
Grazie alle 3686 persone che hanno firmato questo appello! Vi terremo aggiornati sull'evoluzione del caso.
Più della metà della popolazione di Nairobi - circa due milioni di persone - vive in insediamenti abitativi precari (Iap), noti anche come slum. Stipati in baracche di fortuna su una superficie che è appena l'1% di terra disponibile della città, le persone vivono senza accesso all'acqua, agli ospedali, alle scuole e agli altri servizi pubblici essenziali.
Nella sola Kibera, il più grande Iap di Nairobi, risiede fino a un milione di persone, stipato su 550 acri di terra fradicia, a cavallo della principale linea ferroviaria. La maggior parte di esse riesce a stento ad affittare una baracca di fango o di legno senza servizi igienici né acqua corrente.
Gli abitanti degli Iap vivono sotto la minaccia costante degli sgomberi forzati, illegali secondo il diritto internazionale dei diritti umani. Gli sgomberi sono spesso realizzati con modalità brutali e le vittime non vengono risarcite nonostante perdano le loro case, il lavoro e i loro averi.
Talvolta dietro gli sgomberi forzati vi sono gli interessi di imprenditori privati e in alcuni casi quelli del governo. I residenti dell'insediamento di Deep Sea hanno subito ondate di sgomberi forzati da parte delle autorità keniote. Altri sgomberi forzati sono stati realizzati a causa di progetti governativi su infrastrutture come la costruzione di strade.
Nonostante rappresenti un'iniziativa positiva, il Programma di miglioramento degli Iap affronta poco o per nulla le urgenti e diverse necessità degli abitanti degli insediamenti precari di Nairobi.
Nonostante gli impegni del governo di assicurare abitazioni accessibili al di fuori degli Iap, le sue politiche sull'alloggio, tra cui i piani sulle abitazioni pubbliche a basso costo, non considerano prioritarie le persone che vivono negli Iap e in altri insediamenti precari né quei gruppi che possono trovarsi ad affrontare difficoltà maggiori nell'accedere al loro diritto a un'abitazione adeguata.