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Kenya: manifestante ucciso dalla polizia

Data di pubblicazione dell'appello: 16.07.2010

Status dell'appello: chiuso

Aggiornamento AU: 160/10 AFR 32/009/2010

Insediamento abitativo precaro in Kenya© Amnesty International
Insediamento abitativo precaro in Kenya© Amnesty International

Grazie alle 2634 persone che hanno firmato l'appello sul nostro sito. vi terremo aggiornati sull'evoluzione del caso.
 
1° aggiornamento Jackson Maina Kihato, 74 anni, è stato ucciso dalla polizia il 19 luglio, a Kabete Nitd, Nairobi. Stava partecipando alle proteste contro gli sgomberi forzati del 10 luglio, che hanno colpito circa 1000 persone le quali hanno visto distruggere le loro case e le loro bancarelle. 

Tra i manifestanti, c'erano soprattutto donne che lavoravano nella parte del sito adibita a mercato prima della demolizione. I manifestanti avevano bloccato la strada vicina al sito per protestare. La polizia, giunta sul luogo, ha prima utilizzato i gas lacrimogeni e, dopo il tentativo dei manifestanti di evitare l'effetto degli stessi usando tessuti umidi e di disperdersi, ha colpito le persone con bastoni per liberare la strada.

Secondo quanto riportato, Jackson Maina Kihato, assistendo all'aggressione di una donna da parte di un poliziotto, avrebbe protestato per questo trattamento con un altro agente. Quest'ultimo, che si trovava a breve distanza dall'uomo, gli avrebbe sparato al petto.

L'uomo è morto prima dell'arrivo dei soccorsi. Jackson Maina Kihato e sua moglie avevano un'attività commerciale a Kabete Nitd, prima della sua demolizione.

 
Centinaia di persone sono rimaste senzatetto dopo uno sgombero forzato di massa da parte del governo keniota. Hanno urgente bisogno di cibo, acqua e riparo. Lo sgombero forzato ha colpito circa 1000 abitanti e commercianti dell'insediamento di Kabete Nitd, nella capitale Nairobi. Altri residenti credono che vi sarà un altro sgombero a breve. 

Poco prima della mezzanotte del 10 luglio, i residenti e i commercianti di Kabete Nitd hanno visto i bulldozer del consiglio  municipale di Nairobi distruggere circa 470 bancarelle e 100 case. Nonostante fossero girate voci di sgombero tra i residenti e i commercianti, questi non sono stati avvisati o informati né tantomeno consultati. Durante lo sgombero, molte persone stavano dormendo e hanno avuto solo qualche minuto per scappare dalle case, prima che fossero distrutte. Molti hanno perso tutti i loro averi. La maggior parte dei commercianti è stata sgomberata forzatamente dalle bancarelle, perdendo tutta la merce e i mezzi di sostentamento; solo alcuni hanno potuto continuare la loro attività sulle macerie di quelle che erano state le loro bancarelle. Il 13 luglio un bulldozer è tornato per spianare nuovamente l'area del mercato. Secondo fonti in Kenya, la maggior parte delle persone che lavoravano al mercato era costituita da donne, che lo sgombero forzato ha costretto in una situazione di povertà ancora più profonda. Centinaia di persone, per lo più donne e bambini, sono state lasciate senza riparo e stanno dormendo all'aperto prive di coperte o vestiti pesanti, nel mese più freddo per il Kenya. Molti di loro non hanno denaro per comprare il cibo o altri beni di prima necessità. I residenti credono che un'altra parte dell'insediamento, che ospita circa 250 persone, rischi di essere demolita a breve.

I commercianti erano stati trasferiti a Kabete dal governo appena due mesi fa. In base al diritto internazionale, le persone interessate devono essere consultate, gli sgomberi devono essere adeguatamente notificati e deve essere previsto un piano di riallocazione. Gli sgomberi forzati avvenuti recentemente a Kabete non hanno rispettato queste salvaguardie e hanno completamente ignorato il piano di riallocazione che era stato concertato con la comunità.