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Somalia

Repubblica di Somalia

Capo di stato del governo federale di transizione: sceicco Sharif Sheikh Ahmed (subentrato ad Adan Mohamed Nuur Madobe a gennaio)
Capo del governo del governo federale di transizione: Omar Abdirashid Ali Sharmarke (subentrato a Nur Hassan Hussein a febbraio)
Capo della Repubblica del Somaliland: Dahir Riyaale Kahin
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 9,1 milioni
Aspettativa di vita: 49,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 186/174‰

  1. Contesto
  2. Attacchi indiscriminati
  3. Sfollati
  4. Restrizioni agli aiuti umanitari
  5. Minacce nei confronti di giornalisti e della società civile
  6. Sistema giudiziario
  7. Violazioni da parte di gruppi armati
  8. Somaliland
  9. Pena di morte
  10. Missione e rapporti di Amnesty International

È proseguito il conflitto armato tra i gruppi armati e le forze del governo federale di transizione (Tfg), nonostante il ritiro delle truppe etiopi a gennaio. Migliaia di civili sono stati uccisi e centinaia di migliaia sono stati sfollati a causa di scontri indiscriminati, portando il numero degli sfollati a 1.550.000 dal 2007. La crisi umanitaria si è acuita, accompagnata dall'insicurezza e dalle minacce contro le agenzie di aiuti. Operatori umanitari, giornalisti e attivisti dei diritti umani hanno corso rischi notevoli, come uccisioni e rapimenti, nel contesto del loro lavoro. Gravi violazioni dei diritti umani, compresi crimini di guerra, sono rimaste impunite. Il Tfg ha controllato soltanto una parte della capitale Mogadiscio ed è mancato un effettivo sistema giudiziario. I gruppi armati hanno controllato vaste zone della Somalia meridionale e centrale, dove hanno compiuto uccisioni illegali e torture. Nel semiautonomo Puntland è stato eletto un nuovo governo regionale e una serie di uccisioni di funzionari e civili ha minacciato la sua stabilità.

Contesto

In seguito all'accordo di pace di Gibuti del 2008, il parlamento federale di transizione è stato allargato e il 30 gennaio ha eletto lo sceicco Sharif Sheikh Ahmed, ex leader dell'Alleanza per la riliberazione della Somalia-Gibuti, quale presidente del Tfg.

Sono proseguiti gli attacchi contro il Tfg, in particolare da parte delle milizie al-Shabab ("gioventù"). Agli inizi di gennaio, una fazione di al-Shabab ha preso la città di Baidoa, dove di solito si riuniva il parlamento. Nonostante il ritiro delle truppe etiopi e l'adozione ad aprile del codice islamico da parte del parlamento, il 7 maggio i gruppi armati hanno lanciato una nuova offensiva contro il Tfg a Mogadiscio e dintorni. Tra i gruppi vi era la coalizione Hizbul Islam, guidata dallo sceicco Hassan Dahir Aweys, il quale era rientrato in Somalia dall'Eritrea ad aprile, e fazioni di al-Shabab. A giugno, il Tfg ha raggiunto un accordo con il gruppo armato Ahlu Sunna Wal Jama'a, che aveva combattuto contro al-Shabab nella Somalia centrale a gennaio. Gli alleati Hizbul Islam e al-Shabab si sono scontrati a partire da settembre a Kismayo e dintorni.

La Missione dell'Unione africana in Somalia (Amisom), comprendente 5200 truppe burundesi e ugandesi con mandato di proteggere le istituzioni del Tfg, è stata attaccata in maniera crescente dai gruppi armati. Stando alle fonti, le truppe dell'Amisom hanno risposto con sparatorie e lanci di granate indiscriminati, provocando vittime tra i civili. Al-Shabab ha rivendicato la responsabilità di almeno tre attacchi suicidi: un attacco il 22 febbraio a Mogadiscio ha ucciso 11 soldati burundesi; uno il 18 giugno a un hotel di Beletweyne ha ucciso il ministro della Sicurezza del Tfg e altre 20 persone, compreso un operatore umanitario, e un attentato del 17 settembre alla base dell'Amisom nei pressi dell'aero-orto di Mogadiscio ha ucciso almeno 21 persone, tra cui il vice comandante delle forze armate, come rappresaglia per un riferito attacco da parte di un elicottero da combattimento statunitense il 14 settembre, contro il sospettato membro di al-Qaeda, Saleh Ali Saleh Nabhan, nei pressi di Barawe.

