Capo di stato e di governo: Omar Hassan Ahmed Al Bashir
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 42,3 milioni
Aspettativa di vita: 57,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 117/104‰
Alfabetizzazione adulti: 60,9%
Hanno continuato a verificarsi violazioni dei diritti umani sia da parte governativa che per mano dei gruppi armati. Il conflitto in Darfur è proseguito in maniera meno intensa rispetto agli anni precedenti, con attacchi nei confronti dei civili e dei convogli umanitari in un contesto di violazioni del diritto internazionale umanitario, compiute da tutte le parti coinvolte. Centinaia di civili sono stati uccisi. La violenza sulle donne, compresi gli stupri, è rimasta diffusa, in particolare nel corso degli attacchi ai villaggi e nei pressi dei campi per sfollati. Nel Sudan del Sud, gli scontri armati hanno conosciuto un'escalation così come i combattimenti su base etnica, determinando oltre 2500 morti e più di 350.000 sfollati. A marzo, la Corte penale internazionale (Icc) ha spiccato un mandato di cattura nei confronti del presidente Omar Al Bashir per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. A seguito di ciò, il governo ha intensificato la repressione nei confronti dei difensori dei diritti umani, degli oppositori politici e delle organizzazioni umanitarie nazionali. Più di 60 persone sono state condannate a morte, 54 da tribunali speciali antiterrorismo e almeno nove sono state messe a morte. Sono pervenute diffuse notizie di tortura e altri maltrattamenti. Hanno continuato a essere imposte pene crudeli, disumane e degradanti; almeno 12 donne sono state fustigate dopo essere state arrestate dalla polizia principalmente per aver indossato dei pantaloni.
Sono cresciute le tensioni tra il Partito del congresso nazionale (Ncp), partito di governo, e il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm), partito di governo del Sudan del Sud, in particolare in merito a riforme legislative e alla demarcazione dei confini di Abyei, che sono stati definiti a luglio dalla Corte permanente di arbitrato, con sede all'Aia. Questa ha deciso che i giacimenti petroliferi di Heglig e Bamboo appartenevano al nord, fatto contestato dall'Splm.
Sono proseguite anche le dispute tra l'Ncp e l'Splm in merito agli aspetti dell'Accordo completo di pace e del progetto di legge sul referendum del Sudan del Sud, approvato a dicembre.
Le elezioni nazionali, previste per il mese di aprile, sono state rinviate all'aprile 2010. Il processo di registrazione degli elettori, durato da novembre a dicembre, è stato ostacolato da diversi fattori, compresa l'impossibilità di accedere ai centri di registrazione elettorale.
A giugno, il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani non ha rinnovato il mandato del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Sudan e ha deciso di sostituire lo stesso con un Esperto indipendente sulla situazione dei diritti umani in Sudan. Mohamed Chande Othman, un ex giudice della Tanzania, è stato nominato il 2 ottobre.
A Doha si sono tenute le consultazioni preliminari sotto l'egida del governo del Qatar e in collaborazione con il capo della mediazione congiunta Au-Eu per il Darfur, Djibril Bassole, per discutere le prospettive di un nuovo accordo di pace per il Darfur. A febbraio, il governo del Sudan e il Movimento giustizia ed eguaglianza (Jem), uno dei principali gruppi di opposizione armata con base in Darfur, hanno firmato un "accordo di buona volontà e fiducia", al termine di una settimana di negoziati tenutasi a Doha. Le due parti si sono impegnate a trovare una risoluzione pacifica al conflitto. L'accordo conteneva disposizioni per scambiare coloro che, coinvolti nel conflitto, erano stati catturati, comprese le persone arrestate in seguito all'attacco a Khartoum da parte del Jem del maggio 2008, così come altre finalizzate a porre termine agli arresti di sfollati e a permettere loro l'accesso agli aiuti umanitari. L'accordo è venuto meno dopo che l'Icc aveva spiccato il mandato di cattura nei confronti del presidente Al Bashir e dopo che il governo si era rifiutato di consegnare centinaia di detenuti arrestati in seguito all'attacco a Khartoum, da parte del Jem.
Il 4 marzo, l'Icc ha emesso un mandato di cattura nei confronti del presidente Al Bashir per i due capi d'imputazione di crimini di guerra e crimini contro l'umanità. L'Au e la Lega araba hanno espresso il proprio sostegno al presidente Al Bashir e hanno richiesto al Consiglio di sicurezza di deferirne il caso ai sensi dell'art.16 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale. La richiesta non è stata accolta.
