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Usa: il presidente Obama s'impegna a chiudere Guantánamo

23 febbraio 2016

Amnesty International ha espresso apprezzamento, attraverso la direttrice del programma Sicurezza e diritti umani della sua sezione statunitense, Naureen Shah, per l'impegno assunto finalmente dal presidente Barack Obama a chiudere il centro di detenzione di Guantánamo Bay.

L'organizzazione per i diritti umani attende di conoscere i dettagli del piano ma rileva come la proposta di proseguire, in alcuni casi, la detenzione senza processo in territorio statunitense sia insensata. Non soddisferà i membri del Congresso che vorrebbero rendere Guantánamo una prigione offshore permanente per le persone catturate in una guerra globale apparentemente infinita, né porrà fine alla detenzione a tempo indeterminato.

"La possibilità di un nuovo, parallelo sistema di detenzione a tempo indeterminato e senza processo all'interno degli Usa costituirebbe un pericoloso precedente. Se attuata, assesterebbe un duro colpo ai principi basilari della giustizia penale" - ha commentato Shah.

"Il presidente Obama fa bene a contrastare l'opposizione del Congresso rispetto alla chiusura di Guantánamo e a rinnovare il suo favore per soluzioni che contemplino lo svolgimento di procedimenti giudiziari nelle corti ordinarie federali. Apprezziamo il fatto che respinga la paura, l'odio e l'ignoranza che ancora alimentano l'esistenza del centro di detenzione" - ha sottolineato Shah.

Secondo Amnesty International, il centro di detenzione di Guantánamo dev'essere chiuso e non trasferito altrove.

Nell'ottobre 2015, l'organizzazione per i diritti umani aveva sollecitato il presidente Obama a includere in ogni eventuale progetto di chiusura la fine della detenzione a tempo indeterminato e senza accusa né processo, l'abbandono delle commissioni militari in favore di tribunali federali, l'assunzione di responsabilità e il risarcimento per le violazioni dei diritti umani commesse a Guantánamo.

Le commissioni militari non solo non rispettano i principi fondamentali dei diritti umani ma non riescono neanche a ottenere giustizia. Chiunque sia sospettato dei crimini contro l'umanità dell'11 settembre 2011 dovrebbe essere processato in modo equo. Guantánamo e le commissioni militari non hanno fornito giustizia né potrebbero farlo. 

Coloro che hanno perso i loro cari negli attacchi dell'11 settembre meritano di ottenere giustizia e di ottenerla da vivi. I processi di fronte alle commissioni militari non solo è improbabile che inizino ma a maggior ragione è difficile che terminino nei prossimi anni. Quelli che si sono aperti violano gli standard internazionali sull'equità dei processi. 

Amnesty International chiede che i processi per violazioni dei diritti umani e reati di diritto internazionale si svolgano di fronte a tribunali civili e non militari. L'organizzazione è contraria inoltre a processi di imputati civili di fronte a tribunali militari.