Capo di stato: Abdullah Gül
Capo del governo: Recep Tayyip Erdoğan
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 74,8 milioni
Aspettativa di vita: 71,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 36/27‰
Alfabetizzazione adulti: 88,7%
Pochi progressi sono stati compiuti per migliorare la tutela dei diritti umani. Sono continuate le segnalazioni di casi di tortura e altri maltrattamenti, così come di azioni penali intentate per limitare il diritto alla libertà di espressione. Le legittime attività dei difensori dei diritti umani sono state ostacolate da eccessivi controlli amministrativi e persecuzioni giudiziarie. In molti casi, presunte violazioni dei diritti umani commesse da funzionari dello stato non sono state indagate in modo efficace e la probabilità di incriminare agenti delle forze di sicurezza è stata remota. Sono proseguiti i processi iniqui, soprattutto ai sensi della legislazione antiterrorismo, che è stata utilizzata per processare i minori con le stesse procedure applicabili agli adulti. Il regime carcerario non ha mostrato che lievi miglioramenti ed è stato comunemente negato l'accesso ad adeguate cure mediche. Non vi sono stati progressi per il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare e sono proseguite le violazioni dei diritti di rifugiati e richiedenti asilo. Lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno subito discriminazioni nella legge e nella prassi, mentre è rimasta inadeguata la protezione di donne e ragazze a rischio di violenza.
A gennaio è stato lanciato un nuovo canale radiotelevisivo che trasmette in lingua curda. Tuttavia, sono rimaste in vigore le restrizioni sull'uso di lingue diverse dal turco nelle istituzioni politiche e nella scuola pubblica e privata per i bambini.
A marzo, il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha dichiarato un cessate il fuoco che era ancora in vigore alla fine dell'anno. Nonostante la tregua, si sono verificati ulteriori scontri con le forze armate turche, che hanno provocato vittime.
Nel mese di maggio, 44 persone sono morte a causa di una sparatoria nel villaggio di Bilge/Zangirt, nella provincia sudorientale di Mardin. Secondo una dichiarazione ufficiale, la maggior parte dei presunti responsabili erano guardie di villaggio, una forza paramilitare impiegata dallo stato per la lotta contro il Pkk. Anche tra i morti c'erano guardie di villaggio. Il processo ai presunti responsabili del massacro è iniziato a settembre.
A giugno, il parlamento ha approvato l'eliminazione di circa 600.000 mine antipersona lungo il confine con la Siria. La legge non ha risolto il problema delle mine in altre zone del territorio turco, né delle scorte di mine che la Turchia continua a mantenere.
A luglio, è stata sospesa la costruzione della diga di Ilısu sul fiume Tigri, nella Turchia orientale, dopo che tre stati europei avevano ritirato le garanzie di credito all'esportazione fornite in precedenza. Tale decisione è maturata per la preoccupazione che il progetto non fosse conforme agli standard concordati, compresi quelli sui diritti umani. La costruzione della diga prevedeva il trasferimento di almeno 55.000 persone.
A ottobre, Turchia e Armenia hanno firmato un accordo per la normalizzazione delle relazioni che alla fine dell'anno era in attesa di ratifica da parte dei rispettivi parlamenti.
A novembre, il parlamento ha cominciato il dibattito su un'iniziativa volta ad affrontare la questione dei diritti umani dei cittadini di origine curda e la fine del conflitto con il Pkk. Il governo ha indicato misure per migliorare la tutela dei diritti umani ma non ha precisato un termine di scadenza per la loro attuazione.
Nel mese di dicembre, la Corte costituzionale ha deciso di chiudere il Partito della società democratica, filo-curdo, sostenendo che si trattava di un "focolaio di attività contro l'indipendenza dello stato, la sua integrità indivisibile all'interno del suo territorio e della nazione". Il partito è stato chiuso in base a leggi che non rispettavano le norme internazionali sulla libertà di associazione.
Persone che hanno pacificamente espresso opinioni dissenzienti, in particolare coloro che hanno criticato le forze armate o la situazione di curdi e armeni in Turchia, sono stati sottoposti a indagini e azioni penali. Tra le categorie perseguitate con maggiore frequenza vi sono stati scrittori, giornalisti, attivisti politici curdi e difensori dei diritti umani.
Numerose leggi hanno permesso allo stato di limitare la libertà di espressione. Il reato di oltraggio alla nazione turca (art. 301 del codice penale), punibile con la reclusione fino a due anni, ha continuato a motivare indagini e azioni penali, sebbene la maggior parte di esse non abbia poi ottenuto l'autorizzazione a procedere del ministro della Giustizia.