Il mandato nei confronti del presidente Al Bashir era il terzo emesso dall'Icc relativamente al Darfur. Il governo sudanese si è rifiutato di cooperare o di consegnare uno qualsiasi dei sospettati. Ali Kushayb, uno degli ex leader dei janjaweed, le milizie alleate con il governo, contro cui l'Icc aveva spiccato un mandato di cattura nel 2007, stando alle fonti, è rimasto in libertà. Ahmed Haroun, ex ministro di stato per gli Affari umanitari contro cui l'Icc aveva emesso un mandato di cattura nel 2007, è stato nominato governatore del Kordofan del Sud a maggio.
Il 7 maggio, la Camera preprocessuale dell'Icc ha emesso un mandato di comparizione per Bahar Idriss Abu Garda, presunto corresponsabile di tre crimini di guerra nell'attacco di Haskanita contro peacekeeper della Missione dell'Unione africana in Sudan (Amis), nel 2007. Bahar Idriss Abu Garda si è presentato spontaneamente davanti all'Icc il 18 maggio.
A marzo, l'Au ha formato un comitato sul Darfur, presieduto dell'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, al fine di indagare le modalità con cui assicurare pace, giustizia e riconciliazione nella regione. A ottobre, il comitato ha presentato il proprio rapporto all'Au. Tra le varie raccomandazioni, il rapporto sollecita la creazione di un tribunale misto comprendente giudici del Darfur e giudici di nomina dell'Au di altri paesi, per perseguire i crimini più gravi commessi in Darfur. Il rapporto è stato successivamente appoggiato dal Consiglio pace e sicurezza dell'Au.
Benché abbia visto una diminuzione degli attacchi e il ritorno di alcuni sfollati nei loro villaggi natali, il conflitto in Darfur non è cessato. I civili hanno continuato a pagare il prezzo dei combattimenti, con centinaia di persone uccise. Gli attacchi ai villaggi hanno causato lo sfollamento di migliaia di civili.
Anche gli attacchi a operatori e convogli umanitari e alla Missione congiunta Un-Au in Darfur (Unamid) sono continuati. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) a settembre, sono stati uccisi tre dipendenti dell'Unamid e sette operatori umanitari nazionali e sono stati feriti 12 operatori umanitari e 10 dipendenti dell'Unamid nei primi otto mesi dell'anno. Quest'ultima mancava ancora dell'equipaggiamento essenziale ed era sottodimensionata rispetto alle preventivate 26.000 unità necessarie per far fronte al suo mandato di proteggere i civili.
*A gennaio, il Jem è entrato a Muhajeria, una città nel Darfur del Sud precedentemente controllata dall'Esercito di liberazione del Sudan/fazione Minni Minawi (Sla/Mm), il solo gruppo di opposizione armata con base in Darfur ad aver firmato l'Accordo di pace per il Darfur con il governo sudanese. Entrambe le parti sono state impegnate nei combattimenti e nel bombardamento di zone civili, mentre aerei governativi hanno bombardato la città uccidendo decine di civili e ferendone altre centinaia e causando lo sfollamento di gran parte della popolazione della città. A febbraio, circa 6000 persone hanno cercato riparo nei pressi della base dell'Unamid a Muhajeria. Il governo ha chiesto all'Unamid di lasciare la città, ma questa si è rifiutata di farlo.
Il 4 marzo, subito dopo che l'Icc aveva emesso il mandato di cattura nei confronti del presidente Al Bashir, il governo ha espulso 13 organizzazioni umanitarie internazionali e ha chiuso tre organizzazioni umanitarie e di tutela dei diritti umani nazionali. Il governo ha affermato che i documenti di alcune delle organizzazioni non erano in regola e ha accusato altre di aver fornito informazioni all'Icc.
L'espulsione ha eliminato il 40 per cento di tutti gli operatori umanitari dal Sudan, paventando conseguenze drammatiche sulla situazione della popolazione in Darfur, nelle zone di transito (Abyei, Nilo Blu e Kordofan del Sud) oltre che nel Sudan orientale, tutte zone abitate da un numero significativo di persone vulnerabili che dipendevano dagli aiuti umanitari.
