Capo di stato e di governo: Mahinda Rajapaksa
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 20,2 milioni
Aspettativa di vita: 74 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 21/18‰
Alfabetizzazione adulti: 90,8%
Circa 300.000 civili tamil sono stati sfollati a causa del conflitto armato e successivamente detenuti nei campi gestiti dal governo. Coloro che erano sospettati di legami con le Tigri per la liberazione della patria Tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam - Ltte), più di 12.000, sono stati detenuti separatamente. Molti sono stati trattenuti in incommunicado e in alcuni casi in strutture non preposte a ospitare prigionieri o in luoghi di detenzione segreta. I civili sono rimasti intrappolati per mesi, prima che a maggio terminasse il conflitto, senza cibo adeguato, riparo, fognature e cure mediche, o senza accesso agli aiuti umanitari. Le Ltte si sono servite dei civili come scudi umani e sono ricorse a minacce e violenze per impedire loro di fuggire dalla zona del conflitto. L'artiglieria delle truppe governative ha ucciso e ferito civili, compresi pazienti degli ospedali e operatori sanitari. Il governo non ha provveduto ad affrontare l'impunità per le passate violazioni dei diritti umani e ha continuato a mettere in atto sparizioni forzate e torture. Centinaia di tamil hanno continuato a essere detenuti nel sud del paese per periodi prolungati senza accusa, ai sensi della legge speciale sulla sicurezza. Difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati uccisi, aggrediti, minacciati e incarcerati. Sono aumentate le uccisioni di sospetti criminali per mano della polizia.
A maggio, il governo dello Sri Lanka ha dichiarato la vittoria sulle Ltte, ponendo fine a oltre 25 anni di conflitto armato. Ma la fine dei combattimenti non ha segnato la fine del ricorso del governo a leggi draconiane in materia di sicurezza o delle violazioni dei diritti umani.
Sia il governo dello Sri Lanka sia le Ltte hanno violato il diritto internazionale umanitario. Il governo ha impiegato artiglieria pesante in maniera indiscriminata in zone densamente popolate da civili. Le Ltte hanno reclutato con la forza adulti e bambini come combattenti, servendosi dei civili quali scudi umani contro le truppe governative in avvicinamento e attaccando i civili che cercavano di fuggire. I resoconti indipendenti dalle aree di conflitto sono stati pochi e l'accesso da parte dei mezzi di informazione, delle Nazioni Unite e delle agenzie umanitarie è stato ostacolato. Secondo dati delle Nazioni Unite, migliaia di civili sono morti nei combattimenti. Gli sfollati hanno riferito di sparizioni forzate di giovani, che venivano separati dalle loro famiglie dai militari, nel momento in cui i civili entravano in territorio governativo e venivano sottoposti al vaglio dei militari, per individuare i combattenti delle Tigri Tamil.
Il governo non ha avviato la riapertura dell'autostrada A9, l'unica via di terra per raggiungere la penisola di Jaffna, fino al mese di luglio, limitando pertanto seriamente l'accesso dei civili ai rifornimenti umanitari durante la prima metà dell'anno. La circolazione di mezzi privati è stata vietata fino alla fine di dicembre.
Alla fine di maggio, i civili sfollati a causa del conflitto erano stati confinati in campi gestiti dal governo nel nord e nell'est del paese, in condizioni di mancanza di igiene e sovraffollamento. Diverse migliaia di altri civili sono rimasti anch'essi sfollati sin dalle prime fasi del conflitto. Il governo dello Sri Lanka ha inizialmente impedito alle agenzie umanitarie di entrare nei campi di recente costruzione, i quali erano gestiti dai militari, ma ha gradualmente allentato le restrizioni per permettere il rifornimento degli aiuti. Gli operatori umanitari non erano autorizzati a parlare agli sfollati. Le visite dei giornalisti erano sottoposte a rigidi controlli e non sono stati autorizzati osservatori indipendenti sui diritti umani. All'Icrc è stato negato l'accesso agli sfollati da quando il governo ha dato istruzioni di ridimensionare le sue attività non appena si fosse concluso il conflitto. A fine anno, le limitazioni alla libertà di movimento erano state allentate ma nei campi rimanevano oltre 100.000 persone.
Le Ltte hanno reclutato bambini come combattenti e punito coloro che si opponevano al reclutamento forzato. Hanno imposto un rigido sistema di pass, ostacolando gli spostamenti di migliaia di famiglie della regione di Wanni, verso zone più sicure. Mentre il conflitto andava intensificandosi e le Ltte perdevano i territori sotto il loro controllo, queste hanno attivamente impedito ai civili di fuggire, anche sparando a coloro cercavano di farlo.
