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Cina

Repubblica popolare Cinese

Capo di stato: Hu Jintao
Capo del governo: Wen Jiabao
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 1 miliardo e 345.800
Aspettativa di vita: 72,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 25/35‰
Alfabetizzazione adulti: 93,3%

  1. Contesto
  2. Libertà di espressione - Giornalisti/Internet
  3. Difensori dei diritti umani
  4. Sistema giudiziario
  5. Detenzione senza processo
  6. Tortura e altri maltrattamenti e decessi in custodia
  7. Pena di morte
  8. Libertà di religione
  9. Regione autonoma dello Xinjiang uiguro
  10. Regione autonoma del Tibet
  11. Regione ad amministrazione speciale di Hong Kong
  12. Regione ad amministrazione speciale di Macao

Le autorità hanno continuato a imporre restrizioni sulla libertà di espressione, di riunione e di associazione, in parte dovute a temi sensibili legati a una serie di anniversari storici, compreso il 60° anniversario della Repubblica popolare, il 1° ottobre. Difensori dei diritti umani sono stati arrestati, perseguiti, tenuti agli arresti domiciliari e sottoposti a sparizioni forzate. Non si sono allentati i pervasivi controlli su Internet e sugli organi di informazione. Le campagne "colpire duro" hanno portato ad arresti su vasta scala nella Regione autonoma dello Xinjiang uiguro (Xuar), in particolare a seguito delle violenze e dei disordini di luglio. Nelle zone a popolazione tibetana è stato impedito un monitoraggio indipendente sulla situazione dei diritti umani. Le autorità hanno continuato ad attuare stretti controlli sui parametri della pratica religiosa, a causa dei quali cattolici e protestanti che professavano la loro religione al di fuori dei vincoli ufficiali sono stati sottoposti a vessazioni, detenzioni e talvolta carcerazioni. È proseguita la severa e sistematica campagna decennale contro il Falun Gong.

Contesto

La Cina è stata sempre più vista come protagonista cruciale del panorama mondiale, come nel caso delle questioni riguardanti Myanmar, la Corea del Nord, l'Iran, i mutamenti climatici e la ripresa economica mondiale. Tutto ciò è risultato in contrasto con l'aumento dell'insicurezza del governo sul piano interno, scaturita dalla caduta del tasso di crescita economica, dall'accresciuta disoccupazione e dall'intensificarsi delle tensioni sociali associate a una dilagante corruzione, alla mancanza di accesso a un'assistenza sanitaria adeguata, all'alloggio e alla sicurezza sociale, nonché alla repressione di gruppi della società civile. Mentre l'economia cinese continuava a crescere, il divario tra ricchi è poveri si è allargato.

Libertà di espressione - Giornalisti/Internet

Mentre Internet è divenuto sempre più spesso un mezzo di diffusione delle notizie e di discussione, le autorità hanno cercato di controllarne l'uso limitando le notizie di cronaca e chiudendo pubblicazioni e siti Internet, compresi quelli ritenuti "diffamare il sistema politico del paese", "distorcere la storia del partito", "pubblicizzare il Falun Gong e altri culti del male" e "incitare alla divisione etnica". Il governo ha bloccato l'accesso ai contenuti e ha registrato le attività delle singole persone attraverso il nuovo software filtrante, Blue Shield.

A seguito della pubblicazione nel dicembre 2008 di "Carta 08", un documento che invocava riforme politiche e una maggiore protezione dei diritti umani, la polizia ha interrogato i firmatari e li ha posti sotto sorveglianza per diversi mesi.

*Liu Xiaobo, un noto intellettuale e firmatario, inizialmente arrestato nel dicembre 2008, è stato condannato a 11 anni di carcere il 25 dicembre per "incitamento a sovvertire il potere dello stato". I suoi avvocati hanno avuto soltanto 20 minuti di tempo per presentare la loro arringa, in un processo che è durato meno di tre ore.

Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani, tra cui avvocati, giornalisti, ambientalisti e riformisti democratici, sono stati arbitrariamente arrestati, vessati, posti agli arresti domiciliari, trattenuti in incommunicado, detenuti e incarcerati. Le autorità hanno torturato e maltrattato molti di coloro che erano stati tratti in arresto. I familiari dei difensori dei diritti umani, minorenni compresi, hanno continuato a essere presi di mira e sono stati sottoposti agli arresti domiciliari per periodi prolungati e ad altre restrizioni e vessazioni.

La polizia e le forze di sicurezza hanno detenuto, vessato e sottoposto ad abusi gli avvocati che rappresentavano difensori dei diritti umani impegnati in tematiche politicamente sensibili, praticanti del Falun Gong, contadini in causa contro funzionari locali in merito ai diritti sulla terra o a casi di corruzione e coloro che erano stati coinvolti nella richiesta di riforme da parte delle associazioni della loro categoria professionale. Gli avvocati si sono trovati particolarmente a rischio di perdere la loro licenza di autorizzazione alla professione.

*Il 4 febbraio, 10 agenti di pubblica sicurezza di partito e altri uomini non identificati hanno rapito il noto avvocato per i diritti umani Gao Zhisheng dalla sua abitazione, nella provincia di Shanxi. A fine anno di lui non si sapeva ancora nulla. La moglie di Gao Zhisheng, Geng He e i loro figli sono giunti negli Usa a marzo, in fuga dalle continue vessazioni da parte delle autorità cinesi, come l'aver impedito alla figlia di frequentare la scuola.

Le autorità hanno continuato a impiegare leggi dalla formulazione vaga che si riferiscono ai "segreti di stato" e alla "sovversione del potere dello stato" per arrestare, incriminare e incarcerare i difensori dei diritti umani.

*Ad agosto, il difensore dei diritti umani Tan Zuoren è stato accusato di "incitamento alla sovversione del potere dello stato". Egli aveva organizzato un'inchiesta indipendente sul crollo degli edifici scolastici durante il terremoto di Sichuan del maggio 2008. Era in procinto di pubblicare il rapporto prima di essere arrestato. A fine anno, il verdetto non era stato ancora pronunciato.

*Il 23 novembre, il difensore dei diritti umani Huang Qi è stato condannato a tre anni di carcere per "possesso illegale di segreti di stato". Egli aveva postato sul suo sito web le richieste dei genitori i cui figli erano morti nel terremoto di Sichuan.

Sistema giudiziario

I processi iniqui sono rimasti la norma. Le decisioni giudiziarie hanno continuato a essere suscettibili a interferenze politiche; spesso gli imputati non sono stati in grado di assumere un avvocato di loro scelta e non hanno avuto accesso ai loro legali e alla famiglia; ai familiari spesso non è stata data adeguata notifica delle date dei processi ed è stato frequentemente rifiutato loro l'accesso nell'aula di tribunale. Le confessioni estorte sotto tortura hanno continuato a essere ammesse agli atti nei processi.

Milioni di cittadini hanno cercato di presentare i loro reclami presso le autorità di governo tramite il sistema delle "lettere e visite", noto anche come "sistema delle petizioni". Benché nei termini di legge, la polizia ha spesso sottoposto a vessazioni i reclamanti, rimandandoli nelle loro province di origine con la forza e detenendoli in "carceri nere" illegali o in ospedali psichiatrici dove erano esposti al rischio di maltrattamenti.

Le autorità hanno continuato a intimidire i genitori dei bambini i cui edifici scolastici erano crollati durante il terremoto di Sichuan del maggio 2008 e ha loro impedito di parlare ai media o di perseguire indagini indipendenti.

Detenzione senza processo

Le autorità hanno frequentemente fatto ricorso a pene amministrative, compreso il sistema della rieducazione attraverso il lavoro (Rtl), per detenere senza processo le persone. Secondo il governo, 190.000 persone erano trattenute in strutture di Rtl, a fronte del mezzo milione di diversi anni fa ma si ritiene che la cifra reale sia molto più alta. Ex prigionieri del sistema di Rtl hanno raccontato che il Falun Gong costituiva il gruppo di prigionieri più numeroso e che gli attivisti politici, i reclamanti e altre persone che praticavano la loro religione al di fuori dei limiti autorizzati erano spesso presi di mira. Le autorità si sono servite di una varietà di forme illegali di detenzione, tra cui "carceri nere", "classi di educazione legale", "classi di studio" e gli istituti di igiene mentale per detenere migliaia di persone.