*Ad agosto, i pubblici ministeri che agivano per conto del capo delle forze armate hanno sporto una denuncia penale ai sensi dell'art. 301 contro il giornalista Mehmet Baransu, per un articolo pubblicato sul quotidiano nazionale Taraf circa un presunto complotto delle forze armate per destabilizzare il governo. L'autorizzazione a procedere per l'inchiesta era ancora pendente a fine anno.
Obiettori di coscienza e loro sostenitori hanno continuato a essere perseguiti ai sensi dell'art. 318 del codice penale, per aver rivendicato pubblicamente il diritto a rifiutare il servizio militare obbligatorio.
*A maggio, a Istanbul è iniziato il processo nei confronti di Oğuz Sönmez, Mehmet Atak, Gürşat Özdamar e Serkan Bayrak, accusati di "allontanare l'opinione pubblica dall'istituzione del servizio militare" (art. 318). Essi avevano sostenuto pubblicamente l'obiettore di coscienza Mehmet Bal nel 2008. Tutti e quattro sono stati prosciolti.
*A fine anno era ancora in corso il processo contro Sami Görendağ, Lezgin Botan e Cüneyt Caniş, accusati per analoghi reati ai sensi dell'art. 318.
Un gran numero di procedimenti, avviati secondo la legislazione antiterrorismo, hanno colpito le voci libere che si esprimevano sulla questione curda, spesso condannate a pene detentive.
*Nel mese di aprile, Osman Baydemir, esponente del Partito della società democratica e sindaco della città sudorientale di Diyarbakır, è stato condannato per aver fatto "propaganda a un'organizzazione illegale" (art. 7/2 della legge antiterrorismo). Era stato accusato per un discorso che aveva fatto nel 2008 durante una protesta contro un intervento militare turco nel nord dell'Iraq. A fine anno il ricorso in appello era ancora pendente.
Sono proseguite le minacce di violenza da parte di individui non identificati nei confronti di chi ha espresso opinioni dissenzienti. La polizia ha garantito protezione ad alcune delle persone a rischio.
*A settembre, il gruppo antirazzista DurDe ha ricevuto minacce di violenza via e-mail dopo aver presentato una denuncia penale contro il capo delle forze armate.
Le autorità hanno chiuso siti web con ordini amministrativi arbitrari e sentenze, spesso senza fornire spiegazioni.
I difensori dei diritti umani sono stati perseguiti per le loro legittime attività di monitoraggio e informazione sulle violazioni dei diritti umani. Alcuni esponenti di spicco sono stati sottoposti a continue indagini penali. Vi è stato eccessivo controllo amministrativo da parte dei funzionari e, in alcuni casi, i procedimenti giudiziari sono stati utilizzati per ottenere la chiusura di organizzazioni per i diritti umani.
*Ethem Açıkalın, capo dell'ufficio di Adana dell'Associazione per i diritti umani (İhd) ha subito sette procedimenti penali a causa della sua attività di difensore dei diritti umani. A ottobre è stato dichiarato colpevole di "incitamento all'inimicizia o all'odio tra la popolazione" e condannato a tre anni di reclusione per aver criticato il governo quando, nel 2008, imprigionò minorenni che avevano partecipato a manifestazioni di protesta, in particolare contro la decisione di togliere i sussidi per le prestazioni sanitarie delle famiglie. A fine anno il ricorso in appello era ancora pendente.
*Nel mese di dicembre, Muharrem Erbey, vicepresidente dell'İhd e direttore dell'ufficio di Diyarbakır, è stato arrestato per presunta appartenenza all'Unione delle comunità curde (Kck), ritenuta un'emanazione del Pkk. La polizia lo ha interrogato sulle sue attività per l'İhd e, secondo quanto riferito, ha sequestrato dati sulla violazione dei diritti umani dall'ufficio dell'İhd di Diyarbakır. A fine anno, egli era ancora in custodia cautelare.
Sono perdurate le segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti, in molti casi commessi in luoghi lontani dai centri di detenzione ufficiali. Sono state a rischio di maltrattamenti le persone accusate sia di reati comuni, sia di reati a sfondo politico.
*A gennaio, è iniziato a Istanbul il processo contro 60 funzionari statali, compresi agenti di polizia e di custodia, per le accuse connesse alla morte in carcere di Engin Çeber, avvenuta nell'ottobre 2008. Alcuni degli imputati erano incriminati per tortura. A fine anno il processo era ancora in corso.
*A ottobre, Resul İlçin è morto per le ferite riportate alla testa dopo essere stato arrestato nella provincia sudorientale di Şırnak. Una dichiarazione dell'ufficio del governatore ha pregiudicato l'inchiesta ufficiale affermando che il decesso non era stato causato da maltrattamenti.
