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Italia: fermiamo la violenza contro le donne!

Data di pubblicazione dell'appello: 21.02.2014 Status dell'appello: chiuso

Campagna "Diritti umani in Italia"

Da tempo, in Italia,ogni anno oltre 100 donne vengono uccise per mano di un uomo. In circa la metàdei casi il responsabile è il partner o l'ex partner e solo in circostanze raresi tratta di una persona sconosciuta alla donna.
 
Fermare ilfemminicidio e la violenza contro le donne è una delle 10 richieste contenutenell'Agenda in 10 punti per i diritti umani che Amnesty International Italia hapresentato a tutti i candidati e leader di coalizione, nell'ambito della campagna "Ricordati che devi rispondere", nel corso dell'ultima campagnaelettorale. Tale richiesta è stata sottoscritta da 117 parlamentari.
 
Dopo aver ratificato, il 19 giugno 2013, la Convenzione di Istanbul, l'8 agosto il governo ha approvato un decreto legge contenente una serie di misure repressive nonché di tutela delle vittime della violenza avvenuta (poi convertito in legge con modifiche dalla L. 119/2013 del 15 ottobre 2013), riconoscendo in questo modol'esistenza di una situazione grave ma non ancora adeguatamente affrontata.
 
Se è vero che la nuova legge compie un innegabile passo in avanti in tema di lotta alla violenza contro le donne in Italia, si rileva tuttavia come alcuni standard richiesti sia dalla Convenzione di Istanbul, sia dalle raccomandazioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e sia dal Comitato sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne non siano ancora stati raggiunti. In particolare, se è vero che la netta centralità degli strumenti di prevenzione e protezione rispetto a quelli repressivi appare molto chiara nel testo della Convenzione di Istanbul, questo non accade nel testo di legge italiano, dove l'attenzione viene data più a quell'aspetto punitivo caratteristico dei decreti legge, che appunto sono strumenti idonei ad arginare una situazione di crisi, ma poco adatti al concepimento di politiche a lungo termine di prevenzione e sensibilizzazione sociale, che richiederebbero invece un'ampia discussione parlamentare.
 
Forti dubbi risiedono inoltre sull'entità delle risorse economiche dedicate al piano d'azione straordinario previsto all'art. 5 della legge di conversione, con tutta probabilità non sufficienti a garantire gli obiettivi prefissati dal testo stesso.
 
Si noti poi come ancora manchi in Italia un'istituzione nazionale indipendente per i dirittiumani con una sezione dedicata ai diritti delle donne in grado di vigilare sul fenomeno (sul punto si pronuncia espressamente la relatrice speciale delleNazioni Unite, Rashida Manjoo, al punto 94, lett. b) del rapporto 2011).
 
Inoltre, come sottolineato dalla Convenzione di Istanbul e dalla relatrice speciale, appare senz'altro di importanza cruciale la previsione di un sistema di raccolta dati statistici (disaggregati), attraverso l'attuazione dell'art. 5, lett. h della legge di conversione che riescano a garantire raccolta e analisi standardizzatee periodiche che ancora mancano nel nostro paese.