Capo di stato: Bashar al-Assad
Capo del governo: Muhammad Naji al-'Otri
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 21,9 milioni
Aspettativa di vita: 74,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 21/16‰
Alfabetizzazione adulti: 83,1%
Il governo ha mantenuto la sua intolleranza nei confronti del dissenso. Esponenti critici, difensori dei diritti umani, presunti oppositori e altri soggetti sono stati arrestati, spesso per periodi prolungati; alcuni sono stati condannati a pene detentive al termine di processi iniqui. Tortura e altri maltrattamenti sono rimasti fenomeni comuni e sono stati compiuti nell'impunità; si sono registrate diverse morti sospette in custodia. Il governo non ha provveduto a chiarire le circostanze in cui prigionieri furono uccisi nel carcere militare di Sednaya nel 2008 e ancora non ha intrapreso iniziative per rendere conto delle migliaia di vittime di sparizioni forzate degli anni precedenti. Le donne hanno subito discriminazioni sul piano legislativo e di altro tipo e violenze. La minoranza curda ha continuato a essere oggetto di discriminazioni e migliaia di curdi siriani sono risultati di fatto apolidi. Almeno otto prigionieri sono stati messi a morte.
Le relazioni tra Siria e Libano hanno continuato a migliorare ma vi è stato un marcato deterioramento delle relazioni con l'Iraq. È ripreso il dibattito riguardo a un Accordo di associazione con l'Unione europea.
A novembre, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha dichiarato di non essere stata in grado di indagare su una struttura distrutta dall'aviazione israeliana nel 2007 che si sospettava fosse stata impiegata per scopi di sviluppo nucleare, in quanto il governo si era dimostrato riluttante a collaborare.
La Siria è rimasta soggetta a uno stato di emergenza nazionale in vigore ininterrottamente dal 1963 e che, negli anni, è stato impiegato per reprimere e punire anche il pacifico dissenso. Questa situazione si è perpetuata per tutto il 2009. Attivisti politici, difensori dei diritti umani, blogger, attivisti della minoranza curda e altre persone che avevano criticato il governo o avevano attirato l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani sono stati sottoposti ad arresti arbitrari e spesso detenzioni prolungate o sono stati condannati a pene detentive al termine di processi iniqui davanti a tribunali altamente inadeguati, come la Corte suprema per la sicurezza di stato (Sssc) o la corte militare e la corte penale. Tra questi figuravano prigionieri di coscienza. Altri, compresi ex detenuti, sono stati interdetti dal recarsi all'estero.
*Muhannad al-Hassani, un noto avvocato per i diritti umani arrestato a luglio, a fine anno si trovava ancora in carcere in attesa del processo per le accuse di "indebolimento del sentimento nazionalista" e diffusione di "notizie false", i classici capi di imputazione usati per perseguire esponenti critici, oltre che per altri reati. Le accuse scaturivano dalla sua pubblicazione su Internet di notizie relative a processi celebrati davanti alla Sssc. Trattenuto presso la prigione di 'Adra nei pressi di Damasco, rischiava una condanna a 15 anni di carcere, se ritenuto colpevole. Il 10 novembre, l'Ordine degli avvocati ha deciso di interdirlo dalla professione legale per aver rivelato pubblicamente l'incapacità della Sssc di far rispettare i diritti degli imputati alla difesa e a un equo processo.
*Haytham al-Maleh, di 78 anni, avvocato per i diritti umani di lungo corso e critico del governo arrestato a ottobre, è finito anch'egli sotto processo per aver, stando alle accuse, "indebolito il sentimento nazionalista", diffuso "notizie false" e "calunniato un organismo governativo", a causa dei suoi commenti espressi nel corso di un'intervista telefonica con un canale televisivo satellitare con base in Europa, rilasciata a settembre. Anch'egli rischiava 15 anni di carcere in caso di condanna.
*Mesh'al al-Tammo, portavoce della Corrente del futuro curdo in Siria, un partito politico non autorizzato, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione a maggio dalla corte penale di Damasco per "indebolimento del sentimento nazionalista" e diffusione di "notizie false". A novembre, la stessa corte ha condannato Sa'dun Sheikhu e altri due membri del non autorizzato Partito dei curdi azadi di Siria a tre anni di reclusione per "indebolimento del sentimento nazionalista" e "incitamento al settarismo o all'odio razziale o al conflitto tra le sette e le varie componenti della nazione". Le accuse apparentemente scaturivano da articoli apparsi nel quotidiano del partito che criticavano la discriminazione nei confronti della minoranza curda in Siria.
*Kareem 'Arabji, un blogger, è stato condannato a tre anni di reclusione dalla Sssc a settembre, per diffusione di "notizie false" e "indebolimento del sentimento nazionalista". Egli aveva svolto il ruolo di moderatore del forum giovanile www.akhawia.net prima del suo arresto nel giugno 2007. Secondo le notizie ricevute, è stato torturato e altrimenti maltrattato durante la sua prolungata detenzione in incommunicado.
