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Yemen

Repubblica dello Yemen

Capo di stato: Ali Abdullah Saleh
Capo del governo: Ali Mohammed Mujawar
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 23,6 milioni
Aspettativa di vita: 62,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 84/73‰
Alfabetizzazione adulti: 58,9%

  1. Contesto
  2. Conflitto di Sa'da
  3. Disordini nel sud
  4. Tortura e altri maltrattamenti
  5. Pene crudeli, disumane e degradanti
  6. Controterrorismo e sicurezza
  7. Libertà di espressione - Media
  8. Discriminazione e violenza contro donne e ragazze
  9. Rifugiati e richiedenti asilo
  10. Pena di morte
  11. Missione e rapporti di Amnesty International

Le autorità hanno detenuto migliaia di persone in relazione alle proteste nel sud e altrove, in un contesto che ha visto la ripresa dei combattimenti a Sa'da, nel nord del paese. La maggior parte delle persone detenute è stata rilasciata o processata. Altre, per lo più arrestate negli anni precedenti, sono state condannate a morte o a pene detentive al termine di processi iniqui celebrati davanti alla Corte penale specializzata (Scc). Sono stati riportati casi di tortura e altri maltrattamenti e vi è stato almeno un decesso in custodia. Le autorità non hanno provveduto a indagare queste e altre violazioni, comprese le presunte uccisioni illegali da parte di forze governative. Il governo ha rafforzato i controlli sui media. Le donne hanno continuato a essere vittime di discriminazioni e violenze. Le autorità hanno fornito protezione ai rifugiati e richiedenti asilo provenienti dalla Somalia, ma hanno rimpatriato forzatamente persone sospettate di terrorismo in Arabia Saudita, malgrado i rischi che avrebbero incontrato una volta rientrati nel paese. Sono state messe a morte almeno 10 persone.

Contesto

Le elezioni parlamentari fissate per il 2009 sono state rinviate di due anni a fronte dei crescenti disordini e delle proteste nel sud del paese contro la presunta discriminazione e la richiesta di indipendenza, e della ripresa dei combattimenti nel governatorato di Sa'da nel nord-est tra forze governative e membri della minoranza sciita della comunità zaidi.

Si sono avuti continui attacchi da parte di gruppi armati, compresa al-Qaeda nella penisola araba. A marzo, quattro cittadini sud-coreani e un uomo yemenita sono rimasti uccisi nell'esplosione di una bomba a Shibam, Hadhramawt. Tre operatori sanitari e tre minorenni rapiti da persone non identificate a giugno dall'ospedale al-Jumhuriya di Sa'da rimanevano scomparsi a fine anno; il governo ha affermato che i sei erano ancora vivi, ma non ha fornito altri dettagli. Altri tre operatrici sanitarie, rapite assieme a loro, sono state uccise. A dicembre, il governo ha intensificato gli attacchi su quelle che sosteneva essere roccaforti di al-Qaeda, uccidendo decine di persone, bambini compresi, oltre a parenti di persone sospettate. Il 25 dicembre, un fallito attentato a un volo nei cieli di Detroit, negli Usa, ha attirato l'attenzione internazionale su al-Qaeda nello Yemen poiché, secondo quanto riportato, il cittadino nigeriano coinvolto sarebbe stato addestrato nello Yemen.

A maggio, la situazione dei diritti umani nello Yemen è stata presa in esame dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nell'ambito del suo Esame periodico universale. Questo ha esortato lo Yemen ad adempiere ai suoi obblighi sui diritti umani, compreso il porre fine alle esecuzioni di minorenni al momento del reato.

Conflitto di Sa'da

L'annoso conflitto in corso nel governatorato settentrionale di Sa'da tra le forze governative e i sostenitori armati del religioso zaidi sciita Hussain Badr al-Din al-Huthi è ripreso con rinnovata intensità a partire da agosto, quando il governo ha lanciato un'offensiva militare denominata in codice "Terra bruciata" comprendente bombardamenti aerei e il dispiegamento di truppe di terra. A dicembre, erano circa 190.000 le persone sfollate a causa del combattimento iniziato nel 2004 secondo l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e un numero imprecisato di civili era rimasto ucciso.

