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Siria, Amnesty International denuncia torture atroci e uccisioni sommarie nei centri segreti di detenzione dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante

CS159 - 19/12/2013

Combattenti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante © Ayman Alèp/Demotix
Combattenti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante © Ayman Alèp/Demotix

In un documento pubblicato il 19 dicembre 2013, Amnesty International denuncia la diffusione della tortura, delle frustate e delle uccisioni sommarie nelle prigioni segrete dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), un gruppo armato che controlla ampie zone della Siria settentrionale.


L'Isis, che afferma di applicare rigidamente la shari'a (legge islamica) nelle zone che controlla, sopprime violentemente i diritti della popolazione locale.


Nel suo documento di 18 pagine, intitolato "Stato di paura: abusi commessi dall'Isis nei centri di detenzione della Siria settentrionale", Amnesty International descrive sette centri di detenzione diretti dall'Isis nel governatorato di al-Raqqa e ad Aleppo.


"Tra le persone sequestrate dall'Isis Ci sono anche bambini di otto anni, detenuti in condizioni crudeli e disumane insieme agli adulti" - ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.


Dalle testimonianze di ex detenuti emerge un campionario scioccante di abusi: frustate con cavi elettrici e cinghie dei generatori, scariche elettriche e la tortura dello "scorpione" in cui il detenuto viene immobilizzato in una posizione estremamente dolorosa, con entrambi i polsi legati dietro una spalla.


Le persone detenute dall'Isis sono accusate di furto o altri reati comuni, di "crimini" contro l'Islam come fumare sigarette o avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Altre sono state sequestrate per aver messo in discussione il comando dell'Isis o perché appartenevano a gruppi armati rivali nell'ambito dell'opposizione al governo siriano. L'Isis è sospettato anche di aver sequestrato e imprigionato cittadini stranieri, giornalisti inclusi.


Secondo le testimonianze ottenute da Amnesty International, neanche ai bambini vengono risparmiate le frustate. Un padre ha raccontato il tormento di aver dovuto ascoltare le urla di suo figlio, torturato nella stanza accanto. Due detenuti hanno visto un ragazzo di 14 anni subire oltre 90 frustate durante un interrogatorio nella prigione di Sadd al-Ba'ath, nel governatorato di al-Raqqa. Un altro 14enne, accusato del furto di una motocicletta, è stato frustato ripetutamente per diversi giorni.


"Frustare una persona, per non parlare di un bambino, è un atto crudele e disumano e una grave violazione dei diritti umani" - ha commentato Luther. "L'Isis deve cessare immediatamente di ricorrere alle frustate e ad altre pene crudeli e i suoi leader devono istruire le forze ai loro comandi al rispetto del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario".


Parecchi ex detenuti hanno riferito ad Amnesty International di essere stati sequestrati da uomini a volto coperto, che li hanno portati in località sconosciute, dove sono rimasti anche per 55 giorni. Alcuni di loro non hanno mai capito dove sono stati trattenuti, ma Amnesty International ha identificato prigioni dell'Isis in sette località: Mabna al-Mohafaza, Idarat al-Markabat e al-Mer'ab nella città di al-Raqqa; Sadd al Ba'ath e al-'Akershi nel governatorato di al-Raqqa;  Mashfa al-Atfal e Maqar Ahmed Qaddour ad Aleppo.


La prigione di Sadd al-Baa'th è alle spalle di una diga sul fiume Eufrate, nei pressi di al-Mansura. Qui, il giudice del tribunale locale della shari'a, che si presenta invariabilmente con una cintura imbottita di esplosivo, ha istituito il regno del terrore sui detenuti.


Ex detenuti lo accusano di presiedere "processi" grottescamente iniqui, della durata di pochi minuti e alla presenza di altri prigionieri, che culminano con condanne a morte eseguite di lì a poco o con sessioni impietose di frustate; in almeno un caso, egli ha direttamente preso parte.

Nell'impianto petrolifero di al-'Akershi, che l'Isis ha utilizzato anche come centro d'addestramento militare, viene praticata la tortura dello scorpione. Un ex detenuto ha trascorso 40 giorno in isolamento, parte dei quali incatenato in una piccola stanza piena di apparecchi elettrici e col pavimento bagnato di benzina.


"Dopo anni in cui ha subito la brutalità del regime di Assad, la popolazione di al-Raqqa e di Aleppo ora è alla mercé di una nuova tirannia imposta dall'Isis, in cui le detenzioni arbitrarie, la tortura e le esecuzioni sono all'ordine del giorno" - ha sottolineato Luther.


Amnesty International chiede alla comunità internazionale di adottare misure concrete per fermare il flusso di armi e di altro sostegno all'Isis e ad altri gruppi armati coinvolti in crimini di guerra e in altri gravi abusi dei diritti umani.


"Il governo turco, in particolare, dovrebbe impedire che il suo territorio venga usato dall'Isis per trasferire armi e reclute in Siria. Gli stati del Golfo che hanno espresso supporto per i gruppi armati che si oppongono al governo siriano, dovrebbero a loro volta impedire il flusso di armi, equipaggiamento e altro materiale all'Isis, a causa del suo agghiacciante operato in materia di diritti umani" - ha concluso Luther.


Amnesty International rinnova la sua richiesta al governo siriano affinché ponga fine alla sua parte di violazioni dei diritti umani (tra cui il ricorso alla tortura nei centri di detenzione) e consenta libero accesso sul territorio alla Commissione internazionale indipendente d'inchiesta, alle organizzazioni umanitarie e alle organizzazioni per i diritti umani.

 
 

Leggi tutte le altre notizie sulla situazione in Siria: www.amnesty.it/mena/Siria

 

FINE DEL COMUNICATO     Roma, 19 dicembre 2013




Per interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail press@amnesty.it