Le indagini sulle presunte violazioni dei diritti umani da parte di funzionari statali si sono rivelate in gran parte inefficaci e la probabilità di portare dinanzi alla giustizia i responsabili è stata remota. Durante l'anno non è stato adottato alcun meccanismo indipendente di protezione dei diritti umani, né di controllo dei luoghi di detenzione.
A gennaio, il Comitato d'inchiesta parlamentare per i diritti umani ha riferito sulle azioni penali contro agenti delle forze di polizia di Istanbul, nel periodo 2003-2008. L'inchiesta ha constatato che neppure uno dei 35 procedimenti penali contro 431 agenti si era concluso con una condanna. A giugno, il codice di procedura penale è stato modificato per consentire il perseguimento dei funzionari militari nei tribunali civili.
*A ottobre, la Corte suprema d'appello ha deciso che un agente della gendarmeria, accusato a seguito di una sparatoria con esiti mortali avvenuta nella provincia di Siirt, nella parte sudorientale del paese, non sarebbe incorso in provvedimenti disciplinari. La sparatoria avvenne dopo che civili disarmati avevano lanciato sassi contro un veicolo degli agenti e intonato slogan. Sebbene la Corte abbia stabilito che la sparatoria fu sproporzionata, ha assolto l'agente a causa della "gravità degli attacchi fisici [...], [del] loro progressivo aumento nonostante gli avvertimenti, e [per] le condizioni complessive della regione".
*A settembre, Ceylan Önkol, una ragazza adolescente, è stata uccisa da un'esplosione vicino alla sua abitazione nel distretto di Lice, nella Turchia sudorientale. Alcuni testimoni hanno dichiarato che la ragazza stava pascolando il bestiame nei pressi della stazione della gendarmeria di Tapantepe e hanno riferito di aver udito il rumore di mortaio immediatamente prima dell'esplosione. Non sono state effettuate né un'autopsia completa, né un'immediata indagine sulla scena del crimine. Le autorità hanno affermato che per "ragioni di sicurezza" non hanno potuto visitare la scena se non tre giorni dopo l'incidente.
*È proseguita l'azione penale contro Ergenekon, una presunta rete ultranazionalista collegata a istituzioni statali. Tra gli accusati vi erano alti ufficiali delle forze armate, sia in servizio, sia in pensione. Il tribunale ha accolto un secondo atto d'accusa a marzo e un terzo a settembre. Tuttavia, il procedimento non è stato ampliato tanto da includere un'inchiesta su presunte violazioni dei diritti umani.
Sono continuate le segnalazioni di maltrattamenti durante il trasferimento in carcere e, in un certo numero di casi, è stato negato l'accesso dei detenuti a cure mediche appropriate.
*Nel mese di aprile, Emrah Alişan, che stava scontando una pena detentiva di tre anni, ha presentato un'istanza di scarcerazione per motivi di salute. La domanda era avvalorata da certificati medici che affermavano che le sue condizioni erano tali da non poter essere curate in carcere. I referti indicavano che la sua salute si era notevolmente deteriorata durante la detenzione e che, essendo ora paralizzato, necessitava di assistenza infermieristica. A fine anno, Emrah Alişan era ancora in carcere.
Il diritto dei detenuti a stare in compagnia di altri detenuti spesso non è stato rispettato.
*A novembre, cinque detenuti sono stati trasferiti al carcere di massima sicurezza sull'isola di Imrali, nel quale il capo del Pkk Abdullah Öcalan è detenuto in isolamento da 10 anni. È stato annunciato che i sei detenuti avrebbero avuto la possibilità di trascorrere periodi insieme per un massimo di 10 ore alla settimana, in linea con le norme applicabili a tutte le persone detenute nelle carceri di massima sicurezza della Turchia.
In alcune occasioni, minorenni sono stati tenuti in carcere insieme agli adulti e, in generale, il regime carcerario per i minori non è stato diverso da quello dei detenuti maggiorenni. In particolare, non vi sono state disposizioni che consentissero ai minorenni in carcere di proseguire gli studi.
Hanno continuato a essere celebrati processi lunghi e iniqui, in particolare nei confronti di persone incriminate ai sensi della legislazione antiterrorismo. I minori sono stati processati con le stesse procedure degli adulti e condannati secondo leggi inique sulla base di prove infondate e inattendibili, per la loro presunta partecipazione a manifestazioni talvolta violente.
*A marzo, il quattordicenne A.Y. è stato condannato con l'accusa di fare propaganda per un'organizzazione terroristica e di appartenervi perché, nell'ottobre 2008, avrebbe preso parte a una manifestazione. È stato condannato a tre anni, un mese e 15 giorni di reclusione. A fine anno il ricorso in appello era ancora pendente.
