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Siria, Yarmuk sotto assedio: una storia dell'orrore fatta di crimini di guerra, fame e morte

CS031 - 10/03/2014

 
 
Campo profughi di Yarmuk © unrwa.org

Un nuovo rapporto diffuso oggi da Amnesty International documenta crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi nei confronti dei civili palestinesi e siriani residenti a Yarmuk, il campo alla periferia della capitale Damasco sotto assedio da parte delle forze governative.

Il rapporto, intitolato "Vite schiacciate: crimini di guerra contro i civili sotto assedio" e pubblicato alla vigilia del terzo anniversario dell'inizio della crisi siriana, denuncia la morte di quasi 200 persone da quando, nel luglio 2013, l'assedio si è fatto più stringente ed è stato tagliato l'accesso a cibo e medicinali fondamentali. Secondo le ricerche di Amnesty International, 128 delle vittime sono morte di fame.

"La vita a Yarmuk è diventata sempre più insopportabile per persone disperate, affamate e intrappolate in un ciclo di sofferenza da cui non sanno come poter uscire. La popolazione di Yarmuk è trattata come una pedina di guerra in un gioco mortale di cui non ha il controllo" - ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.  

Secondo il rapporto, le forze governative e i loro alleati hanno ripetutamente compiuto attacchi, compresi raid aerei e pesanti bombardamenti, contro edifici civili tra cui scuole, ospedali e una moschea. Alcuni degli obiettivi degli attacchi erano stati adattati a rifugi per profughi interni provenienti da altre zone di conflitto.

Sono stati presi di mira anche medici e operatori sanitari. 

"Lanciare attacchi indiscriminati contro le aree civili, provocando morti e feriti, è un crimine di guerra. Colpire ripetutamente una zona densamente popolata, da cui i civili non hanno modo di fuggire, dimostra un'attitudine spietata e un vile disprezzo per i principi più elementari del diritto internazionale umanitario" - ha affermato Luther.

Almeno il 60 per cento di coloro che si trovano ancora a Yarmuk soffre di malnutrizione. Gli abitanti hanno detto ad Amnesty International che non mangiano frutta o verdura da mesi. I prezzi sono saliti alle stelle e un chilo di riso può costare anche più di 70 euro. 

"Le forze siriane stanno commettendo crimini di guerra usando la fame dei civili come arma di guerra. I terrificanti racconti delle famiglie che si sono ritrovate costrette a mangiare gatti e cani e di civili attaccati dai cecchini mentre cercavano cibo fuori dal campo, sono diventati familiari in questa storia dell'orrore che si è materializzata a Yarmuk" - ha sottolineato Luther. 

Il campo è senza fornitura di energia elettrica dall'aprile 2013. 
Nonostante la fornitura a intermittenza di razioni alimentari da parte dell'agenzia delle Nazioni Unite Unrwa tra gennaio e febbraio 2014, gli aiuti arrivati sono del tutto inadeguati a sopperire alle necessità di base. Gli operatori umanitari li hanno definiti "una goccia nell'oceano". La ripresa dei bombardamenti negli ultimi giorni ha significato ancora una volta l'interruzione delle forniture. 

"Il numero dei morti aumenta e la situazione è disperata. È atroce pensare che in molti casi si sarebbero potute salvare vite umane se fossero state disponibili cure mediche adeguate"- ha commentato Luther.

Amnesty International ha avuto notizia di donne morte durante la gravidanza. Anche i bambini e gli anziani sono stati colpiti in modo particolarmente grave: 18 tra bambini e neonati sono morti. Tra le complicazioni riferite, quelle dovute all'ingerimento di cibo non commestibile, di piante velenose e di carne di cane.

La maggior parte degli ospedali ha dovuto chiudere e quelli aperti sono privi persino dei medicinali di prima necessità. In alcuni casi, secondo quanto raccontato ad Amnesty International dai residenti del campo, i gruppi armati di opposizione hanno rubato i medicinali e le ambulanze.

Gli stessi operatori sanitari sono stati presi di mira. Almeno 12 di essi sono stati arrestati durante l'assedio, nella maggior parte dei casi ai posti di blocco. Sei risultano "scomparsi" dopo essere stati fermati dalle forze governative. Si ritiene che almeno un medico sia morto sotto tortura.

"Prendere di mira i medici e gli operatori sanitari che stanno cercando di prestare cure agli ammalati e ai feriti è un crimine di guerra. Tutte le parti devono cessare di attaccare il personale medico e gli operatori umanitari" - ha sottolineato Luther.

A Yarmuk sono state arrestate almeno 150 persone, oltre 80 delle quali si ritiene siano ancora in stato di detenzione. Amnesty International chiede l'immediato e incondizionato rilascio di tutti coloro che sono stati arrestati solo a causa della loro opinione o identità politica.

"L'assedio di Yarmuk è una punizione collettiva nei confronti della popolazione civile. Il governo siriano deve immediatamente porre fine all'assedio e consentire alle agenzie umanitarie di entrare nel campo per assistere, senza essere ostacolate, la popolazione civile" - ha proseguito Luther.

Il mese scorso, il Consiglio di sicurezza aveva adottato una risoluzione che chiedeva a tutte le parti in conflitto di porre fine all'assedio dei centri abitati, di consentire l'accesso senza ostacoli delle agenzie umanitarie e di porre fine alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. La risoluzione non ha ancora portato a un significativo miglioramento nella situazione delle popolazioni assediate. 

"L'assedio di Yarmuk è il più mortale di una serie di blocchi armati imposti dalle forze armate governative e dai gruppi armati di opposizione nei confronti di 250.000 civili in tutta la Siria. Questi assedi stanno causando incommensurabili sofferenze umane e devono cessare immediatamente" - ha concluso Luther.

Amnesty International continua a chiedere che chiunque sia sospettato di aver commesso od ordinato crimini di guerra o crimini contro l'umanità sia sottoposto alla giustizia, anche attraverso il deferimento della situazione in Siria al procuratore della Corte penale internazionale. Secondo lo statuto di Roma della Corte, determinati atti - tra cui l'omicidio, la tortura e la sparizione forzata - costituiscono un crimine contro l'umanità se condotti contro la popolazione civile come parte di un attacco sistematico e su larga scala.

 

FINE DEL COMUNICATO               Roma, 10 marzo 2014

Per interviste: Amnesty International Italia - Ufficio Stampa 
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it