Il 18 dicembre, Mohamed Suleiman Barre e Ismail Mohamed Arale sono stati rilasciati dal centro di detenzione statunitense di Guantánamo Bay e rimandati in Somaliland.

Nonostante gli aiuti internazionali, compresi trasferimenti di armi e munizioni da parte degli Usa e la formazione delle truppe del Tfg fornita da stati come la Francia, il Tfg ha faticato a integrare e ampliare le proprie forze di sicurezza. Il 23 dicembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto sanzioni, compreso un embargo sulle armi, all'Eritrea, accusata di sostenere i gruppi armati somali in violazione dell'embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite alla Somalia. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha continuato a richiedere al Segretario generale delle Nazioni Unite di pianificare un trasferimento delle operazioni delle Nazioni Unite in Somalia e un definitivo contingente delle Nazioni Unite.

Violazioni dei diritti umani, compreso il reclutamento di bambini nelle forze armate, sono state evidenziate nei rapporti del Segretariato generale delle Nazioni Unite, dall'Esperto indipendente delle Nazioni Unite sui diritti umani in Somalia e dal Rappresentante del Segretario generale delle Nazioni Unite sulle persone sfollate. Gli appelli internazionali e locali per porre fine all'impunità per i reati ai sensi del diritto internazionale non si sono tradotti in iniziative concrete da parte del Tfg o della comunità internazionale, per istituire una commissione d'inchiesta per questi crimini.

Il dirottamento di navi e il rapimento di equipaggi marittimi da parte dei pirati sono aumentati e si sono estesi ben oltre il golfo di Aden, nonostante il pattugliamento navale internazionale e il rinnovato impegno da parte delle autorità del Puntland di processare i pirati. Queste ultime si sono confrontate con un maggior grado di insicurezza, come le uccisioni di funzionari e civili. Tra le vittime figuravano cinque religiosi musulmani pakistani a Galkayo, ad agosto.

Attacchi indiscriminati

Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno impiegato mortai e armi pesanti in zone popolate o frequentate da civili. Questi sono risultati particolarmente colpiti soprattutto a Mogadiscio, dove i gruppi armati hanno lanciato attacchi da zone residenziali, mentre, stando alle fonti, sia il Tfg sia l'Amisom rispondevano aprendo il fuoco indiscriminatamente. In conseguenza di ciò, numerosi civili sono stati uccisi o feriti.

*Il 2 febbraio, almeno 10 civili sono rimasti uccisi e una dozzina feriti in via Maka al-Mukarama a Mogadiscio quando, stando alle fonti, soldati dell'Amisom hanno aperto il fuoco dopo che un'esplosione aveva preso di mira un loro veicolo. I risultati di un'indagine dell'Amisom sull'episodio a fine anno non erano stati ancora resi noti.

*Il 17 giugno, una moschea del distretto di Karan, nel nord di Mogadiscio, è stata colpita da un mortaio al tramonto dopo una giornata di combattimenti tra il Tfg, l'Amisom e gruppi armati. Tredici fedeli che uscivano dopo la preghiera sono rimasti uccisi.

*L'11 settembre, l'ospedale Martini per veterani di guerra disabili e un carcere sono stati raggiunti da colpi di mortaio durante un attacco da parte di gruppi armati al porto di Mogadiscio. Almeno 11 persone, fra cui tre bambini, sono rimasti uccisi nell'ospedale. Tre guardie carcerarie e una dozzina di persone sono rimaste ferite. I gruppi armati hanno negato la responsabilità del bombardamento.

Sfollati

I combattimenti e l'insicurezza sono risultati tra le maggiori cause dello sfollamento. A gennaio, i combattimenti tra al-Shabab e Ahlu Sunna Wal Jama'a, a Dhusamareb e a Guri El, nella Somalia centrale, hanno causato lo sfollamento di 50.000-80.000 persone.