Tortura e altri maltrattamenti e decessi in custodia

La tortura ha continuato a essere una pratica diffusa nei luoghi di detenzione, in alcuni casi con esito mortale. Tra i metodi di tortura impiegati contro i detenuti si citano percosse, spesso con un pungolo elettrico, sospensione per gli arti, nutrizione forzata, iniezione di farmaci sconosciuti e privazione del sonno.

A marzo, la morte di un ventiquattrenne in un centro di detenzione della provincia di Yunnan ha innescato un acceso dibattito on line riguardo alla polizia e ai "bulli delle carceri", che torturano e maltrattano i reclusi. Il dibattito on line ha fatto emergere altri casi di decessi in detenzione e ha indotto il Procuratorato supremo del popolo (Spp) ad aprire un'inchiesta. A luglio l'Spp ha reso pubblico un rapporto d'indagine su 12 dei 15 decessi avvenuti durante i primi quattro mesi dell'anno. Tra questi, in sette casi era stato riscontrato che i detenuti erano stati picchiati a morte, tre si erano suicidati e due erano morti per cause accidentali.

Pena di morte

La Cina ha continuato a ricorrere a un uso estensivo della pena capitale, anche per reati non violenti. Le condanne a morte continuano a essere comminate al termine di processi iniqui. Le statistiche riguardanti le condanne a morte e le esecuzioni continuano a essere classificate come segreti di stato. Le esecuzioni sono state a migliaia ma il governo non ha fornito le cifre reali.

Libertà di religione

Le persone che praticano la loro religione al di fuori dei vincoli sanciti in via ufficiale hanno continuato a incorrere in vessazioni, detenzioni arbitrarie, carcerazioni e altre gravi restrizioni alla loro libertà di religione. I preti e i vescovi cattolici che si rifiutavano di riconoscere ufficialmente l'Associazione cattolica patriottica cinese hanno continuato a essere detenuti e trattenuti in incommunicado per periodi prolungati o sottoposti a sparizione forzata.

*Della sorte del settantacinquenne monsignor James Su Zhimin, vescovo ordinario della città di Baoding, provincia di Hebei, non si è più saputo nulla dal momento del suo arresto per mano della polizia nel 1996.

La polizia ha percosso e detenuto membri delle chiese cristiane locali, che praticano il culto al di fuori delle istituzioni ufficialmente riconosciute, spesso demolendo le loro chiese e condannandoli alla Rtl o al carcere. La campagna del governo contro il Falun Gong è andata intensificandosi, con arresti su vasta scala, processi iniqui terminati con pene a lungo termine, sparizioni forzate e decessi in detenzione a seguito di torture e maltrattamenti.

*Chen Zhenping, una praticante del Falun Gong, è stata condannata a otto anni di carcere nel corso di un processo segreto nell'agosto 2008. È stata accusata di "essersi servita di un'organizzazione eretica per sovvertire la legge". Prima, durante e dopo il processo, le è stato negato l'accesso al suo avvocato. A settembre, le guardie carcerarie hanno detto alla sua famiglia che era stata trasferita in un'altra località, ma si sono rifiutate di dire dove. Gli avvocati di Chen Zhenping non sono riusciti a ottenere altre informazioni a riguardo.

Regione autonoma dello Xinjiang uiguro

Le autorità hanno intensificato le già rigide restrizioni alla libertà di espressione, associazione e riunione nella Regione autonoma dello Xinjiang uiguro (Xuar), nel nord-ovest della Cina, a seguito dello scoppio di violenze senza precedenti a Urumqi, il 5 luglio. Il governo ha riferito che erano rimaste uccise 197 persone, la maggior parte delle quali erano han uccisi da uiguri, e che più di 1600 erano stati i feriti. Gli uiguri hanno postato su Internet richieste di proteste come reazione all'inerzia del governo in merito ai pestaggi e alle uccisioni dei lavoratori migranti uiguri da parte di lavoratori han, in una fabbrica di giocattoli nella provincia di Guangdong, a giugno.

