scontando una condanna a 20 anni di carcere per "blasfemia" per aver, stando alle accuse, diffuso un articolo che metteva in discussione il ruolo delle donne nell'Islam.

Violenza contro donne e ragazze

Donne e ragazze hanno continuato a subire diffuse discriminazioni, violenze in ambiente familiare, rapimenti e stupri da parte di uomini armati. Hanno continuato a essere vittime di tratta, vendute per risolvere dispute e saldare debiti e costrette a contrarre matrimonio, anche in età precoce. In al-cuni casi donne e ragazze sono specificatamente finite nel mirino di attacchi di talebani e di altri gruppi armati.

Donne impegnate nella difesa dei diritti umani hanno continuato a essere vittime di violenze, vessazioni, discriminazioni e intimidazioni da parte di esponenti del governo, così come dei talebani e di altri gruppi armati.

*Nel mese di aprile, i talebani hanno assassinato Sitara Achekzai, segretaria del Consiglio provinciale di Kandahar e nota attivista dei diritti delle donne.

Sviluppi legislativi

Il governo ha presentato due leggi riguardanti le donne.

*A marzo è stata approvata la legge sullo status personale delle donne sciite, contenente una serie di clausole discriminatorie nei loro confronti. La legge è stata emendata a luglio a seguito delle critiche da parte di alcune associazioni femminili afgane e della comunità internazionale. Alcune disposizioni discriminatorie sono tuttavia state mantenute. 
 
*Ad agosto, il presidente afgano e il Consiglio di gabinetto hanno approvato una legge sull'eliminazione della violenza contro le donne. La legge criminalizza la violenza sulle donne, compresa la violenza domestica. Il documento legislativo era in attesa di approvazione da parte del parlamento.

Mancato accesso agli aiuti umanitari

L'attività degli insorti, in particolare nelle province meridionali e orientali, ha impedito alle agenzie di aiuti e umanitarie di svolgere le loro operazioni. Gli attacchi contro operatori umanitari da parte dei talebani e di altri gruppi armati sono aumentati considerevolmente, anche nel nord del paese. Sono stati registrati 172 attacchi contro Ngo e operatori umanitari in cui sono morte 19 persone, 18 sono rimaste ferite e 59 sono state rapite. Il conflitto ha pregiudicato l'accesso agli aiuti umanitari ad alcune delle zone maggiormente colpite del sud e dell'est, impedendo la fornitura di materiali essenziali e le cure mediche per milioni di persone. Nel solo mese di marzo, i gruppi armati hanno attaccato e saccheggiato 13 convogli umanitari.

Diritto alla salute

Il conflitto ha continuato ad avere effetti avversi sulle strutture sanitarie. Alcuni ambulatori e strutture mediche, specialmente nel sud del paese, hanno subito le conseguenze delle operazioni messe in atto da entrambe le parti impegnate nel conflitto, con un effetto devastante sull'accesso dei civili all'assistenza medica. 

*Due ambulatori di base nei distretti di Nawa e Garamseer della provincia di Helmand sono stati occupati dalle forze militari internazionali e nazionali ad agosto e utilizzati come basi militari. A settembre, l'ambulatorio del distretto di Nawa ha riaperto, mentre quello di Garamseer è stato spostato in un'altra località.

*Il 6 settembre, le truppe dell'Isaf hanno effettuato un'irruzione per perquisire un ospedale gestito dal Comitato svedese per l'Afghanistan nella provincia di Wardak.

Sfollati

L'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha calcolato che gli afgani sfollati dalle loro abitazioni erano 297.000, di cui più di 60.000 nel solo 2009. La maggioranza degli sfollati erano fuggiti dal conflitto in corso nelle zone del sud, dell'est e del sud-est del paese. Migliaia erano inoltre sfollati a seguito della siccità, delle improvvise alluvioni e della scarsità di generi alimentari nelle zone centrali e settentrionali.

Migliaia di loro vivevano in campi improvvisati a Kabul e a Herat, senza un riparo adeguato e con scarso accesso a cibo, acqua potabile, servizi sanitari e scolastici.

Secondo dati forniti dall'Unhcr, durante l'anno, complessivamente 368.786 rifugiati erano rientrati in Afghanistan dall'Iran e dal Pakistan. Alcuni erano sfollati dai loro luoghi di origine a causa delle scarse opportunità economiche e del limitato accesso alla terra, a un'abitazione, all'acqua potabile o da irrigazione, alle cure mediche e all'istruzione. In diversi casi, i terreni e le proprietà di coloro che erano tornati erano stati occupati dalle milizie locali alleate con il governo.

Migliaia di sfollati pakistani, fuggiti dalle operazioni in corso nelle zone nordoccidentali del Pakistan, le aree tribali ad amministrazione federale e la valle di Swat, erano riparati nelle province di Kunar, Khost e Paktika, nell'Afghanistan orientale (cfr. Pakistan).

Arresti e detenzioni arbitrarie

Centinaia di afgani hanno continuato a essere arbitrariamente detenuti, in assenza di una chiara autorità legale e di processi imparziali. Circa 700 afgani sono rimasti detenuti presso la base statunitense all'aeroporto di Bagram, senza accusa né processo, in regime di "internamento di sicurezza" dalla durata indefinita. Il 15 novembre, gli Usa hanno inaugurato una nuova "migliorata" struttura di detenzione adiacente alla base di Bagram ma hanno continuato a negare ai detenuti i diritti a un processo imparziale (cfr. Usa).

Le forze della Nato e degli Usa hanno continuato a consegnare detenuti alla Direzione nazionale della sicurezza (Nds), i servizi di intelligence afgani, dove erano a rischio di tortura e maltrattamenti, detenzione arbitraria e processi iniqui.

Agenti delle forze di polizia hanno detenuto illegalmente - e in alcuni casi anche processato - persone per accuse non previste dal codice penale, come infrazioni agli obblighi contrattuali, dispute familiari e i cosiddetti "reati morali". L'Nds ha arrestato e detenuto persone, compresi giornalisti, per azioni considerate un "rischio per l'incolumità pubblica o la sicurezza dello stato", reato che nella legge afgana ha una formulazione vaga.

Sistema giudiziario

Nel suo rapporto nazionale al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani di febbraio, il governo ha ammesso la debolezza del sistema giudiziario, compresa la mancanza di accesso alla giustizia per le donne, la corruzione e la mancanza della presunzione di innocenza.

I procedimenti giudiziari non hanno rispettato gli standard internazionali di equità processuale, non garantendo, tra le altre cose, un adeguato periodo di tempo agli accusati per preparare la difesa e per la mancanza di rappresentanza legale, per l'ammissione agli atti di prove insufficienti od ottenute tramite tortura e altri maltrattamenti e per il diniego del diritto degli imputati a convocare ed esaminare i testimoni.

Pena di morte

I tribunali di prima istanza hanno condannato a morte 133 persone, di cui 24 hanno avuto confermata la sentenza dalla Corte suprema dell'Afghanistan. Nel braccio della morte rimanevano almeno 375 persone.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato l'Afghanistan ad aprile, maggio, ottobre e dicembre.

Getting away with murder? The impunity of international forces in Afghanistan (ASA 11/001/2009)

Afghanistan: Three concrete steps to improve conditions for Afghans (ASA 11/004/2009)

Afghanistan: 10-point human rights agenda for President Karzai (ASA 11/017/2009)

 

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