A giugno, il governo ha annunciato che avrebbe concesso l'ingresso e la registrazione di nuove organizzazioni e del loro personale. Tuttavia, le tre organizzazioni umanitarie e di tutela dei diritti umani sono rimaste chiuse (il Centro per i diritti umani e lo sviluppo ambientale di Khartoum, l'Organizzazione per lo sviluppo sociale del Sudan - nota come Sudo - e il Centro Amal per la riabilitazione delle vittime di tortura di Khartoum), lasciando un vuoto significativo nei servizi umanitari e di monitoraggio e documentazione delle violazioni dei diritti umani in Darfur e in Sudan in generale. I Servizi di sicurezza e di intelligence nazionale (Niss) hanno sottoposto a vessazioni il personale di queste organizzazioni, irrompendo nei loro uffici e congelandone i beni.
Hanno continuato a essere frequenti i casi di stupri e altre violenze sessuali nei confronti delle donne, durante gli attacchi ai villaggi e nelle vicinanze dei campi sfollati, specialmente quando le donne si avventuravano all'esterno degli stessi. Organizzazioni che offrivano servizi di protezione, in particolare alle sopravvissute a violenza sessuale in Darfur, sono risultate gravemente colpite da espulsioni e chiusure attuate nei confronti delle organizzazioni umanitarie.
Sono proseguiti gli scontri armati tra le diverse comunità etniche. Secondo quanto riferito, oltre 2500 persone sono state uccise e più di 350.000 sono rimaste sfollate. La violenza ha interessato maggiormente le zone più remote. Lo stato più colpito è risultato Jonglei, dove sono stati uccisi almeno 2000 civili, secondo cifre fornite dalla Nazioni Unite.
Sono aumentati gli attacchi nei confronti dei civili da parte dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra), un gruppo armato originato nel nord dell'Uganda. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite dell'Alto commissario per i diritti umani (Ohchr), gli attacchi dell'Lra nel Sudan del Sud si sono configurati come crimini di guerra, con 27 attacchi confermati tra dicembre 2008 e marzo 2009.
L'impennata di violenza nella regione del Sudan del Sud è risultata inasprita dalla scarsità delle piogge, che ha determinato una situazione umanitaria spaventosa. L'assenza di colture e di accesso ai campi, così come la difficoltà di spostamento per le agenzie umanitarie ha peggiorato l'insicurezza alimentare, gettando nella minaccia di carestia circa 1,5 milioni di persone.
I Niss hanno continuato ad arrestare persone e a trattenerle in incommunicado, in particolare a Khartoum e in Darfur dopo che l'Icc aveva emesso il mandato di cattura nei confronti del presidente Al Bashir. Personale dei Niss ha fatto irruzione negli uffici di diverse Ngo sudanesi, prelevando fascicoli e arrestando alcuni dei loro dipendenti. I Niss hanno inoltre arrestato personale di organizzazioni umanitarie internazionali considerate dal governo come possibili informatori dell'Icc. I difensori dei diritti umani sono risultati particolarmente colpiti dalle ondate di arresti e molti hanno lasciato il paese.
Un nuovo progetto di legge sulla sicurezza nazionale, adottato dal parlamento a dicembre, mantiene il potere dei Niss di detenere le persone senza accusa per quattro mesi e mezzo e conserva l'immunità giudiziaria per gli agenti della sicurezza.
*Il 21 ottobre, Adam Suleiman Sulman, uno dei 103 imputati condannati a morte dai tribunali speciali antiterrorismo (v. di seguito), è morto in un ospedale di polizia a Khartoum due giorni dopo esservi stato trasportato dal carcere di Kober. Si trovava ancora in manette. Adam Suleiman Sulman era stato torturato durante la detenzione. Egli soffriva anche di disturbi mentali che, stando alle fonti, erano stati acuiti dalla detenzione e dalla tortura. È morto per tubercolosi e gli sono state negate cure mediche adeguate, nonostante gli appelli del suo avvocato secondo cui necessitava di cure urgenti.
Tra luglio 2008 e giugno 2009, tribunali speciali antiterrorismo hanno condannato a morte 103 persone. Gli imputati erano stati giudicati colpevoli in massa, al termine di processi iniqui, di reati collegati alla loro presunta partecipazione all'attacco a Khartoum da parte del Jem, nel maggio 2008. I tribunali speciali erano stati istituiti sull'onda dell'attacco in applicazione della legge antiterrorismo del 2001. Le "confessioni" di gran parte degli imputati sarebbero state estorte sotto tortura e sono state ammesse agli atti dai tribunali come principale prova a carico, determinante per il verdetto di colpevolezza. Molti imputati hanno potuto accedere a un avvocato soltanto dopo che era iniziato il processo. Tutti, tranne uno che è deceduto in custodia (v. sopra), a fine anno erano ancora in attesa dell'esito degli appelli.