Si ritiene che entrambe le parti abbiano commesso gravi violazioni dei diritti umani. Il governo ha accusato le forze ribelli di aver ucciso civili e catturato soldati, mentre i ribelli hanno asserito che le forze governative avevano condotto attacchi indiscriminati, torturato e ucciso sostenitori di al-Huthi. A novembre, il combattimento si è esteso oltre il confine con l'Arabia Saudita, nonostante i tentativi del governo saudita di chiudere le frontiere e di negare l'accesso alle persone in fuga dal conflitto.

Si sono avuti scontri anche tra le forze saudite e i sostenitori armati di al-Huthi.

Il governo ha chiuso la zona di battaglia ai media e agli osservatori indipendenti, rendendo difficile ottenere informazioni indipendenti riguardo al conflitto. Secondo quanto riportato, le autorità hanno arrestato molti sospetti sostenitori dei ribelli, ma non hanno rivelato il loro numero né hanno fornito altre informazioni in merito ad esempio al loro status legale, al luogo dove erano trattenuti e in quali condizioni. Né, sembra, hanno provveduto a svolgere indagini indipendenti e imparziali sulle presunte uccisioni di civili da parte delle loro forze.

*Fonti hanno riferito che almeno 80 civili erano rimasti uccisi a settembre nel bombardamento da parte dell'aviazione yemenita del villaggio di Adi, nella zona di Harf Sufyan del distretto di Amran, un governatorato al confine con Sa'da. Una commissione nominata dal governo avrebbe indagato sulle uccisioni ma i risultati di tale inchiesta non sono mai stati annunciati.

*Muhammad al-Maqalih, giornalista e membro del Partito socialista, il quale aveva criticato le politiche del governo, in particolare a Sa'da, è stato vittima di sparizione forzata. Egli è stato rapito in una strada di Sana'a a settembre, apparentemente da funzionari della sicurezza. Le autorità si sono rifiutate di rivelare dove si trovasse, il suo status legale, o di concedergli di accedere alla sua famiglia o a un avvocato ma a dicembre si è saputo che era trattenuto dalle forze di sicurezza.

Oltre 100 presunti sostenitori di al-Huthi sono finiti sotto processo davanti alla Scc, le cui procedure di fatto non soddisfacevano gli standard internazionali del giusto processo. Almeno 34 sono stati condannati a morte, e almeno altri 54 sono stati condannati a oltre 15 anni di carcere per costituzione di banda armata e per aver commesso reati violenti, come l'uccisione di soldati, nel 2008, in particolare nel distretto di Bani Hushaysh, a nord di Sana'a. Erano stati arrestati nel 2008 assieme ad almeno altri 50, i quali sono stati successivamente rilasciati senza accusa. Sono stati processati davanti alla Scc in gruppi separati.

Disordini nel sud

Per gran parte del 2009, si sono avute proteste nel sud del paese, in particolare ad Aden, contro la presunta discriminazione attuata dal governo nei confronti degli abitanti del sud e a sostegno delle richieste per uno stato indipendente, di fatto disgregando l'unione del paese ottenuta nel 1990. Molte delle proteste sono state pacifiche ma altre sono sfociate in violenza. Secondo quanto riportato, le forze governative sono ricorse a un uso eccessivo della forza, anche letale, nei confronti dei manifestanti, decine dei quali hanno perso la vita.

*Il 3 luglio, fonti hanno riferito che le forze di sicurezza hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco 'Ali Ahmed La'jam nella sua abitazione davanti alla famiglia, sebbene non rappresentasse alcuna minaccia. Non si è a conoscenza di alcuna indagine indipendente.