Le Ltte hanno inoltre preso deliberatamente di mira civili. Hanno lanciato attacchi indiscriminati al di fuori della zona di conflitto, compresi attacchi dinamitardi suicidi e un attacco aereo su Colombo.
*Il 10 marzo, un attentato suicida a una processione religiosa musulmana nel sud dello Sri Lanka ha ucciso 14 civili,ferendone altri 50.
Gruppi armati alleati del governo sono stati impiegati in operazioni anti-insurrezionaliste, compreso il Partito democratico del popolo di Eelam, l'Organizzazione di liberazione popolare di Tamil Eelam e il Fronte di liberazione del popolo Tamil (Tmvp). Membri di gruppi armati hanno messo in atto sparizioni forzate e rapimenti a scopo di riscatto, uccisioni illegali e reclutamento di bambini soldato, anche nei campi che ospitavano gli sfollati. Membri del Tmvp e gruppi fedeli all'ex leader del Tmvp, V. Muralitharan (conosciuto come Karuna), sono stati accusati da genitori locali del reclutamento di bambini nel distretto di Batticaloa. Violenze intestine tra i sostenitori delle due fazioni hanno provocato vittime tra i civili.
Il governo ha continuato a mettere in atto sparizioni forzate quale parte della propria strategia antiinsurrezionalista. Sono stati denunciati casi in molte parti del paese, in particolare nel nord e nell'est dello Sri Lanka e a Colombo.
Le forze di sicurezza sono ricorse a ordinanze di emergenza per arrestare e detenere diverse migliaia di tamil sospettati di legami con le Ltte. Le persone venivano arrestate in svariati contesti, come nei campi sfollati, durante operazioni di perquisizione e ai posti di blocco di sicurezza, situati in tutto il paese.
*Il 26 marzo, più di 300 persone, la maggior parte delle quali tamil, sono state arrestate durante un'operazione di perquisizione condotta tra le 18 e le 6 del mattino successivo, nella cittadina di Gampaha, a circa 24 km a nord-ovest di Colombo.
Centinaia di persone sono rimaste detenute senza accusa nelle guardine della polizia e nelle prigioni del sud, ai sensi della legge sulla prevenzione del terrorismo e delle ordinanze di emergenza, in quanto sospettate di avere legami con le Ltte; a novembre, 20 sono state rilasciate per mancanza di prove.
*Il 18 settembre, circa 26 prigionieri tamil, che avevano iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione prolungata senza processo nel carcere di Welikada, hanno affermato di essere stati percossi dalle guardie carcerarie. In seguito ai pestaggi da parte dei secondini nel mese di novembre, 22 prigionieri tamil sono rimasti feriti, sette dei quali in modo grave.
C'è stata un'escalation delle uccisioni da parte della polizia di sospetti criminali, dopo che a luglio il presidente Mahinda Rajapaksa aveva ordinato un giro di vite sulle attività della malavita. Almeno cinque presunti leader di bande sono stati rapiti e uccisi nel solo mese di luglio.
*A metà agosto, migliaia di cittadini dello Sri Lanka sono scesi in strada per protestare contro l'uccisione di due giovani da parte della polizia ad Angulana, un sobborgo di Colombo, dopo che una donna, con legami nella polizia, li aveva accusati di molestie. Testimoni hanno affermato che i due erano stati picchiati e torturati prima di essere condotti fuori dalla stazione di polizia; i loro corpi sono stati ritrovati il giorno successivo.
Le indagini sulle violazioni dei diritti umani da parte dei militari e della polizia sono giunte a un punto morto. I procedimenti giudiziari non sono andati avanti perché i testimoni si rifiutavano di deporre per paura di rappresaglie. A giugno, la Commissione presidenziale d'inchiesta, istituita per indagare sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse a partire dal 2006, è stata sciolta senza aver completato gli incarichi stabiliti dal suo mandato. Dei 16 casi in questione, soltanto sette erano stati indagati e su cinque era stato redatto un rapporto. Nessun risultato è stato reso pubblico e nessuna inchiesta ha prodotto procedimenti penali.
Le persone sospettate di aver commesso violazioni dei diritti umani hanno continuato a rivestire posizioni di responsabilità all'interno del governo. Il ministro dell'Integrazione nazionale, Vinayagamoorthy Muralitharan (alias Karuna) e il Capo dei ministri della provincia orientale, Sivanesathurai Chandrakanthan (alias Pillayan), stando alle fonti si erano resi responsabili del rapimento di adolescenti a scopo di reclutamento e della presa di ostaggi, della tortura e dell'uccisione illegale di civili e di persone sospettate di avere legami con le Ltte. Entrambi erano ex membri delle Ltte. Non è stata avviata alcuna indagine ufficiale sulle accuse di violazioni.
