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Rapporto Annuale 2010 - I diritti umani nel mondo: scheda di aggiornamento (gennaio - maggio 2010)

  1. Africa
  2. Americhe
  3. Asia e Pacifico
  4. Europa e Asia centrale
  5. Medio Oriente e Africa del Nord

I primi mesi del 2010 hanno visto notevoli progressi nel campo dell'accertamento delle responsabilità in alcune aree (come la condanna a 25 anni di Reynaldo Benito Bignone, l'ultimo presidente militare dell'Argentina, giudicato colpevole di violazioni dei diritti umani), ma anche azioni timide, incerte e senza esito in altre (come la fiacca risposta da parte palestinese e israeliana alla scadenza fissata dalle Nazioni Unite per svolgere indagini sul conflitto a Gaza e nel sud d'Israele).
 
I disastri naturali e il modo con cui si è reagito a questi a livello internazionale si sono intrecciati a preesistenti violazioni, come ad Haiti, dimostrando quanto sia cruciale il rispetto dei diritti umani fondamentali nella costruzione di infrastrutture forti e di società stabili.
 
Una profonda insicurezza ha continuato a dominare la vita e i beni personali di milioni di persone, in lotta per sopravvivere a disastri naturali, conflitti o situazioni di post-conflitto o semplicemente in cerca di un modo per guadagnarsi da vivere o per avere un tetto sulla testa. 
 
Esempi scioccanti di uso della pena di morte nei confronti dei minorenni o al termine di processi iniqui o a seguito di confessioni estorte, insieme a preoccupanti passi indietro fatti da alcuni paesi, hanno ricordato al mondo che l'abolizione finale della pena di morte non è scontata e che, anzi, è un obiettivo su cui bisogna continuare a impegnarsi.
 
La libertà di riunione e associazione ha subito ulteriori scossoni da parte delle autorità in cerca di consolidare il loro potere.

Africa

Kenya

Il 31 marzo, la Camera preprocessuale della Corte penale internazionale (Icc) ha accettato la richiesta del Procuratore di aprire ufficialmente indagini su presunti crimini contro l'umanità commessi durante la violenza post-elettorale e le operazioni militari e di polizia del 2008.  Le attività della Commissione verità, giustizia e riconciliazione, istituita dopo quei fatti, si sono interrotte dopo che i commissari hanno chiesto al ministro della Giustizia di pronunciarsi su un possibile conflitto d'interessi da parte del presidente di questo organismo.

Sudan

La campagna per le elezioni presidenziali e parlamentari di aprile è stata caratterizzata da limitazioni alle libertà fondamentali. Il presidente Al Bashir ha ottenuto un nuovo mandato, col 68 per cento dei voti, dopo che molti dei principali partiti di opposizione avevano ritirato i loro candidati per il sospetto di brogli. Gli osservatori internazionali del Centro Carter e dell'Unione europea hanno affermato che le elezioni non hanno rispettato gli standard internazionali in materia ma hanno tuttavia riconosciuto che si è trattato di un importante passo per l'attuazione dell'Accordo completo di pace.

Sono proseguiti gli scontri nella zona di Jeben Marra, in Darfur, tra le forze governative e i gruppi armati di opposizione. Non sono disponibili informazioni dettagliate, poiché il governo ha impedito l'accesso in quella zona all'Onu e alle organizzazioni umanitarie.

A febbraio, 57 persone accusate di aver partecipato all'attacco contro la capitale Khartoum nel 2008 (tra cui 50 condannati a morte) sono state rilasciate a seguito dell'Accordo per porre fine al conflitto in Darfur, firmato dal governo e dal gruppo armato di opposizione Movimento giustizia e uguaglianza.

Ciad

Il governo ha chiesto alla componente militare della missione dell'Onu (Minurcat) di lasciare il paese alla scadenza del mandato, fissata al 26 maggio. Sulla base dei negoziati in corso, la presenza della Minurcat potrebbe essere prolungata ma senza le risorse né il mandato per proteggere la popolazione civile, che rischia di essere vittima degli attacchi dei gruppi armati di opposizione, delle bande criminali, delle milizie irregolari e delle forze di sicurezza. I responsabili di queste violazioni godono di un'impunità pressoché totale. Le forze di sicurezza, negli anni scorsi, non sono state in grado di proteggere i civili nell'est del paese, dove si trovano anche 250.000 rifugiati sudanesi del Darfur e 170.000 profughi interni ciadiani.