Oltre a coloro che sono stati condannati a morte da tribunali speciali, almeno sei persone sono state condannate a morte da tribunali ordinari e nove sono state le esecuzioni.
*Nove uomini accusati in relazione all'omicidio del direttore di quotidiano Mohamed Taha, il quale era stato trovato decapitato nel settembre 2006, sono stati messi a morte il 13 aprile, dopo che la Corte suprema aveva confermato la sentenza. Sebbene tutti e nove avessero ritrattato la loro confessione in aula, asserendo che questa era stata loro estorta sotto tortura, la Corte d'appello ha ammesso agli atti le loro "confessioni" come prove a loro carico. Tutti e nove erano del Darfur.
*Quattro uomini sono stati condannati a morte a giugno dal tribunale di primo grado di Khartoum per l'uccisione dell'impiegato dell'Usaid, John Granville, e del suo autista, Abdel Rahman Abbas, il 1° gennaio 2008. Dopo che la famiglia di Abdel Rahman Abbas aveva perdonato i quattro uomini, secondo la possibilità loro concessa in Sudan dalla legge islamica, la corte d'appello ha rinviato il caso al tribunale di primo grado che il 12 ottobre ne ha confermato le condanne a morte. Tre degli imputati hanno asserito che le loro confessioni erano state estorte sotto tortura.
Circa 200 persone, delle approssimativamente 1000 arrestate in seguito all'attacco a Khartoum da parte del Jem del maggio 2008, continuavano a mancare all'appello, secondo un rapporto di giugno del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Sudan. A fine anno, il governo non aveva ancora comunicato il nome dei detenuti, né chiarito il loro status o localizzazione, né aveva loro concesso di accedere ai familiari o a un avvocato.
Gli organi della carta stampata sono stati oggetto di pesanti censure nei primi nove mesi dell'anno. I Niss hanno visitato quotidianamente i giornali e censurato articoli da loro considerati dannosi per il governo o per il partito al potere, o perché riguardavano tematiche delicate come l'Icc o il Darfur. Ciò ha provocato le proteste dei giornalisti e dei proprietari dei media, compresa la sospensione volontaria delle pubblicazioni. Una nuova legge sulla stampa, approvata a giugno, ha mantenuto restrizioni, come le multe nei confronti dei giornalisti e delle pubblicazione per presunti reati in materia di stampa, e il potere del Consiglio nazionale per la stampa e le pubblicazioni di chiudere le testate. Il 27 settembre, il presidente Al Bashir ha revocato la censura imposta 18 mesi prima dai Niss e il governo ha sollecitato i redattori ad aderire a un cosiddetto "codice etico" giornalistico, che in pratica significava che non avrebbero affrontato tematiche che sarebbero state in passato censurate.
I giornalisti hanno continuato a essere vittime di intimidazioni e di arresti da parte dei Niss. Giornalisti stranieri sono stati vessati ed espulsi, stando alle fonti, per essersi occupati di tematiche considerate delicate o dannose per il Sudan.
*Il 2 marzo, Zouhir Latif, un giornalista tunisino che lavorava anche per il World Food Programme delle Nazioni Unite, è stato espulso dopo essere stato detenuto per tre giorni dai Niss. Zouhir Latif aveva scritto del Darfur e della battaglia di Muhajeria di febbraio.
Sono proseguite le imposizioni e le applicazioni di pene crudeli, disumane e degradanti, compresa la fustigazione.
*A luglio, 13 donne, tra cui la giornalista Lubna Ahmed Hussein, sono state arrestate in un ristorante di Khartoum per aver indossato dei pantaloni, ritenuti dagli agenti delle forze di polizia che hanno arrestato le donne "abbigliamento indecente o immorale". Dieci delle donne sono state condannate a 10 frustate ciascuna, ai sensi dell'art. 152 del codice penale. Le fustigazioni sono state applicate. Il caso di Lubna Ahmed Hussein è stato trattato da uno tribunale ordinario, che a settembre l'ha condannata e multata. La giornalista ha condotto una campagna pubblica contro l'art. 152 e ha annunciato che si sarebbe appellata contro la condanna.
Empty promises on Darfur: International community fails to deliver (AFR 54/001/2009)
Sudan: Death penalty - 82 Darfuri men (AFR 54/012/2009)
Sudan: Amnesty International calls for arrest of President Al Bashir, 4 marzo 2009
Sudan: Execution of nine potentially innocent men shows flaws of death penalty, 14 aprile 2009
Sudanese authorities must abolish the punishment of flogging and repeal discriminatory laws, 24 agosto 2009
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