Le Nazioni Unite hanno calcolato che dopo l'offensiva di maggio dei gruppi armati contro il Tfg a Mogadiscio, oltre 250.000 persone avevano lasciato la capitale, compresi 65.000 che vi avevano fatto ritorno dal mese di gennaio, nella speranza che la situazione della sicurezza fosse migliorata. Molti si sono uniti alle persone già sfollate lungo il corridoio di Afgoye fuori Mogadiscio, che a fine anno ospitava più di 524.000 persone in squallidi insediamenti.

I civili sono fuggiti anche nei paesi vicini; più di 50.000 hanno attraversato il confine con il Kenya per raggiungere i campi profughi di Dadaab. Altri hanno intrapreso viaggi pericolosi via mare attraverso il golfo di Aden per raggiungere lo Yemen. Secondo le Nazioni Unite, quasi 32.000 somali sono giunti nello Yemen nel corso del 2009; 309 cittadini somali e di altre nazionalità sono morti, anche per annegamento, durante il viaggio.

Restrizioni agli aiuti umanitari

A fine anno erano oltre 3,7 milioni le persone che necessitavano di sostegno umanitario a causa del conflitto armato, dello sfollamento, della siccità e delle inondazioni, e tuttavia le operazioni umanitarie sono rimaste sottofinanziate. Queste sono state ulteriormente ostacolate dai combattimenti e dall'insicurezza, dalle uccisioni e dai rapimenti di operatori umanitari e dalle dichiarazioni minacciose e le restrizioni nei confronti delle agenzie di aiuti, sebbene molti posti di blocco situati nelle strade siano stati smantellati nelle zone sotto il controllo dei gruppi armati. Almeno 10 operatori umanitari sono rimasti uccisi e altri sette sono stati rapiti. Dieci operatori rapiti nel 2008 sono rimasti in ostaggio. I combattimenti di maggio e giugno a Mogadiscio hanno costretto il personale umanitario a lasciare i  loro edifici e a interrompere temporaneamente le operazioni umanitarie.

*Tre operatori del World Food Programme (Wfp) sono rimasti uccisi da uomini armati nel corso dell'anno. Il 6 gennaio, il cittadino somalo Ibrahim Hussein Duale è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre controllava la distribuzione di cibo in una scuola finanziata dal Wfp nel villaggio di Yubsan, a 6 km da Garbahare nella regione di Gedo. L'8 gennaio, il cittadino somalo Mohamud Omar Moallim è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre controllava la distribuzione di cibo agli sfollati di un campo a nord-ovest di Mogadiscio. Il 22 dicembre, il capo delle guardie di sicurezza del Wfp di Beletweyne è stato ucciso nella omonima città.

*Due operatori sanitari di Medici senza frontiere sono stati rapiti il 19 aprile nella regione di Bakool e rilasciati il 28 dello stesso mese. L'organizzazione, a causa dell'assenza di sicurezza, ha sospeso le proprie operazioni a Bakool, dove si trovava un centro sanitario che offriva cure a circa 250.000 persone e quattro ambulatori.

*Il 17 maggio, a seguito della presa della città di Jowhar, al-Shabab ha fatto irruzione nel complesso dell'Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia. Sono state distrutte o saccheggiate forniture umanitarie, compresi vaccini e sostanze nutritive per bambini malnutriti diretti a oltre 100.000 beneficiari. A fine anno il complesso dell'Unicef era ancora occupato da al-Shabab.

*A giugno, la fazione al-Shabab di Kismayo ha accusato le organizzazioni umanitarie di essere dietro al conflitto in Somalia. Il 25 ottobre, al-Shabab ha chiuso l'ufficio di un'agenzia di aiuti somala, la Asep, che opera a Beled Hawo, lungo il confine somalo-kenyano nella regione di Gedo, accusata di spionaggio per conto di governi occidentali.