I racconti dei testimoni oculari relativi agli eventi del 5 luglio suggeriscono che la polizia e le forze di sicurezza avevano represso pacifici manifestanti uiguri per impedire a migliaia di loro di marciare attraverso la città. Secondo questi resoconti, la polizia ha percosso i pacifici manifestanti con manganelli, impiegato gas lacrimogeni per disperdere la folla e sparato direttamente munizioni cariche sui dimostranti inermi, provocando con ogni probabilità un numero ancora maggiore di morti.

A seguito dei disordini, le autorità hanno arrestato centinaia di persone per sospetta partecipazione alle proteste, compresi ragazzi e uomini anziani, nel corso di irruzioni effettuate porta a porta. Le famiglie e gli amici di molti detenuti hanno negato che le persone arrestate avessero avuto un qualche ruolo nella violenza o nelle proteste. Di decine di arrestati, a fine anno non si sapeva ancora nulla.

Ad agosto, le autorità hanno annunciato di aver arrestato 718 persone in relazione ai disordini e che 83 di queste dovevano rispondere di accuse penali come omicidio, incendio doloso e rapina a mano armata. Il 9 novembre, le autorità hanno annunciato l'esecuzione di nove persone, al termine di processi iniqui. Dai loro nomi si è dedotto che otto erano uiguri e uno cinese di etnia han. A dicembre, altre 13 persone sono state condannate a morte e le autorità hanno annunciato il fermo di altre 94 sospettate di coinvolgimento nei disordini di luglio.

A novembre, le autorità hanno formalmente annunciato la campagna "colpire duro e punire" nella regione, che sarebbe durata fino alla fine dell'anno per "sradicare [...] i criminali".

Le autorità hanno attribuito i disordini a uiguri "separatisti" che vivono all'estero, in particolare a Rebiya Kadeer, presidente del World Uyghur Congress, senza riconoscere il ruolo delle politiche del governo nell'alimentare il malcontento tra gli uiguri. Tali politiche comprendevano restrizioni alla libertà di espressione, associazione e riunione; limitazioni alla pratica religiosa e ad altre usanze culturali; e politiche economiche che discriminavano gli uiguri e incoraggiano la migrazione han nella regione. Nuove norme hanno irrigidito i già stretti controlli su Internet nella regione, criminalizzandone l'uso con il reato di "separatismo etnico", dalla formulazione vaga. Le restrizioni all'eccesso a Internet, alle telefonate internazionali e alla trasmissione dei messaggi di testo, imposte nei momenti immediatamente successivi ai disordini del 5 luglio, a fine anno erano ancora in vigore.

Il 19 dicembre, il governo cambogiano ha rimpatriato con la forza in Cina 20 richiedenti asilo uiguri, contro l'obiezione opposta dall'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Le autorità cinesi hanno asserito che essi avevano preso parte ai disordini di luglio e alcuni giorni più tardi hanno negato che le espulsioni fossero collegate a un pacchetto di aiuti alla Cambogia pari a 1,3 miliardi di dollari Usa.

Regione autonoma del Tibet

Le proteste scoppiate nel marzo 2008 sono proseguite, sia pur a un livello più contenuto, per l'intero anno, accompagnate da continue detenzioni e arresti. Due tibetani sono stati messi a morte per reati che avrebbero commesso durante i disordini del marzo 2008.

Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno denunciato un aumento del numero di prigionieri politici tibetani nel periodo che ha preceduto anniversari sensibili, come il 50° dalla fallita insurrezione tibetana che portò all'esilio del Dalai Lama. Le autorità hanno bloccato il flusso di notizie verso e dalla regione e hanno impedito il monitoraggio indipendente della situazione dei diritti umani. I diritti dei tibetani alla libertà di espressione, religione, riunione e associazione hanno continuato a essere gravemente limitati. Le autorità cinesi sono divenute più intransigenti nelle loro politiche internazionali riguardanti la tematica tibetana, rilasciando dichiarazioni pubbliche che suggerivano la volontà di punire i paesi sul piano economico e diplomatico per il loro percepito sostegno al Dalai Lama e alla causa tibetana.

