Capo di stato: re Bhumibol Adulyadej
Capo del governo: Abhisit Vejjajiva
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 67,8 milioni
Aspettativa di vita: 68,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 13/8‰
Alfabetizzazione adulti: 94,1%
La libertà di espressione ha subito una significativa regressione nel corso dell'anno con decine di migliaia di siti web thailandesi oscurati per aver, stando alle accuse, diffamato la famiglia reale e con diverse persone arrestate. Il governo ha registrato scarsi progressi nella risoluzione del conflitto nel profondo sud, che è stato devastato da violenze durante l'intero anno. Gli insorti musulmani hanno innalzato il livello di brutalità, prendendo di mira i civili così come le forze di sicurezza. È proseguito il clima di impunità per le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità e per il sesto anno consecutivo nessun procedimento giudiziario è giunto a sentenza. Rifugiati e richiedenti asilo da Myanmar e dal Laos sono stati rimpatriati forzatamente nei loro paesi d'origine, dove rischiavano gravi violazioni dei diritti umani.
Per la prima volta in otto anni, il Partito democratico ha presieduto il nuovo governo di coalizione, rimanendo al potere per l'intero anno. È proseguito il conflitto politico che aveva diviso la nazione nel 2008, tra l'Alleanza popolare per la democrazia (Pad), di ala conservatrice e vicina alla monarchia, e il Fronte unito per la democrazia contro la dittatura (Udd), strettamente affiliato con il deposto primo ministro Thaksin Shinawatra. Ad aprile, le autorità hanno invocato per la prima volta la seconda sezione della legge sulla sicurezza interna, dopo che le manifestazioni dell'Udd erano sfociate in violenza, mentre la Thailandia ospitava il summit dell'Asean. Questo si è verificato per altre cinque volte durante l'anno, anche in alcune regioni del profondo sud, soppiantando la legge marziale che vigeva. Durante il summit dell'Asean, la polizia ha sparato munizioni cariche, ferendo gravemente diverse persone. Le autorità hanno poi chiuso il summit. In seguito, lo stesso mese, aggressori non identificati hanno tentato di assassinare il leader della Pad, Sondi Limthongkul, sparando oltre un centinaio di proiettili in pieno giorno.
Un conflitto armato interno nel profondo sud del paese, che negli ultimi anni ha fatto quasi 4000 morti, è proseguito per l'intero anno. I vari tentativi del governo di limitare il ruolo dei militari nelle operazioni di polizia e decisioni radicali non hanno ridotto le violenze. A giugno, sei aggressori non identificati hanno aperto il fuoco contro la moschea di Al-Furquan, nella provincia di Narathiwat, uccidendo 10 fedeli musulmani e ferendone in modo grave altri 12.
A gennaio, il senato ha istituito un sottocomitato per sovrintendere le azioni legali intraprese nei confronti di coloro che erano ritenuti aver infranto la legislazione sulla lesa maestà. Questa vieta qualsiasi termine o azione che diffami, insulti o minacci la famiglia reale. Sempre a gennaio, il governo ha inaugurato un sito web per permettere ai cittadini di riferire casi di violazione intenzionale della legge. Per tutto l'anno, il ministero dell'Informazione e delle comunicazioni tecnologiche, in collaborazione con l'esercito reale tailandese, ha oscurato decine di migliaia di siti web per presunta violazione della legge sui reati collegati a Internet del 2007, per aver espresso commenti sulla monarchia. A marzo, la polizia ha effettuato un'irruzione negli uffici del quotidiano on line Prachatai e ne ha brevemente detenuto il direttore. Tre persone sono state condannate a pene dai tre ai 18 anni di reclusione, per violazione della legge sulla lesa maestà, portando a quattro il numero complessivo delle condanne negli ultimi due anni.
*Il 3 aprile, un tribunale ha condannato Suwicha Thakhor a 10 anni di carcere per aver postato sul suo blog materiale ritenuto diffamatorio nei confronti della monarchia.
*Il 28 agosto, un tribunale ha condannato Darunee Chanchoengsilapakul a 18 anni di carcere per alcuni commenti da lei espressi a un raduno nel 2008.