Minacce nei confronti di giornalisti e della società civile

Lo spazio per la libertà di espressione e le informazioni indipendenti sulla situazione della Somalia si è ulteriormente ristretto. Sono aumentate le intimidazioni nei confronti di giornalisti somali e organizzazioni della società civile da parte dei gruppi armati, anche attraverso la minaccia di uccisioni, la chiusura di stazioni radiofoniche e l'occupazione di uffici di Ngo. Nove giornalisti sono stati uccisi durante l'anno, compresi almeno tre in omicidi mirati. I pericoli hanno costretto molti attivisti somali a lasciare il paese. L'insicurezza e il rischio di rapimenti hanno ostacolato le visite degli osservatori internazionali. Casi di vessazione ai danni di giornalisti sono stati riportati anche nel Puntland.

*Il 7 giugno, Mukhtar Mohamed Hirabe, direttore di Radio Shabelle, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da uomini armati sconosciuti, al mercato di Bakara. Il suo collega Ahmed Omar Hashi è rimasto ferito nella sparatoria. Mukhtar Mohamed Hirabe era il terzo giornalista di Radio Shabelle a essere ucciso e il secondo direttore di una radio a essere assassinato nel 2009.

*Il 1° ottobre, la fazione al-Shabab di Baidoa è entrata nella sede di Radio Warsan, chiedendo alla stazione radiofonicadi interrompere le trasmissione e detenendo due suoi giornalisti per due giorni, secondo quanto riferito, accusandoli di trasmette musica contraria all'Islam. Il 21 ottobre, al-Shabab di Baidoa ha chiuso Radio Warsan e Radio Jubba.

*Il 2 giugno, il direttore del canale televisivo satellitare somalo Universal, Ibrahim Mohamed Hussein, è stato rapitoda uomini armati a volto coperto nel distretto di Afgoye; è stato rilasciato pochi giorni dopo. Due giornalisti stranieri,la corrispondente canadese Amanda Lindhout e il fotografo australiano Nigel Brennan, sono stati liberati il 25 novembre. Erano rimasti in ostaggio dal loro rapimento, avvenuto a Afgoye il 23 agosto 2008. Due uomini somali rapiti assieme a loro sono stati liberati il 15 gennaio.

*Tra il 19 e il 21 agosto, gruppi armati hanno saccheggiato gli uffici di una organizzazione della società civile a Mogadiscio.

 *Il 2 novembre, stando alle fonti, al-Shabab ha chiuso tre organizzazioni femminili a Baled Hawo, nella regione di Gedo, sostenendo che l'Islam non permette alle donne di lavorare.

*Il 3 dicembre, un attentatore suicida si è fatto esplodere a una cerimonia di laurea in medicina a Mogadiscio. L'attentato ha ucciso almeno 23 persone, compresi studenti di medicina, personale universitario, tre giornalisti e tre ministri del Tfg, e ferendo almeno altre 56 persone. L'attacco non è stato rivendicato.

Sistema giudiziario

Nella Somalia meridionale e centrale è mancato un sistema giudiziario effettivamente funzionante. Il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite ha continuato a fornire sostegno formativo per le strutture di detenzione, i tribunali e le forze di polizia. L'ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha concordato con il Tfg di fornire assistenza tecnica sui diritti umani e sostegno per la lotta all'impunità.

Nel Puntland, che era dotato di un sistema giudiziario funzionante, sono giunte notizie di detenzioni arbitrarie e di processi iniqui.

Violazioni da parte di gruppi armati

Fazioni al-Shabab hanno ucciso illegalmente e punito persone da esse accusate di spionaggio o di non conformarsi alla loro interpretazione della legge islamica. Nelle zone sotto il loro controllo, c'è stato un allarmante aumento di uccisioni pubbliche, comprese lapidazioni a morte, così come amputazioni e fustigazioni. Fazioni al-Shabab hanno inoltre profanato tombe di leader religiosi sufisti e imposto restrizioni all'abbigliamento e alla libertà di movimento delle donne.

*Il 25 giugno, al-Shabab ha amputato la mano destra e il piede sinistro ad Ali Mohamudi Geedi, Osmail Kalif Abdule, Jeylani Mohamed Had e Abdulkadir Adow Hirale, davanti a una folla a Suqahola, a Mogadiscio. Essi erano stati accusati di rapina.