*A settembre, Joseph Douglas Peiris e altri quattro agenti di polizia sono stati rilasciati su cauzione dalla Corte suprema, dopo che avevano presentato ricorso contro i verdetti di condanna relativi alle sparizioni forzate, nel luglio 1989. Ad agosto, un tribunale di Gampaha aveva condannato gli uomini a cinque anni di lavori forzati per il rapimento di due fratelli (uno dei quali fu ucciso) con l'intento di assassinarli e per aver tenuto i giovani in custodia illegale. I reati erano stati commessi nel contesto delle operazioni antiinsurrezionaliste del governo. Il caso era approdato in tribunale dopo 20 anni.
I difensori dei diritti umani hanno continuato a essere sottoposti ad arresti arbitrari, sparizioni forzate, attacchi e minacce.
*Sinnavan Stephen Sunthararaj del Centro per i diritti umani e lo sviluppo è stato rapito da uomini in uniforme a maggio, poche ore dopo essere stato rilasciato in seguito a due mesi di detenzione senza accusa da parte della polizia. A fine anno risultava ancora scomparso.
*Cinque medici, che avevano riportato i resoconti di alcuni testimoni sulle vittime civili nella fase conclusiva del conflitto armato, sono stati arrestati dall'esercito dello Sri Lanka a maggio. A luglio, sono stati a quanto pare costretti a ritrattare pubblicamente le loro precedenti denunce sugli attacchi ai civili da parte dei militari dello Sri Lanka. Quattro dei cinque sono stati rilasciati ad agosto e hanno potuto riprendere il lavoro. Il quinto, il dottor Sivapalan, è stato rilasciato alla fine di dicembre.
*Ad agosto, il dottor Paikiasothy Saravanamuttu, direttore del Centro per le politiche alternative, con sede a Colombo, ha ricevuto una lettera anonima recapitata al suo indirizzo di casa, in cui veniva minacciato di essere ucciso nel caso in cui l'Eu avesse ritirato il sistema generalizzato di preferenza plus tariffaria dello Sri Lanka, che era in pericolo a causa dell'incapacità del paese di tenere fede ai suoi impegni in materia di diritti umani. A settembre, egli è stato arrestato e interrogato dalla polizia all'aeroporto internazionale di Bandaranaike.
Giornalisti sono stati uccisi, aggrediti fisicamente, rapiti, intimiditi e vessati sia da parte del personale governativo sia da membri dei gruppi armati. Poco è stato fatto per indagare gli attacchi o per assicurare alla giustizia i responsabili.
*Lasantha Wickrematunge, noto esponente critico verso il governo dello Sri Lanka e direttore del quotidiano Sunday Leader, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre si recava al lavoro l'8 gennaio.
*L'11 giugno, aggressori non identificati hanno rapito e aggredito Poddala Jayantha, segretario generale del sindacato nazionale dei giornalisti dello Sri Lanka. I suoi aggressori lo hanno chiamato traditore, gli hanno rasato la barba, lo hanno percosso con sbarre di ferro, gli hanno spezzato una gamba e frantumato le dita, affermando che era per impedirgli di scrivere.
*Il 31 agosto, il giornalista e prigioniero di coscienza Jayaprakash Sittampalam Tissainayagam è stato condannato a 20 anni di lavori forzati per accuse di terrorismo, a causa di alcuni articoli che aveva scritto nel 2006, in cui criticava il trattamento riservato ai civili dai militari nella regione orientale di Sri Lanka. I suoi colleghi, V. Jasiharan e V. Vallarmathy, sono stati rilasciati a ottobre dopo 19 mesi di detenzione. Le accuse sono state archiviate, dopo che essi avevano acconsentito a non proseguire con una querela in materia di diritti fondamentali a carico delle autorità.
Le autorità hanno negato ad Amnesty International il permesso di visitare il paese.
Stop the War on Civilians in Sri Lanka: A briefing on the humanitarian crisis and lack of human rightsprotection (ASA 37/004/2009)
Twenty years of make-believe. Sri Lanka's Commissions of Inquiry (ASA 37/005/2009)
Letter to the Security Council: The situation in Sri Lanka (ASA 37/009/2009)
Sri Lanka: Government misrepresentations regarding the scale of the crisis (ASA 37/012/2009)
Unlock the Camps in Sri Lanka (ASA 37/016/2009)
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