*A ottobre, due uomini tibetani, Losang Gyaltse e Loyar, sono stati messi a morte. I due erano stati giudicati colpevoli di incendio doloso ed erano stati condannati a morte l'8 aprile 2009 dal tribunale municipale intermedio del popolo di Lhasa. Essi erano stati arrestati durante i disordini nella Regione autonoma del Tibet e nelle zone a popolazione tibetana delle province vicine, nel marzo 2008.

*Il 28 dicembre, Dhondup Wangchen, un cineasta tibetano indipendente, è stato condannato a sei anni di carcere per il reato di "sovvertimento del potere dello stato", al termine di un processo segreto davanti al tribunale provinciale di Xining, nella provincia di Qinghai. L'avvocato originariamente incaricato del caso dalla famiglia è stato interdetto dal rappresentarlo e non è chiaro se egli abbia potuto in seguito valersi di una qualsiasi rappresentanza legale o se sia stato in grado di difendersi da solo durante il processo.

Regione ad amministrazione speciale di Hong Kong

Il 4 giugno, secondo gli organizzatori, oltre 150.000 persone hanno commemorato il 20° anniversario della repressione militare di Tiananmen, ma le autorità hanno negato l'ingresso ad alcuni attivisti cinesi e stranieri che desideravano prendervi parte. A luglio, decine di migliaia di persone hanno marciato per chiedere il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, la democrazia e la libertà di parola.

Discriminazione razziale

A luglio è entrata in vigore l'Ordinanza sulla discriminazione della razza (Rdo). Ad agosto, il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale (Cerd) ha osservato che la definizione di discriminazione razziale data dalla Rdo non era del tutto in linea con l'art. 1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro il razzismo. Il Cerd ha raccomandato che fosse aggiunta alla definizione anche la discriminazione indiretta collegata alla lingua, alla condizione di immigrazione e alla nazionalità. Il Cerd ha altresì raccomandato che tutte le funzioni e i poteri del governo rientrassero nel campo di applicazione della Rdo.

Rifugiati e richiedenti asilo

Pur osservando la programmata riforma delle procedure relative alle denunce di tortura, il Cerd ha raccomandato che il governo garantisca i diritti dei richiedenti asilo all'informazione, all'interpretazione, all'assistenza legale e ai rimedi giuridici e ha incoraggiato l'adozione di una legge sui rifugiati dotata di una procedura esauriente di valutazione per le singole domande di asilo. Il Comitato ha inoltre ribadito le proprie raccomandazioni per la ratifica da parte delle autorità della Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 1951 e del relativo Protocollo del 1967.

Diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender

Il 31 dicembre, il governo della Regione ad amministrazione speciale di Hong Kong (Hksar) ha annunciato che gli emendamenti all'Ordinanza sulla violenza domestica avrebbero esteso la protezione ai coabitanti dello stesso sesso e che sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 2010. La legge della Hksar non vieta la discriminazione per motivi legati all'orientamento sessuale.

Regione ad amministrazione speciale di Macao

A giugno, l'unico candidato Fernando Chui Sai-on è stato eletto da un comitato di 300 membri quale capo esecutivo della città fino al 2014. A settembre, 12 candidati sono stati eletti direttamente all'Assemblea legislativa, formata da 29 seggi. I rimanenti seggi sono stati assegnati o scelti da collegi elettorali operativi.

A febbraio, l'Assemblea legislativa ha approvato la legge sulla sicurezza nazionale comprendente i reati di "sedizione", "secessione", "sovversione", "tradimento" e "furto di segreti di stato". Data la vaga formulazione, questi potrebbero essere usati per violare i diritti alla libertà di espressione e di associazione. A decine di cittadini di Hong Kong, compresi consiglieri legislativi, attivisti, giornalisti e un docente di giurisprudenza, che tentavano di prendere parte alle attività riguardanti i nuovi progetti di legge, è stato impedito di entrare a Macao. A dicembre, tre attivisti di Hong Kong, che programmavano di chiedere il rilascio di Liu Xiaobo, durante una visita del presidente Hu Jintao, si sono anch'essi visti rifiutare l'ingresso.

 

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