A gennaio, il primo ministro ha sollecitato un'indagine su tre episodi in cui la minoranza etnica rohingyas era stata ricacciata indietro in alto mare dalle forze di sicurezza tailandesi (v. di seguito). Tuttavia, nessuno è stato perseguito per i fatti. Lo stesso mese, il primo ministro si è pubblicamente impegnato a risolvere il caso della sparizione forzata dell'avvocato musulmano Somchai Neelapaijit, ma non sono stati fatti né progressi né è stata avviata alcuna nuova inchiesta. Ad aprile, malgrado i precedenti risultati, secondo cui le forze di sicurezza tailandesi avevano impiegato la forza in maniera sproporzionata, causando la morte di 24 persone nella moschea di Krue-Se nel 2004, e un'inchiesta post mortem che aveva individuato tre ufficiali graduati quali responsabili delle uccisioni, il governo ha annunciato che non sarebbero seguiti procedimenti giudiziari. A maggio, un'inchiesta post mortem sull'episodio di Tak Bai del 2004, in cui erano morte in custodia 78 persone, non è stata in grado di far luce sulle circostanze che avevano causato i decessi e ha pertanto scoraggiato un qualsiasi futuro procedimento giudiziario. Un anno dopo che l'inchiesta post mortem aveva determinato che Yapha Kaseng era deceduto per trauma causato da un corpo contundente mentre era in custodia, a fine anno il governo non aveva ancora avviato alcun procedimento nei confronti degli agenti della sicurezza responsabili della sua tortura e uccisione nel profondo sud del paese.
L'anno ha visto un'impennata nel numero e nella brutalità delle aggressioni nel profondo sud da parte degli insorti musulmani che hanno preso di mira le forze di sicurezza tailandesi e i civili da essi ritenuti collaborazionisti delle autorità. Altri attacchi hanno avuto natura indiscriminata, uccidendo o ferendo molte persone. Gli insorti hanno decapitato almeno otto persone. La violenza si è intensificata durante il mese sacro del Ramadan, con almeno 32 attacchi denunciati in cui sono rimaste uccise almeno 35 persone e oltre 80 ferite.
*Il 12 marzo, Laila Paaitae Daoh, un'attivista dei diritti umani, è stata assassinata a colpi d'arma da fuoco in pieno giorno nella provincia di Yala. Era la quarta persona della sua famiglia a essere uccisa nel sud e gli unici sopravvissuti erano i suoi tre bambini.
*Il 27 aprile, nove persone sono state uccise e altre due sono rimaste ferite in cinque attacchi distinti alla vigilia del quinto anniversario degli eventi della moschea di Krue-Se.
*Il 15 giugno, un raccoglitore di caucciù della provincia di Yala è stato accoltellato a morte prima di essere decapitato. Il suo corpo è stato in seguito bruciato e abbandonato nella piantagione, mentre la sua testa è stata ritrovata impalata a una vanga piantata nei pressi.
*Il 25 agosto, 20 persone sono rimaste ferite nell'esplosione di un'autobomba nella provincia di Narathiwat.
A gennaio, le autorità tailandesi hanno caricato 200 persone appartenenti alla minoranza rohingyas provenienti da Myanmar e dal Bangladesh su un'imbarcazione cui era stato tolto il motore e li ha rimandati indietro in mare, senza una chiara destinazione e con provviste limitate. Esse erano state detenute in precedenza su un'isola per diverse settimane ed era stato loro negato l'accesso all'Unhcr, l'agenzia della Nazioni Unite per i rifugiati. Almeno due persone sono morte per questo. L'episodio ha fatto salire il numero complessivo dei rifugiati e migranti respinti in mare nell'arco di due mesi a circa 1200. Sempre a gennaio, le autorità hanno intercettato un'altra imbarcazione con a bordo 78 rohingyas e li hanno detenuti per tutto l'anno. L'Unhcr ha potuto parlare con loro ma due persone sono decedute, stando alle fonti, per mancanza di cure mediche.
Per tutto l'anno, le autorità tailandesi hanno continuato a rimpatriare laotiani di etnia hmong, compresi richiedenti asilo, da un campo della provincia di Phetchabun, tali dubbi sulla spontaneità dei loro rimpatri. Alla fine di dicembre, le autorità tailandesi hanno rimpatriato con la forza tutti i laotiani hmong, circa 4500, da Phetchabu, così come 158 rifugiati, riconosciuti tali, detenuti nella provincia di Nong Khai dal novembre 2006. L'Unhcr non era stata autorizzata ad accedere al gruppo più grande. Tutti i 158 erano stati riconosciuti come rifugiati e accettati da diversi paesi per essere reinsediati, ma non avevano ricevuto il permesso di lasciare la Thailandia. Tra di essi vi erano 87 bambini, alcuni nati in carcere.
A luglio ha preso il via un processo di controllo nazionale sui lavoratori migranti. Tuttavia, il governo tailandese non ha reso pubblico né spiegato il processo ai migranti e funzionari e agenti non autorizzati hanno sfruttato la conseguente mancanza di informazioni per trarne profitto economico.
Ad agosto, le autorità hanno messo a morte tramite iniezione letale due trafficanti di droga, Bundit Charoenwanich e Jirawat Phumpruek, nelle prime esecuzioni effettuate in Thailandia dal 2003.
Thailand: Torture in the southern counter-insurgency (ASA 39/001/2009)
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