*Habib Saleh, un attivista riformista, è stato condannato a tre anni di carcere dalla corte penale di Damasco a marzo per "indebolimento del sentimento nazionalista" e diffusione di "notizie false". La accuse si riferivano a diversi suoi articoli che criticavano il governo, pubblicati su Internet prima del suo arresto avvenuto il 7 maggio 2008.
*Khaled Kenjo, appartenente alla minoranza curda, è stato arrestato a settembre, 12 giorni dopo essere stato rimpatriato forzatamente in Siria dalla Germania, dove aveva invano cercato asilo. È stato accusato di "trasmissione all'estero di notizie false che potrebbero nuocere alla reputazione dello stato". L'accusa apparentemente si riferiva alla sua partecipazione, mentre era in Germania, ad attività di promozione dei diritti della minoranza curda in Siria. Il 30 dicembre, la corte militare di Qamishli ne ha ordinato il rilascio senza archiviare l'accusa a suo carico. Secondo quanto asserito da Khaled Kenjo, è stato torturato in custodia.
*Aktham Naisse, un avvocato per i diritti umani, era uno degli almeno 11 difensori dei diritti umani e attivisti politici ai quali è stato vietato di recarsi all'estero nel 2009.
Sospetti islamisti e sostenitori della Fratellanza musulmana, che continuava a essere messa al bando in Siria, hanno subito arresti, detenzioni prolungate e processi iniqui, celebrati per lo più davanti alla Sssc. Gli imputati giudicati colpevoli di appartenenza alla Fratellanza musulmana venivano abitualmente condannati a morte e le loro sentenze immediatamente commutate a 12 anni di carcere. Si ritiene che centinaia di sospetti islamisti e altre persone accusate di reati relativi alla sicurezza fossero trattenuti nel carcere militare di Sednaya e in altri istituti di pena e sottoposti a duri regimi carcerari.
*Nabil Khlioui e altri otto presunti islamisti, in maggioranza provenienti da Deir al-Zour, hanno continuato a essere detenuti in incommunicado in una località imprecisata, in seguito al loro arresto avvenuto nell'agosto 2008.
*Due donne, Bayan Saleh 'Ali e Usra al-Hussein, sono state rilasciate rispettivamente ad aprile e a luglio dopo essere state trattenute per mesi in incommunicado, apparentemente per aver contattato una organizzazione internazionale riguardo alla detenzione dal 2002 del marito di Usra al-Hussein, da parte delle autorità statunitensi a Guantánamo Bay.
*Ziad Ramadan, un ex collega di lavoro di una persona sospettata dell'assassinio nel 2005 dell'ex primo ministro libanese Rafic Hariri, continuava a essere detenuto senza processo nonostante il Tribunale speciale per il Libano avesse informato le autorità siriane che la sua detenzione non aveva fondamento. Egli era recluso dal luglio 2005.
Secondo le informazioni ricevute, tortura e altri maltrattamenti sono risultati diffusi nelle stazioni di polizia, nei centri di detenzione dell'agenzia della sicurezza e nelle carceri. Tali violazioni sono state compiute nell'impunità. La Sssc e altri tribunali hanno continuato a giudicare colpevoli gli imputati sulla base di "confessioni" che questi ultimi asserivano essere state estorte sotto tortura mentre erano trattenuti in incommunicado, durante la detenzione preprocessuale.
Sono state riportate sette morti sospette in custodia ma le autorità apparentemente non sono intervenute per indagarle né per approfondire le accuse di tortura avanzate dai detenuti.
*Jakarkhon 'Ali, appartenente alla minoranza curda, secondo le notizie ricevute, è stato torturato con percosse, scosse elettriche e costretto a stare in piedi anche per 20 ore al giorno mentre si trovava detenuto in incommunicado da parte di funzionari della sicurezza militare, a seguito del suo arresto avvenuto il 20 giugno. È stato rilasciato senza accusa il 3 ottobre.
*Yusuf Jabouli e Mohammed Amin al-Shawa sono morti sotto custodia delle forze di sicurezza militare a gennaio, il primo dopo diversi giorni di detenzione e il secondo dopo essere stato trattenuto per più di quattro mesi. Le famiglie non hanno avuto il permesso di vedere i loro corpi e funzionari della sicurezza militare erano presenti ai funerali. Fonti non ufficiali hanno asserito che entrambi gli uomini erano morti in seguito a tortura. Le autorità non hanno lasciato trapelare informazioni né sono note inchieste avviate sui decessi.
Le autorità non hanno provveduto a chiarire le circostanze in cui almeno 17 prigionieri e altre cinque persone furono, secondo le notizie ricevute, uccise nel carcere militare di Sednaya, nel luglio 2008. Non sono note indagini avviate in merito. A luglio, le autorità hanno concesso alcune visite di familiari al carcere, per la prima volta dai fatti del luglio 2008, ma almeno 42 famiglie non hanno ricevuto il permesso di visitare o di avere un qualsiasi contatto con i loro parenti reclusi, accrescendo i timori che essi potessero essere tra gli uccisi nel luglio 2008.
