Capo di stato: José Manuel Ramos-Horta
Capo del governo: Kay Rala Xanana Gusmão
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 1,1 milioni
Aspettativa di vita: 60,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 92/91‰
Alfabetizzazione adulti: 50,1%
Ha continuato a persistere un clima di impunità per le gravi violazioni dei diritti umani commesse durante il referendum d'indipendenza di Timor-Leste nel 1999 e nei precedenti 24 anni di occupazione indonesiana. Il sistema giudiziario è rimasto debole e l'accesso alla giustizia limitato. Polizia e forze di sicurezza hanno continuato a ricorrere a un uso eccessivo e non necessario della forza. I livelli di violenza domestica si sono mantenuti elevati.
A febbraio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all'unanimità l'estensione della sua missione per un altro anno. A settembre è stata istituita una Commissione nazionale per i diritti dell'infanzia e il governo ha firmato il Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Tutti e 65 i campi per sfollati sono stati ufficialmente chiusi durante l'anno, tuttavia, circa un centinaio di famiglie sono rimaste in alloggi provvisori.
A giugno, è entrato in vigore un nuovo codice penale che ha recepito le disposizioni dello Statuto di Roma ma che è risultato inadeguato per affrontare l'impunità per i crimini del passato. Il codice penale ha reso l'aborto un reato punibile in molti casi. Una legge sulla protezione dei testimoni, entrata in vigore a luglio conteneva alcune gravi lacune, come il mancato inserimento delle vittime di reati nella definizione di "testimone". Malgrado sia cresciuto il numero dei giudici e degli avvocati dei distretti, l'accesso alla giustizia è rimasto limitato.
Sono state registrate almeno 45 denunce di violazioni dei diritti umani commesse dalla polizia e otto dai militari, in particolare casi di maltrattamenti e uso non necessario o eccessivo della forza. I meccanismi disciplinari per poliziotti e militari sono risultati deboli. Il cammino della giustizia verso l'individuazione dei responsabili delle violenze del 2006, scoppiate all'indomani dello scioglimento di un terzo del corpo militare, è rimasto lento e incompleto ma in alcuni casi ci sono state indagini, per altri si attendeva il processo o questo era stato concluso. Nessun membro delle forze di sicurezza è stato chiamato a rispondere per le violenze occorse durante lo stato di emergenza del 2008.
Si sono mantenuti alti i livelli di violenza sessuale e di genere. Le donne che denunciavano le violenze spesso sono state incoraggiate a risolvere i casi attraverso meccanismi tradizionali, piuttosto che a rivolgersi al sistema di giustizia penale.
I rapporti sia della Commissione per la ricezione, la verità e la riconciliazione (Cavr) che della Commissione verità e amicizia tra Indonesia e Timor-Leste (Ctf) che documentavano le violazioni dei diritti umani, a fine anno non erano stati ancora dibattuti in parlamento. Tuttavia, con un'iniziativa positiva, a metà dicembre è stata approvata una risoluzione parlamentare per l'istituzione di un ente incaricato di dar seguito alle raccomandazioni della Cavr/Ctf. Il procuratore generale non ha formulato alcuna nuova incriminazione basata sui risultati del Gruppo investigativo delle Nazioni Unite sui crimini gravi, per i reati commessi nel 1999. Per questi reati era rimasta in carcere soltanto una persona.
*Il 30 agosto, il governo ha rilasciato Martenus Bere, un leader miliziano incriminato dalle Nazioni Unite per crimini contro l'umanità commessi nel 1999. A ottobre è tornato in Indonesia da uomo libero.
Ad agosto, il presidente ha respinto le richieste di istituzione di un tribunale internazionale per i crimini del passato. A settembre, un Congresso nazionale delle vittime ha chiesto la creazione di un tribunale internazionale.
Delegati di Amnesty International hanno visitato Timor-Leste a giugno e luglio.
'We cry for justice': Impunity persists 10 years on in Timor-Leste (ASA 57/001/2009)
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