
In molti paesi dell'Unione europea (Ue) si può essere discriminati a causa di orientamento sessuale, religione o credo, età o disabilità e si possono incontrare barriere nell'accesso all'istruzione, alle cure sanitarie, all'alloggio e a numerosi servizi. Questo perché manca una legislazione europea che imponga standard minimi contro la discriminazione in ambiti diversi da quello lavorativo.
L'attuale normativa comunitaria non prevede un'eguale tutela contro la discriminazione per tutti i motivi. Mentre quella sulla base dell'origine etnica e del genere è vietata nella maggior parte degli ambiti della vita, la discriminazione fondata su orientamento sessuale, fede religiosa o disabilità, è vietata solo in materia di occupazione.
Alcuni stati membri dell'Ue hanno vietato la discriminazione in tutti i settori della vita sociale, ma questo non è ancora un requisito base nella legislazione europea.
L'Ue sta valutando l'adozione di una nuova Direttiva antidiscriminazione che dovrebbe colmare le lacune del quadro legislativo europeo antidiscriminazione. Questa nuova direttiva, se adottata, realizzerebbe il principio dell'uguaglianza di trattamento per tutte le persone all'interno dell'Ue, al di là di quanto già stabilito in ambito lavorativo. Proibirebbe, infatti, la discriminazione per motivi di religione e credo, disabilità, età e orientamento sessuale in settori quali la sicurezza sociale, l'assistenza medica, l'educazione e l'alloggio.
Tuttavia, l'iniziativa sta incontrando l'opposizione di un certo numero di paesi membri, tra cui la Germania, mentre molti altri hanno una posizione incerta.
L'articolo 19 del Trattato di Lisbona ha conferito al Consiglio dell'Ue un chiaro mandato a svolgere azioni necessarie per combattere la discriminazione. L'adozione della nuova direttiva costituirebbe un passo importante per l'attuazione del suddetto mandato.
Amnesty International chiede all''Ue di agire immediatamente per fermare le conseguenze negative che la discriminazione ha sulla società, invitando i paesi membri ad appoggiare l'adozione della nuova Direttiva antidiscriminazione senza ulteriori ritardi, senza che questa sia indebolita e senza inserirvi ulteriori eccezioni alla definizione di discriminazione, evitando così differenti livelli di protezione per gruppi diversi.