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2014: la crisi a Gaza

attacchi aerei su Gaza@EPA
attacchi aerei su Gaza@EPA

Dopo il ritrovamento, il 30 giugno, dei corpi dei tre studenti di una scuola rabbinica rapiti il 18 giugno,  il rapimento e l'uccisione di un ragazzo palestinese, e la successiva repressione su vasta scala in Cisgiordania da parte di Israele (la chiusura del distretto di Hebron e del valico di Harez e l'arresto di 200 palestinesi presunti affiliati di Hamas), la situazione è degenerata in un conflitto armato tra Israele e Hamas e altri gruppi armati palestinesi operanti nella Striscia di Gaza.

L'8 luglio, Israele ha lanciato l'operazione "Margine protettivo" con centinaia di attacchi aerei su tutta la Striscia di Gaza, che hanno colpito migliaia di abitazioni - molto spesso senza il preavviso sufficiente all'evacuazione né la previsione di rifugi e vie sicure - centinaia di strutture mediche, almeno sei scuole gestite dall'Onu (e complessivamente 137 scuole della Striscia di Gaza) e l'unica centrale elettrica di Gaza, edifici governativi non militari. Nella notte del 29 luglio e il 30 luglio, un attacco israeliano ha colpito la scuola elementare di Jabaliya, gestita dall'Unrwa (l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi), causando almeno 20 morti e decine di feriti.

I dati aggiornati al 27 agosto parlano di 2139 palestinesi morti, tra cui oltre 490 bambini, più di 8600 feriti. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) sono almeno 500.000 gli sfollati, 300.000 rifugiati nelle scuole dell'Agenzia per i rifugiati palestinesi (Unrwa) e del ministero dell'Istruzione o in altre strutture pubbliche. Almeno altre 200.000 persone si sono rifugiate presso parenti e abitazioni private.

Oltre 20.000 abitazioni sono state distrutte o rese inagibili e 10.600 abitanti di Gaza sono rimasti senza casa. Le Nazioni Unite hanno stimato che il 71 per cento dei morti a Gaza sono civili, quasi la metà di loro donne e bambini. 

Gli attacchi israeliani hanno inoltre causato enormi danni alle infrastrutture idriche e sanitarie in tutta la Striscia di Gaza. Al 21 luglio, 1.200.000 persone (oltre la metà degli abitanti di Gaza) non ricevevano acqua potabile.

I danni ai servizi fognari e per il trattamento dei rifiuti, col conseguente rischio di contaminazione delle riserve idriche, hanno creato un'emergenza sanitaria.

Al 27 agosto, sono stati uccisi 64 soldati israeliani, cinque civili israeliani e un cittadino thailandese. 

 
Ambulanza distrutta durante un attacco del 21 luglio a Shujaiya@EPA
Ambulanza distrutta durante un attacco del 21 luglio a Shujaiya@EPA

Durante il conflitto, l'esercito israeliano ha schierato o utilizzato una vasta gamma di armi convenzionali, tra cui missili, sistemi di artiglieria di grosso calibro, droni militari anche per sistemi di armi e sorveglianza, aerei da combattimento, carri armati, veicoli corazzati, navi e armi leggere e di piccolo calibro (Salw) con corrispondenti munizioni. I gruppi armati palestinesi hanno usato o schierato lanciarazzi, razzi e Salw con corrispondenti munizioni. 

I gruppi armati palestinesi hanno lanciato 3700 razzi indiscriminati verso i centri civili israeliani. In tre occasioni l'Unrwa ha denunciato di aver rinvenuto razzi ammassati dai gruppi armati palestinesi all'interno di sue scuole che in quel momento non erano adibite a rifugi. 

Le parti in conflitto, in proporzioni diverse, si sono rese responsabili di crimini di guerra.


 

Le richieste di Amnesty International

Amnesty International ha chiesto a tutte le parti in conflitto di rispettare gli obblighi fondamentali ai sensi del diritto internazionale umanitario al fine di proteggere i civili. Pertanto tutte la parti in conflitto:

  • devono in ogni momento distinguere tra obiettivi civili e militari e dirigere i loro attacchi soltanto verso gli obiettivi militari;
  • non devono attaccare quando è possibile causare eccessive perdite civili o danni a obiettivi civili in relazione al concreto vantaggio militare previsto;
  • devono prendere le necessarie precauzioni nella protezione dei civili (in attacco e in difesa).
  • Per approfondire gli obblighi a cui sono tenute le parti in conflitto e quanto siano rispettati secondo Amnesty International e le richieste leggi il documento "Conflitto Israele/Gaza".
 

Sin dall'inizio Amnesty International ha sollecitato un'inchiesta internazionale su mandato dell'Onu sulle violazioni del diritto internazionale umanitario commesse da tutte le parti coinvolte, sia gli attacchi aerei israeliani su tutta la Striscia di Gaza sia i continui lanci indiscriminati di razzi su Israele da parte di gruppi armati palestinesi.

Il 23 luglio, il Consiglio dei diritti umani dell'Onu ha istituito una Commissione di inchiesta per indagare sulle violazioni del diritto internazionale "nei Territori Palestinesi Occupati, compresa Gerusalemme Est, in particolare nella Striscia di Gaza occupata, nel contesto delle operazioni militari condotte dal 13 giugno 2014, prima, durante e dopo". (leggi la posizione di Amnesty International sulla Commissione di inchiesta)

Amnesty International chiede, inoltre, all'Onu di imporre immediatamente un completo embargo sulle armi a Israele, Hamas e i gruppi armati palestinesi per prevenire ulteriori gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.

In attesa di tale embargo, tutti gli stati (in particolare i maggiori fornitori, per esempio gli Stati Uniti per Israele) devono sospendere tutti i trasferimenti di armi, munizioni e altri equipaggiamenti e tecnologia militare verso tutte le parti fino a quando ci sarà un rischio significativo che tali forniture saranno utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e gravi abusi dei diritti umani. 

Firma l'appello "Stati Uniti: basta armare Israele!"

 

Amnesty International in una lettera aperta del 1 agosto al Consiglio di sicurezza dell'Onu ha chiesto il deferimento della  situazione in Israele e nei Territori Occupati Palestinesi alla Corte penale internazionale affinché i responsabili di crimini di guerra e contro l'umanità commessi nel conflitto in corso siano portati davanti alla giustizia; ha inoltre sollecitato altre azioni quali l'imposizione di un embargo totale sulle armi verso tutte le parti in conflitto Approfondisci

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