
Il maggiore Abdel Fattah al-Sisi, capo dei servizi segreti militari egiziani ha promesso, a seguito di un incontro col Segretario generale di Amnesty International Salil Shetty, che i "test di verginità" non saranno più praticati. Nel corso del colloquio, lo stesso al-Sisi aveva giustificato l'uso di queste pratiche per "proteggere l'esercito da possibili accuse di violenza sessuale" nei confronti di un gruppo di manifestanti arrestate il 9 marzo in piazza Tahrir. Il maggiore al-Sisi ha anche aggiunto che in futuro l'esercito eviterà di arrestare le donne.
"Le parole del maggiore al-Sisi devono tradursi in chiari e inequivoci ordini alle forze armate: le donne non dovranno mai più essere sottoposte a questo trattamento" - ha dichiarato Amnesty International.
Il maggiore al-Sisi ha poi affermato che c'è bisogno di un cambiamento culturale nelle forze armate e ha assicurato di aver dato istruzioni di non ricorrere alla violenza contro i manifestanti e di proteggere dai maltrattamenti le persone arrestate.
"Speriamo che la rivoluzione egiziana del 25 luglio porti giustizia alle persone che hanno subito danni e maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza. In questo momento, però, quello che più conta sono le azioni e non le parole" - ha concluso Amnesty International.
(1 giugno 2011) Egitto, un generale ammette: "17 donne costrette al test di verginità"
(23 marzo 2011) Egitto: manifestanti costrette a fare il "test di verginità"
Leggi anche il post "Test di verginità" nel nuovo Egitto sul blog di Amnesty e Corriere della Sera