
Aggiornamneto 13 maggio 2013
La condanna a tre mesi di carcere per aver partecipato a un "raduno illegale" di Zainab Al-Khawaja è stata confermata dalla Corte d'appello il 9 maggio. È una prigioniera di coscienza detenuta solo per aver pacificamente esercitato i suoi diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione.
Il 15 maggio la Corte d'appello dovrà inoltre emettere il verdetto nella causa contro di lei e l'attivista Ma'suma Sayyid Sharaf per la "riunione illegale", "incitamento all'odio contro il regime" e un ulteriore accusa di presunta aggressione degli agenti di polizia durante il loro arresto nel dicembre 2011.
Zainab Al-Khawaja ha portato avanti uno sciopero della fame tra il 17 e il 29 marzo 2013 in segno di protesta contro la decisione delle autorità carcerarie di negarle le visite settimanali della famiglia. Suo padre, Abdulhadi al-Khawaja, ha iniziato anche lui uno sciopero della fame per sostenere la protesta della figlia.
Zainab Al-Khawaja ha interrotto il suo sciopero della fame solo a causa del deterioramento della salute del padre e per convincerlo a porre fine alla sua azione. Secondo quanto riportato, il 2 aprile al Console della Danimarca e' stato impedito di far visita a Zainab Al-Khawaja.
Il 17 marzo le guardie carcerarie hanno deciso di negare le visite familiari a Zainab AL-Khawaja fino a quando lei non si decidera' ad indossare la divisa della prigione. Il rifiuto di Zainab di indossare l'uniforme carceraria proviene dalla convinzione che le divise sono indossate dai criminali e indossarla sarebbe un'ammissione di colpevolezza.
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Il 28 febbraio, l'attivista bahreinita Zainab Al-Khawaja è stata condannata a tre mesi di reclusione per "oltraggio a ufficiale" in un ospedale militare. Era stata assolta da questa accusa nel maggio 2012, ma il pubblico ministero era ricorso in appello.
Zainab Al-Khawaja è stata condannata a tre mesi di reclusione, il 28 febbraio, dalla corte d'appello della capitale Manama per "oltraggio a ufficiale" in un ospedale militare. La corte ha ribaltato il verdetto del tribunale penale di prima istanza, che l'aveva assolta il 2 maggio 2012. Il pubblico ministero è ricorso in appello contro questa sentenza.
Il 27 febbraio la corte d'appello ha confermato la condanna a due mesi di carcere per "distruzione di proprietà dello stato", perché aveva strappato una foto del re del Bahrein mentre era in carcere, nel maggio 2012. Ha già scontato questa pena.
La corte d'appello ha confermato anche un'altra condanna, a un mese di detenzione, pronunciata il 10 dicembre 2012 dal tribunale di prima istanza per "essere entrata in un zona interdetta" (piazza della Perla). Zainab Al-Khawaja aveva già trascorso otto giorni dietro le sbarre prima di essere rilasciata in attesa dell'appello.
La notte del 27 febbraio, Zainab Al-Khawaja è stata arrestata mentre manifestava pacificamente contro l'assoluzione di alcuni poliziotti, accusati di aver ucciso alcuni manifestanti, e contro il rifiuto delle autorità di consegnare il corpo di un manifestante ucciso alla sua famiglia, negandogli di conseguenza una degna sepoltura in un cimitero di propria scelta. Mahmoud al-Jazeeri, 20 anni, era morto in ospedale il 22 febbraio: era stato colpito da un lacrimogeno durante una manifestazione del 14 febbraio in occasione del secondo anniversario delle proteste in Bahrain.
Zainab Al-Khawaja ora si trova ora nel centro di detenzione femminile di Città Issa dove sta scontando una condanna a un periodo complessivo di tre mesi e 22 giorni di reclusione.
King
Shaikh Hamad bin 'Issa Al Khalifa
Office of His Majesty the King
P.O. Box 555
Rifa'a Palace, al-Manama, Bahrain
Fax: +973 1766 4587 (keep trying)
Sua maestà,
esprimo preoccupazione per Zainab Al-Khawaja, prigioniera di coscienza, detenuta solo per aver pacificamente esercitato i suoi diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione, e la invito a rilasciarla immediatamente e senza condizioni.
La sollecito ad annullare le condanne a pene detentive, a far cadere tutte le accuse e a ribaltare tutte le sue condanne.
La invito a rispettare e a proteggere i diritti alla libertà di espressione e di riunione, a garantire che tutte le organizzazioni per i diritti umani e i difensori dei diritti umani siano in grado di svolgere il proprio lavoro senza ostacoli, intimidazioni o maltrattamenti.
La ringrazio per l'attenzione.