*Il 28 settembre, un plotone di esecuzione di al-Shabab ha fucilato pubblicamente Mohamed Ali Salad e Hassan Moallim Abdullahi, accusati di spionaggio per conto dell'Amisom e della Cia, l'Agenzia centrale di intelligence americana.

*Secondo quanto riferito, il 16 ottobre, forze di al-Shabab nel nord di Mogadiscio hanno fustigato donne perché indossavano reggiseni, sostenendo che questi erano contrari all'Islam. 
 
*Il 7 novembre, Abas Hussein Abdirahman è stato lapidato a morte davanti a una folla a Merka. Secondo quanto riferito, era stato accusato di un reato sessuale.

*Il 13 dicembre, Mohamed Abukar è stato lapidato a morte a Afgoye da membri di Hizbul Islam. Egli era stato accusato di aver avuto rapporti sessuali al di fuori del matrimonio con una donna, alla quale sono state inflitte 100 frustate.

Somaliland

La Repubblica del Somaliland, che ha proclamato l'indipendenza nel 1991, ha continuato a cercare il riconoscimento internazionale, sebbene il popolo del Somaliland abbia concentrato la propria attenzione politica sui ripetuti rinvii delle elezioni nazionali. Alla fine di settembre, il presidente Dahir Riyaale Kahin e due leader del partito di opposizione del Somaliland hanno firmato un accordo mediato da parte etiope, finalizzato a creare una nuova commissione elettorale, approntare un registro degli elettori non idonei e riprogrammare le elezioni per il 2010.

Nel periodo antecedente l'accordo, funzionari di governo del Somaliland hanno regolarmente arrestato e detenuto brevemente giornalisti indipendenti. Il governo ha inoltre mantenuto comitati di sicurezza che hanno effettuato arresti arbitrari; più di 200 soggetti sono stati detenuti nel corso del 2009. Difensori dei diritti umani hanno censurato le loro relazioni nel timore di poter essere arrestati o di veder chiudere le loro organizzazioni.

Tre manifestanti sono stati uccisi e sei sono rimasti feriti durante una protesta tenutasi il 12 settembre. La polizia ha sparato gas lacrimogeni e proiettili per disperdere la folla davanti a un edificio del parlamento, che era stato chiuso diversi giorni prima, dopo che era stata estratta una pistola durante una sessione parlamentare.

La tensione è rimasta elevata nelle zone di confine rivendicate dalla semiautonoma regione del Puntland della Somalia. Il Somaliland ha continuato a ospitare sfollati somali senza adeguati aiuti internazionali.

Pena di morte

Secondo quanto riferito, a ottobre il Tfg ha istituito un tribunale militare a Mogadiscio per processare soldati accusati di atti di rilevanza penale. Stando alle fonti, il tribunale ha condannato a morte sei soldati, compresi tre in contumacia, per il reato di omicidio.

Nel Puntland, almeno sei persone sono state condannate a morte per omicidio, comprese due processate in contumacia.

Non ci sono state notizie di esecuzioni.

*Il 27 aprile, Ifraah Ali Aden è stata condannata a morte al termine di un processo sommario dal tribunale di primo grado di Bossaso, nel Puntland, dopo essere stata giudicata colpevole per aver ucciso un'altra donna. Il verdetto di colpevolezza era stato pronunciato il giorno dopo l'omicidio.

Missione e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il Somaliland a settembre.

Somalia: Human Rights Challenges - Somaliland Facing Elections (AFR 52/001/2009)

Somalia: End indiscriminate shelling in Mogadishu (AFR 52/005/2009)

Somalia: Amnesty International calls for accountability and safeguards on arms transfers to Somalia's Transitional Federal Government (AFR 52/006/2009)

Somalia: Unlawful killings and torture demonstrate al Shabab's contempt for the lives of civilians (AFR 52/009/2009)

Somalia: Protection of civilians should be a paramount concern for the UN Security Council, 16 gennaio 2009

Somalia: Allegations of AU force firing on civilians need investigating, 5 febbraio 2009

 

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