Le autorità hanno inoltre effettuato ondate di arresti. La maggior parte dei detenuti sono stati rapidamente rilasciati ma alcuni sono rimasti in detenzione prolungata. Tra questi figuravano prigionieri di coscienza, compreso Salim 'Ali Bashawayh (v. di seguito). Altri sono stati incriminati e processati davanti alla Scc.

*Qassim 'Askar, un ex diplomatico, e Fadi Ba'om, un attivista politico, incriminati per aver minacciato l'unità nazionale attraverso l'organizzazione di proteste e per aver invocato l'indipendenza del sud, sono comparsi davanti alla Scc a Sana'a nel mese di giugno. A fine anno il processo a loro carico era ancora in corso.

Tortura e altri maltrattamenti

Sono pervenute nuove notizie di tortura e altri maltrattamenti di detenuti da parte della polizia e delle guardie carcerarie. Tra i metodi più comunemente citati figurano percosse sul corpo con bastoni e calci di fucile, calci e pugni, sospensione per i polsi e le caviglie. Questi metodi sarebbero stati impiegati a scopo punitivo e al fine di estorcere "confessioni" per usarle in tribunale.

*Decine di detenuti arrestati in relazione alle proteste nel sud, stando alle fonti, sono stati picchiati ed esposti a gas lacrimogeni nella prigione centrale di al-Mukalla, ad agosto, per aver gridato slogan a sostegno dell'indipendenza del sud e chiesto il loro rilascio. Sette di loro, considerati i capi della protesta, compreso Salim 'Ali Bashawayh, sono stati tenuti sospesi per i polsi e le caviglie per diverse ore, causando loro forte dolore. Erano stati arrestati a maggio in seguito a una protesta pacifica per chiedere il rilascio di prigionieri politici.

*Tawfiq Bassam Abu Thabit è morto a ottobre mentre era detenuto presso la prigione della sicurezza politica a Sana'a. Era rimasto ferito da una scheggia nel corso di scontri armati avvenuti a Sa'da nel 2008 e arrestato a un posto di blocco militare, mentre la sua famiglia cercava di portarlo via per farlo medicare. Le autorità non hanno fornito spiegazioni sul suo decesso, presumibilmente riconducibile a mancanza di cure mediche o a maltrattamento. Sul caso non è noto l'avvio di indagini.

A novembre, il Comitato contro la tortura ha esaminato l'applicazione da parte dello Yemen della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura; il Comitato ha sollecitato il governo ad adottare immediate misure per sradicare la tortura.

Pene crudeli, disumane e degradanti

La fustigazione ha continuato a essere impiegata come pena per reati di consumo di alcol e sessuali.

Controterrorismo e sicurezza

Oltre ai processi collegati al conflitto di Sa'da e alle proteste nel sud, almeno 24 persone sono state processate dall'Scc per presunti legami con al-Qaeda, comprese otto che sono state condannate a pene detentive fino a sette anni di carcere perché giudicate colpevoli di aver pianificato atti terroristici. Altre 16, note come Cellula Tarim delle Brigate dei soldati dello Yemen sono state ritenute colpevoli dalla Scc a luglio per aver portato a termine atti di terrorismo nel 2007 e 2008; sei sono state condannate a morte e le altre 10 sono state condannate a pene fino a 15 anni di carcere.

Oltre 90 yemeniti continuavano a essere detenuti dalle autorità statunitensi a Guantánamo Bay, a Cuba. Il corpo di uno di loro, Muhammad Ahmad Abdullah Saleh, è stato restituito allo Yemen per essere seppellito in seguito al suo decesso avvenuto nel carcere a giugno. Salim Hamdan, il quale era stato arrestato al suo ritorno nello Yemen nel novembre 2008, è stato rilasciato a gennaio. Sei yemeniti rimpatriati nello Yemen a dicembre sono rimasti agli arresti per molti giorni e poi rilasciati senza accusa. Fonti giornalistiche suggeriscono che le autorità statunitensi avevano in programma di mandare tutti i rimanenti detenuti yemeniti, o la gran parte, a scopo di "riabilitazione" in Arabia Saudita, apparentemente contro la volontà del governo yemenita.