Repubblica Democratica del Congo

Il governo ha chiesto il ritiro della missione dell'Onu (Monuc) entro giugno 2011 e quello delle truppe dell'Onu non dispiegate nella zona orientale, entro la fine del 2010. Il Consiglio di sicurezza si pronuncerà su queste richieste dopo una visita del Segretario generale. Un ritiro prematuro della componente militare della Monuc comprometterebbe la sicurezza dei civili e determinerebbe un improvviso aumento della violenza.

Americhe

Argentina

Reynaldo Benito Bignone, l'ultimo presidente militare dell'Argentina, è stato condannato a 25 anni di carcere. Insieme ad altri cinque militari, è stato giudicato colpevole della sparizione forzata e della tortura di 56 persone, passate tra il 1976 e il 1978 nel famigerato centro di detenzione militare di Campo de Mayo, alla periferia della capitale Buenos Aires.

Brasile

Ad aprile, la Corte suprema federale ha confermato l'interpretazione secondo cui i crimini commessi dai membri dei governi militari tra il 1964 e il 1985 erano atti politici e dunque coperti dalla legge di amnistia del 1979. Questa legge protegge i membri dei governi militari dell'epoca dai procedimenti giudiziari per omicidi extragiudiziali, torture e stupri. A differenza di molti altri paesi della regione, il Brasile non ha processato alcuna persona per le gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle giunte militari.

Colombia

A gennaio, diversi alti ufficiali dei servizi civili d'intelligence (Das), alle dirette dipendenze del presidente, sono stati incriminati per vari reati in relazione a un'operazione illegale ampia e di vasta portata condotta contro presunti oppositori, inclusi difensori dei diritti umani, alcuni dei quali erano stati minacciati, uccisi o sottoposti a procedimenti penali infondati. Rimane ancora da chiarire chi abbia effettivamente ordinato quell'operazione e se intercettazioni e pedinamenti illegali siano ancora in corso.

Cuba

Sette anni dopo l'arresto di 75 dissidenti, avvenuto il 18 marzo 2003, 53 continuano a essere ancora imprigionati mentre uno di loro, Orlando Zapata Tamayo, è morto il 22 febbraio dopo aver portato avanti uno sciopero della fame per diverse settimane, come forma di protesta contro le condizioni carcerarie.

Haiti

Il devastante terremoto di gennaio ha ucciso oltre 225.000 persone e ne ha costrette oltre un milione a rifugiarsi in campi di fortuna nella capitale Port-au-Prince e nei suoi dintorni. Le condizioni di vita nei campi restano disperate, nonostante la forte presenza delle organizzazioni umanitarie internazionali. La mancata protezione delle donne e delle bambine dalla violenza sessuale e di genere rimane motivo di grande preoccupazione.

Honduras

Tra marzo e aprile sono stati assassinati sei giornalisti, in continuità con un anno di violenti attacchi e atti intimidatori nei confronti degli operatori dell'informazione, soprattutto coloro che svolgevano inchieste sulla criminalità organizzata e sulle violazioni dei diritti umani e che avevano preso posizione contro il colpo di stato dello scorso giugno, che aveva costretto all'esilio il presidente José Manuel Zelaya Rosales.

Stati Uniti d'America

L'accertamento delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse dalle passate amministrazioni nel contesto della lotta al terrorismo rimane pressoché nullo, soprattutto per quel che riguarda il programma di detenzioni segrete diretto dalla Cia. Gli Usa continuano ad avere un atteggiamento ostruzionistico nelle cause intentate dalle vittime delle violazioni dei diritti umani. Nonostante il presidente Obama abbia emesso un ordine per chiudere Guantánamo Bay entro il gennaio 2010, il centro di detenzione è ancora aperto e vi si trovano 181 prigionieri. Il nuovo Manuale per le commissioni militari emesso dal Pentagono ad aprile conferma che l'amministrazione Usa si riserva il diritto di trattenere a tempo indeterminato un detenuto che sia stato prosciolto da una commissione militare.

Asia e Pacifico

Afghanistan

La Jirga consultiva di pace (forum informale di leader tribali e politici) si riunirà il 29 maggio a Kabul per discutere di negoziati di pace coi talebani. Vi prenderanno parte oltre un migliaio di rappresentanti governativi, esponenti del potere giudiziario, leader religiosi, rappresentanti di vari gruppi e delle missioni diplomatiche straniere.