*A febbraio, il ministro della Difesa ha chiuso un'inchiesta sulle uccisioni di Sami Ma'touq e Joni Suleiman il 14 ottobre 2008, apparentemente per mano di funzionari della sicurezza militare, ma non è chiaro se sia stato adottato un qualche provvedimento nei confronti dei funzionari che sarebbero stati responsabili delle morti. Secondo quanto riportato, due testimoni delle uccisioni, Hussam Mussa Elias e Qaher Deeb, e un avvocato, Khalil Ma'touq, sono stati vittime di vessazioni e intimidazioni quando hanno insistito per chiedere giustizia.
Le donne hanno continuato a veder loro negata la parità rispetto agli uomini in ambito legislativo, in special modo in riferimento alla legge sullo status personale in materia di matrimonio e di eredità e al codice penale, che prevede pene minori per l'omicidio e altri reati violenti commessi nei confronti di donne in cui la difesa "dell'onore" della famiglia viene considerata un'attenuante. Il 1° luglio, il presidente Bashar al-Assad ha emanato il decreto legislativo n. 37. Questo sostituisce l'art. 548 del codice penale, che esentava i perpetratori di "delitti d'onore" da qualsiasi condanna, e introduce una pena di almeno due anni di carcere per gli uomini che siano giudicati colpevoli di aver ucciso o ferito parenti di sesso femminile per motivi di "onore". Tuttavia, non è stato apportato alcun emendamento ad altri articoli del codice penale che prevedono riduzioni di pena per i reati ritenuti essere stati commessi in nome "dell'onore".
Secondo quanto riportato, almeno 13 donne e un uomo sono rimasti vittime di "delitti d'onore".
*A ottobre, un tribunale di Zablatani, nei pressi di Damasco, ha giudicato colpevole Fayez al-'Ezzo, arrestato nel 2007 per aver pugnalato a morte la sorella di 16 anni, Zahra al-'Ezzo, nel gennaio 2007, in quanto era stata rapita e stuprata da un amico di famiglia. La corte ha sentenziato che l'uccisione era "motivata dall'onore" e lo ha pertanto condannato a soli due anni e mezzo di reclusione. È stato rilasciato immediatamente in quanto aveva già scontato la pena in carcere in attesa del verdetto. A novembre, il marito di Zahra al-'Ezzo ha presentato ricorso presso la corte d'appello di massima istanza contro la sentenza, chiedendo una pena più severa. A fine anno la corte non si era ancora pronunciata in merito.
I curdi, che comprendono il 10 per cento della popolazione e risiedono per lo più nel nord-est del paese, hanno continuato a subire discriminazioni sulla base dell'identità, comprese restrizioni all'uso della loro lingua e cultura. Migliaia sono risultati di fatto apolidi e pertanto privati della parità di accesso ai diritti socioeconomici.
*Suleiman 'Abdelmajid Osso del Partito curdo Yekiti siriano e altri 15 uomini sono stati detenuti in incommunicado per almeno due mesi, dopo aver pacificamente celebrato la festa curda del Newruz a marzo. Essi sono stati tutti accusati di "incitamento alla lotta settaria" e partecipazione a un raduno pubblico. Sono stati tutti rilasciati su cauzione tra maggio e giugno e a fine anno si trovavano in attesa di processo.
*Jamal Sa'doun e altri tre membri di una banda erano in attesa di processo per l'accusa di "incitamento alla lotta settaria", per aver intonato alcuni canti curdi a una festa di matrimonio a Derek, nei pressi della città di al-Hassaka.
Centinaia di migliaia di profughi iracheni sono rimasti in Siria, molti incontrando problemi economici e di altro tipo, in quanto privi del diritto di lavorare o di un visto valido, e per questo esposti alla possibilità di essere espulsi in Iraq. Ai profughi palestinesi residenti da lungo tempo in Iraq è stato negato il permesso d'ingresso e alcuni sono rimasti in un campo desolato ad al-Tanf, nella zona di confine tra Iraq e Siria.
Richiedenti asilo ahwazi (arabi iraniani) sono rimasti a rischio di rimpatrio forzato in Iran.
Almeno sette uomini sono stati condannati a morte dopo essere stati giudicati colpevoli di omicidio e almeno otto prigionieri sono stati messi a morte, di questi quattro nella prigione centrale di Aleppo ad agosto. Il numero reale delle esecuzioni potrebbe essere più elevato in quanto raramente le autorità forniscono informazioni.
Syria: Elderly Prisoner of Conscience charged (MDE 24/030/2009)
Syria: Lifetime law practice ban against Muhannad al-Hassani sends chilling message (MDE 24/032/2009)
Syria: Kurdish minority rights activists jailed (MDE 24/033/2009)
Trial of Kurds in Syria likely to be a "parody of justice", 15 dicembre 2009
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