Libertà di espressione - Media

Il governo ha accresciuto i controlli sui media. Ha istituito, a maggio, un tribunale per giudicare casi relativi ai media, che a giugno ha iniziato ad affrontare circa 150 casi. Le autorità hanno inoltre confiscato quotidiani, negato l'accesso ad alcune tipografie statali e, nel caso di al-Ayyam, uno dei quotidiani a maggior tiratura, inviato truppe per impedirne l'uscita nel mese di maggio e presidiato i suoi uffici ad Aden.

Discriminazione e violenza contro donne e ragazze

A marzo, il governo ha emendato la legge sulla cittadinanza per permettere alle donne yemenite coniugate con uomini stranieri di trasmettere la loro nazionalità ai figli. Tuttavia, le donne hanno continuato a subire discriminazioni nella legge e nella prassi. Vengono inoltre sottoposte a matrimoni precoci e forzati e, si ritiene, subiscano elevati livelli di violenza all'interno della famiglia. I tassi di mortalità materna sono rimasti significamene più elevati rispetto alla maggioranza degli altri paesi della regione. A febbraio, il parlamento ha approvato una bozza di legge per elevare a 17 anni l'età minima del matrimonio per le ragazze, ma a fine anno la legge non era ancora entrata in vigore.

*La dodicenne Fauzia al-'Amudi è morta durante il parto a settembre. Dopo quasi due ore di travaglio, era riuscita a raggiungere l'ospedale più vicino, a circa 100 km. La ragazzina aveva sposato all'età di 11 anni un uomo di 24 anni.

Rifugiati e richiedenti asilo

Le autorità hanno continuato a fornire protezione a migliaia di somali. Almeno 77.000 persone sarebbero, secondo l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, entrate nello Yemen da gennaio a dicembre, la maggior parte dopo un viaggio rischioso attraverso il Mar Rosso. Si ritiene che altri siano annegati mentre tentavano l'attraversamento. Le autorità hanno arrestato e rimpatriato con la forza cittadini di altri paesi, senza tuttavia permettere loro di accedere alla procedura di asilo.

*'Ali 'Abdullah al-Harbi e altri quattro cittadini sauditi sono stati rimpatriati forzatamente in Arabia Saudita ad aprile senza che fosse loro concesso di accedere alle procedure di asilo o ad altri mezzi per contestare le loro espulsioni. Secondo quanto riferito, i cinque erano sospettati di essere sostenitori di al-Qaeda ed erano a rischio di gravi violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita.

Pena di morte

Sono state condannate a morte almeno 53 persone e sono state eseguite le sentenze di almeno 30 prigionieri. Si ritiene che centinaia di persone rimangano nel braccio della morte. Oltre 70 erano in attesa di esecuzione nella sola prigione centrale di Ta'iz.

* 'Ali Mousa è stato messo a morte a gennaio dopo aver trascorso oltre 30 anni in carcere. Giudicato colpevole per aver ucciso un parente, si ritiene fosse affetto da malattia mentale. Secondo le notizie, non è morto al primo colpo e così il boia gli ha sparato alla testa a distanza ravvicinata.

*A marzo, la Scc ha condannato a morte tre uomini al termine di processi iniqui: Abdul Karim Laliji e Hani Muhammad per spionaggio per conto dell'Iran e Bassam al-Haydari per spionaggio per conto di Israele.

Missione e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato lo Yemen a febbraio per condurre ricerche.

Yemen's dark side: Discrimination and violence against women and girls (MDE 31/014/2009)

Suggested recommendations to states included in the fth round of Universal Periodic Review, maggio 2009 (IOR 41/012/2009)

 

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