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Diritti dei rom in Italia

Aggiornamento - 30 ottobre 2013: Il rapporto "Due pesi e due misure: le politiche abitative dell'Italia discriminano i rom" denuncia che le autorità comunali di Roma hanno portato avanti un sistema a doppio binario di assegnazione degli alloggi che sta negando a migliaia di rom l'accesso a un alloggio adeguato.
Maria con i suoi bambini, Centocelle, Roma@Amnesty International
Maria con i suoi bambini, Centocelle, Roma@Amnesty International

Si stima che in Italia le persone rom, sinti e camminanti siano tra i 130.000 e 170.000, circa lo 0,2% della popolazione italiana. Per migliaia di persone rom, la casa è un insediamento isolato, spesso lontano dei centri urbani, in condizioni di estrema povertà, senza accesso a infrastrutture adeguate e ai servizi di base; la gran parte di queste persone rischia costantemente di essere sgomberata con la forza.
 
Un rapporto di febbraio 2011 della Commissione straordinaria per la protezione e promozione dei diritti umani del senato ha definito le condizioni di vita di circa 40.000 persone rom e sinti in campi o insediamenti informali in Italia "così drammatiche che possono essere tollerate solo se si decide di non guardarle"

Le persone rom subiscono spesso i pregiudizi e la discriminazione delle autorità nazionali e locali. Spesso, nel dibattito politico e negli organi di informazione, le comunità rom vengono associate al crimine, come hanno denunciato nei loro rapporti anche diversi organismi internazionali per i diritti umani.
 
Negli ultimi anni, per far fronte a un presunto problema di "ordine pubblico e di sicurezza", le autorità italiane hanno adottato misure discriminatorie che hanno contribuito ad aggravare ulteriormente la stigmatizzazione dei rom.
 
A partire dal 2007, le autorità nazionali e locali hanno firmato i cosiddetti "patti per la sicurezza" con l'obiettivo di affrontare le percepite minacce alla sicurezza, tra cui quelle legate alla presenza di insediamenti rom. Un anno dopo, a maggio 2008, il governo italiano ha dichiarato la cosiddetta "emergenza nomadi" per affrontare "una situazione di grave allarme sociale con possibili ripercussioni in termini di ordine pubblico e di sicurezza per la popolazione locale" in Campania, Lombardia e Lazio. Nel maggio 2009, lo stato di "emergenza nomadi" è stato esteso anche a Piemonte e Veneto.

 
insediamento rom a Sesto San Giovanni, Milano@Amnesty International
insediamento rom a Sesto San Giovanni, Milano@Amnesty International

In quella occasione il governo fece ricorso a una legge del 1992, in base alla quale uno "stato di emergenza" può essere dichiarato in caso di calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per la loro portata e intensità, non possono essere affrontati con mezzi ordinari. Per il governo italiano, la presenza delle comunità rom era paragonabile a una calamità naturale o una catastrofe. 
 
Sebbene queste misure siano state dichiaratamente imposte per fronteggiare minacce alla sicurezza e all'ordine pubblico, il governo non è stato in grado di fornire alcuna ragionevole e oggettiva risposta per il diverso trattamento riservato alle comunità rom.  
 
In base all'"emergenza nomadi", le autorità hanno autorizzato la deroga a norme nazionali che tutelano i diritti umani. Questo ha significato per le comunità rom che vivono in insediamenti autorizzati e non autorizzati la negazione delle protezioni basilari del giusto processo e la possibilità di contestare decisioni amministrative arbitrarie e illegali, garanzie fondamentali che si applicano a tutte le altre persone in Italia. Le autorità italiane hanno il potere di sgomberare persone senza fornire loro informazioni sulla decisione di sgomberarli e di negare l'opportunità di prendere parte ai procedimenti legali relativi a tale decisione. 
 
Il 16 novembre 2011 il Consiglio di stato, il più alto organo di giustizia amministrativa, ha dichiarato illegittimo il decreto governativo del 2008 relativo all' "emergenza nomadi", che in questi tre anni e mezzo ha reso possibile sgomberi forzati e altre violazioni dei diritti umani delle persone rom, contribuendo alla loro segregazione e spingendole ancora di più nella povertà.
 
Amnesty International chiede all'Italia di rispettare il diritto a un alloggio adeguato, così come garantito dall'art.11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e da altri trattati di cui l'Italia è parte. 
 
Alla luce della decisione del Consiglio di stato, le autorità a tutti i livelli, devono immediatamente, in consultazione con le comunità rom, adottare misure che rafforzino  l'attuale legislazione antidiscriminazione, garantendo così il diritto all'alloggio adeguato, salute, istruzione e lavoro alle persone rom. Inoltre devono fornire riparazioni e alternative di alloggio a tutte le persone che in questi anni hanno subito sgomberi e violazioni dei diritti umani a causa dei decreti relativi all'"emergenza nomadi". 

 
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