Sri Lanka

Il partito al governo ha ottenuto la maggioranza dei seggi nelle elezioni parlamentari dell'8 aprile, rafforzando il potere del presidente Rajapaksa. Questi ha sciolto il ministero dei Diritti umani e ha nominato viceministro per la Stampa e l'Informazione un uomo politico controverso, accusato di aver organizzato e anche di aver preso parte ad aggressioni contro giornalisti. Il 5 maggio, a seguito delle denunce degli organismi che si occupano di libertà d'informazione, il neoministro ha dato le dimissioni. Vinayagamoorthy Muralitharan, meglio conosciuto come Colonnello Karuna, ex leader di una fazione dissidente delle Tigri per la liberazione della patria Tamil, è stato nominato viceministro per i Reinsediamenti. Amnesty International chiede che sia indagato per aver reclutato e impiegato bambini soldato oltre che per altre violazioni dei diritti umani.

India

Un comitato di esperti istituito dal governo ha pubblicato un rapporto sulle attività della compagnia mineraria Vedanta Resources, confermando gli abusi dei diritti umani già denunciati da Amnesty International a febbraio. Il comitato era stato nominato a seguito delle proteste dei nativi dello stato dell'Orissa e di una intensa campagna promossa da Amnesty International e da altre organizzazioni internazionali non governative. La costruzione di una miniera per l'estrazione della bauxite è stata sospesa, in attesa che le autorità dell'Orissa riferiscano al governo centrale.

Myanmar

L'8 marzo, il governo ha emanato cinque leggi riguardanti le elezioni nazionali e regionali (le prime in 20 anni) che dovrebbero svolgersi verso la fine dell'anno. Una di queste, la legge sulla registrazione dei partiti politici, vieta a tutti i prigionieri politici (compresa Aung San Suu Kyi) di far parte di un partito politico. Il partito di Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia, si è trovato così costretto a decidere se espellere la Nobel per la pace e chiedere di essere riammesso alle elezioni, oppure ritirarsi e rischiare lo scioglimento. Alla fine di marzo, ha deciso di boicottare le elezioni, a causa di leggi elettorali "inique e ingiuste". La stessa posizione è stata assunta da una serie di partiti minori che rappresentano le minoranze etniche.

Thailandia

A marzo, il Fronte unito per la democrazia contro la dittatura (Udd) ha ripreso a manifestare nelle strade della capitale Bangkok, chiedendo lo scioglimento del parlamento e nuove elezioni. Molti militanti dell'Udd, conosciuti come "camicie rosse", sostengono l'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, deposto da un colpo di stato nel 2006 e da allora autoesiliatosi. All'inizio di maggio, il primo ministro Abhisit ha annunciato un piano di riconciliazione in cinque punti, che prevede lo scioglimento del parlamento a settembre e lo svolgimento delle elezioni a novembre.

Cina

È proseguita la persecuzione nei confronti degli avvocati che si occupano della difesa dei diritti umani. Di recente le autorità hanno revocato la licenza a due noti penalisti e hanno emanato nuove misure per la punizione di attività illegali da parte di avvocati e studi legali, la cui entrata in vigore è prevista il 1° giugno. Un sempre maggior numero di avvocati segnala che viene impedito loro di lavorare in distretti in cui non hanno il domicilio, sebbene ciò non sia previsto dalla legge.

Pena di morte

Il 30 aprile a Taiwan, nonostante il governo abbia ribadito che il suo obiettivo di lungo termine è l'abolizione della pena di morte, hanno avuto luogo le prime quattro esecuzioni dal dicembre 2005. Recenti dichiarazioni e atti del governo della Corea del Sud fanno temere nel breve periodo una ripresa delle esecuzioni. La Corte costituzionale ha dichiarato che la pena capitale non viola la Costituzione.

Europa e Asia centrale

Kirghizistan

All'inizio di aprile, la tensione tra il governo e l'opposizione sui temi della corruzione e dell'aumento dei prezzi dell'energia è sfociata in scontri tra forze di sicurezza e manifestanti in tutto il paese. Nella capitale Bishkek sono morte 85 persone e altre centinaia sono rimaste ferite. I sostenitori dell'opposizione hanno preso il controllo della presidenza e, l'8 aprile, una coalizione di 14 partiti ha formato un governo ad interim. La leader nominata, l'ex ministro degli Esteri Roza Otunbaeva, ha comunicato che la nuova amministrazione, che aveva assunto il controllo del paese, sciolto il parlamento e nominato nuovi ministri, rimarrà in carica fino alle elezioni di ottobre.

Federazione Russa

Il 29 marzo un duplice attentato suicida in due stazioni centrali della metropolitana di Mosca, in orario di punta, ha provocato 40 morti e oltre 60 feriti.