L'obiezione di coscienza al servizio militare ha continuato a non essere consentita e non è ancora previsto un servizio civile alternativo. Sono rimaste in vigore leggi che permettono di incriminare e condannare ripetutamente gli obiettori di coscienza.
*A dicembre, Enver Aydemir è stato nuovamente arrestato a Istanbul per essersi rifiutato di prestare servizio militare. Egli ha dichiarato al suo avvocato di essere stato ripetutamente picchiato nel carcere militare di Maltepe. A fine anno, era in custodia cautelare con l'accusa di insubordinazione persistente e diserzione.
*A novembre, tre soldati sono stati condannati per aver picchiato l'obiettore di coscienza Mehmet Bal nel giugno 2008, a tre mesi e 10 giorni di reclusione. I quattro uomini erano stati detenuti nel carcere militare di Hasdal. Non sono stati incriminati né l'ufficiale superiore che avrebbe ordinato l'aggressione nei confronti di Mehmet Bal, né alcun altro funzionario del carcere.
Sono continuate le discriminazioni, nella legge e nella prassi, fondate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. Cinque donne transgender sono state uccise e solo per uno dei casi si è arrivati a una condanna.
*A gennaio, è iniziato il processo a carico del padre di Ahmet Yıldız, un gay ucciso nel 2008 in un sospetto "delitto d'onore". In precedenza, Ahmet Yıldız aveva denunciato le minacce ricevute dai parenti. Il padre non è stato arrestato e il processo è stato avviato in sua assenza.
*Sempre a gennaio, la Ngo Lambda Istanbul, che sostiene i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt), ha vinto il ricorso contro la sua chiusura presentato dinanzi alla Corte suprema d'appello. Tuttavia, la sentenza ha lasciato aperta la possibilità che le organizzazioni Lgbt possano essere chiuse poiché "incoraggiano le persone a diventare lesbiche, gay, bisessuali e transgender".
*A ottobre, pubblici ministeri hanno cercato di chiudere l'organizzazione di solidarietà Lgbt Black Pink Triangle, dopo che l'ufficio del governatore di Smirne aveva affermato che il suo statuto violava "i valori morali turchi e la struttura della famiglia".
Persone riconosciute come rifugiate, richiedenti asilo registrati e persone in cerca di protezione si sono visti arbitrariamente negare l'accesso alla procedura di asilo e, in alcuni casi, sono stati arrestati. Alcuni sono stati rimandati in paesi in cui erano a rischio di persecuzione.
*A settembre, nel caso Abdolkhani e Karimnia vs. Turchia, la Corte europea dei diritti umani ha ritenuto che i rifugiati erano stati detenuti illegalmente per più di un anno. I ricorrenti sono stati poi rilasciati nel mese di ottobre ma molti altri in circostanze analoghe sono rimasti in stato di detenzione e la disposizione dichiarata illegittima dalla sentenza è rimasta in vigore.
Il numero di rifugi disponibili per donne sopravvissute alla violenza domestica è rimasto drammaticamente inadeguato e di gran lunga inferiore alla quantità richiesta dalla legge (un rifugio per ogni insediamento di 50.000 abitanti). A settembre è stato firmato un protocollo governativo per facilitare una maggiore cooperazione tra le istituzioni statali nella tutela delle vittime sopravvissute alla violenza domestica.
*A giugno, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito, nel caso Opuz vs. Turchia, che le autorità avevano fallito nel loro obbligo di proteggere la richiedente e la madre di lei dalla violenza. La Corte ha constatato violazioni del diritto alla vita e del divieto di tortura e di discriminazione e ha stabilito che l'incapacità dello stato, anche se non intenzionale, di proteggere le donne dalla violenza domestica ha violato il diritto delle donne a un'uguale tutela della legge e che la generale e discriminatoria inerzia dei giudici in Turchia ha creato un clima favorevole alla violenza domestica.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la Turchia a gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, luglio, agosto e ottobre, anche per assistere a processi.
Stranded - Refugees in Turkey denied protection (EUR 44/001/2009)
Turkey: German, Swiss and Austrian governments withdraw financial support for Turkey's Ilısu dam project where human rights violations were a risk (EUR 44/004/2009)
Turkey: Submission to the UN Universal Periodic Review - Eighth session of the UPR Working Group of the Human Rights Council, May 2010 (EUR 44/005/2009)
Turkey: Amnesty International welcomes improvement in detention conditions of Abdullah Öcalan after 10 years in isolation (EUR 44/006/2009)
Turkey: Constitutional Court rules in favour of closure of pro-Kurdish Democratic Society Party (EUR 44/007/2009)
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