Georgia

Le autorità de facto dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud e le forze armate russe hanno continuato a limitare i diritti e le libertà della popolazione civile delle aree sotto il loro controllo e di quelle che si trovano nei pressi della Linea amministrativa di confine (Abl). I cittadini di etnia georgiana residenti in Abkhazia hanno subito vessazioni da parte delle forze abkhaze e russe. Episodi analoghi, ma anche omicidi, sono stati segnalati in alcuni dei villaggi situati lungo l'Abl, nella zona in cui costeggia l'Ossezia del Sud. Sono anche pervenute denunce di civili arrestati per aver cercato di varcare illegalmente l'Abl tra Georgia e Ossezia del Sud.

I Balcani e l'eredità dei crimini di guerra

Il 18 gennaio, l'ufficio della procura di stato della Bosnia ed Erzegovina ha emesso un mandato di cattura nei confronti di Dusko Jevic, Mendeljev Djuric e Goran Markovic per le responsabilità singole e di comando esercitate a Srebrenica nel luglio 1995, quando oltre 7000 bosniaci-musulmani vennero uccisi dall'esercito serbo-bosniaco. I tre uomini sono accusati di genocidio e stupro. Si tratta del primo provvedimento per il massacro di Srebrenica. Il 31 marzo, il parlamento della Serbia ha ufficialmente condannato il "massacro di migliaia di musulmani adulti e giovani", ha presentato le sue scuse alle vittime ma non ha riconosciuto che si sia trattato di un genocidio.

Bielorussia

Due prigionieri condannati per omicidio nel 2009, Vasily Yuzepchuk e Andrei Zhuk, sono stati fucilati a marzo senza che fosse stato loro permesso di incontrare per l'ultima volta i familiari, i quali a loro volta non sono stati preventivamente informati dell'esecuzione.

Diritti umani e sicurezza

Il 26 gennaio è stato reso pubblico un rapporto sulle detenzioni segrete, basato su uno studio congiunto al quale hanno partecipato il Relatore speciale sulla promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contrasto al terrorismo, il Relatore speciale sulla tortura, il Gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie e il Gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate e involontarie. Il rapporto ha messo in evidenza la dimensione globale delle detenzioni segrete e ha fornito informazioni sulla diffusione del fenomeno in Europa.

In Spagna, a gennaio è stata aperta un'indagine sulle presunte torture subite da un cittadino spagnolo, Ahmed Abderraman Hamed, a Guantánamo Bay. Secondo la corte che ha avviato il procedimento, il dipartimento di Giustizia degli Usa non ha agito per indagare e svolgere processi sulle denunce di casi di tortura nel centro di detenzione.

Nel Regno Unito, a febbraio, la Corte d'appello ha ordinato la pubblicazione di informazioni, precedentemente secretate, relative al trattamento subito a Guantánamo Bay da un cittadino britannico, Binyam Mohamed.

Italia

Il "Piano nomadi" di Roma ha causato lo sgombero forzato di centinaia di rom e ha aperto la strada ad altre migliaia di sgomberi nei prossimi mesi. Il piano prevede la distruzione di oltre 100 campi rom nella capitale e il trasferimento di circa 6000 rom in 13 campi, nuovi o ampliati, alla periferia della capitale. Negli ultimi mesi, centinaia di famiglie rom sono state già sgomberate da almeno cinque campi.

Medio Oriente e Africa del Nord

Egitto

L'11 maggio, il perdurante stato d'emergenza è stato prorogato da un voto parlamentare per altri due anni. I poteri di emergenza sono stati usati per tutto il periodo per ridurre al silenzio il dissenso, anche attraverso l'arresto di attivisti politici del movimento "6 aprile" e di aderenti ai Fratelli musulmani. Alcune manifestazioni sono state disperse ricorrendo a un uso apparentemente eccessivo della forza. La tensione politica è stata esacerbata dalle cattive condizioni di salute del presidente Hosni Mubarak, dalle ipotesi relative alla sua successione e dal ritorno nel paese di Mohamed el-Baradei, il noto ex presidente dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, che è dato per candidato alle elezioni presidenziali del prossimo anno.
Le guardie di frontiera hanno continuato a usare impunemente la forza letale contro migranti e possibili richiedenti asilo e rifugiati che cercavano di entrare in Israele. In totale, nei primi cinque mesi del 2010, sono state uccise 16 persone, che si aggiungono alle 19 uccise nel 2009.

Iran

Il governo ha continuato a colpire ogni forma di dissenso all'indomani delle manifestazioni di massa seguite al contestato esito delle elezioni presidenziali del giugno 2009. Le autorità hanno impiegato le forze paramilitari Basiji e altre forze di sicurezza per impedire le proteste e hanno arrestato altre centinaia di attivisti politici, giornalisti, studenti e difensori dei diritti umani e dei diritti delle donne. Sono proseguiti i "processi farsa", che al termine di procedimenti grossolanamente iniqui hanno portato a lunghe condanne al carcere e, in alcuni casi, alla pena di morte. Due persone sono state impiccate a gennaio in relazione alle proteste del 2009. Le autorità hanno anche adottato duri provvedimenti contro gli attivisti delle minoranze etniche, come i curdi, spesso accusati di opporsi allo stato con le armi; in alcuni casi, gli accusati sono stati messi a morte al termine di processi profondamente iniqui. L'Iran continua a essere uno dei principali esecutori di condanne a morte, anche nei confronti di minorenni al momento del reato.
In occasione dell'Esame periodico universale tenuto dal Consiglio Onu dei diritti umani a febbraio, il governo ha respinto molte delle principali raccomandazioni formulate da altri stati per migliorare il rispetto dei diritti umani nel paese.

Iraq

Attentati mortali, attacchi suicidi e altri attacchi violenti contro la popolazione civile sono stati portati a termine nel periodo che ha preceduto e seguito le elezioni nazionali del 7 marzo, da parte di gruppi armati che si oppongono al governo e alla presenza statunitense nel paese. Le elezioni hanno dato una risicata vittoria alla Lista per l'Iraq guidata dal sunnita Iyad Allawi, nei confronti dell'Alleanza per lo stato di diritto del primo ministro Nuri al Maliki, tra accuse reciproche di brogli. Alla metà di maggio, il nuovo governo doveva essere ancora formato. In un clima di crescente instabilità e violenza, i civili vengono presi di mira anche a causa della loro religione, etnia, identità sessuale o attività professionale e di volontariato, come nel caso di giornalisti e difensori dei diritti umani. La tensione si è acuita anche nella regione semiautonoma del Kurdistan e a farne le spese, vittime di aggressioni e agguati mortali, sono stati tanto i giornalisti indipendenti quanto i sostenitori di una nuova formazione politica che ha preso parte alle elezioni, sfidando i due principali partiti. 

Israele/Territori palestinesi occupati

Un anno dopo la fine dei 22 giorni di conflitto a Gaza e nel sud d'Israele, l'accertamento delle responsabilità rimane una chimera. Tuttavia, sia gli israeliani che i palestinesi hanno fornito informazioni alle Nazioni Unite, poco prima della scadenza fissata per riferire sulle indagini svolte in relazione ai crimini di guerra e ai possibili crimini contro l'umanità identificati nel settembre 2009 dal rapporto della Commissione Goldstone. Israele ha comunicato che indagini erano state svolte o erano in corso, senza però soddisfare i criteri indicati dall'Onu ("indipendenti, credibili e in conformità con gli standard internazionali"). Le informazioni fornite da Hamas indicano che non è stata condotta alcuna seria indagine. Il Consiglio Onu dei diritti umani ha concesso altro tempo alle due parti per dimostrare la volontà e la capacità di accertare i fatti, lasciando comunque aperta la strada all'ipotesi di differire la materia al procuratore della Corte penale internazionale. Nel frattempo, il continuo blocco imposto da Israele a Gaza continua a esacerbare in modo crudele le difficoltà generate dalla devastazione del conflitto e dalle sue conseguenze.

Yemen

Gli scontri tra le forze governative e i ribelli Huthi nella regione di Sa'da sono cessati a febbraio a seguito di un cessate il fuoco, ma la situazione rimane instabile. Circa 250.000 persone hanno dovuto lasciare la zona a seguito del conflitto. Sono proseguite le manifestazioni, ad Aden e altrove, contro il governo accusato di discriminare gli abitanti del sud. Le proteste sono aumentate d'intensità a causa della mano pesante usata dal governo per reprimere precedenti manifestazioni mediante esecuzioni extragiudiziali e uso eccessivo della forza, inclusa quella letale.

All'inizio dell'anno, sono diventate di drammatica attualità tanto la dimensione della minaccia posta dalla presenza di presunti militanti di al-Qaeda nel paese quanto le modalità repressive utilizzate dal governo per combatterla. Il tutto, all'indomani del tentativo di un cittadino nigeriano, che si ritiene fosse stato in Yemen e lì avesse ricevuto addestramento, di far esplodere un aereo di linea nei cieli statunitensi il 25 dicembre 2009.