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Il caso Abu Omar

Il 17 febbraio 2003, Usama Mostafa Hassan Nasr, meglio conosciuto come Abu Omar, cittadino egiziano con status di rifugiato e residenza in Italia, stava camminando per una via di Milano. Un uomo che parlava Italiano lo avvicinò', identificandosi come agente di polizia e chiedendogli di esibire i documenti. Subito dopo gli venne spruzzata una sostanza in bocca con una bomboletta spray; successivamente Abu Omar venne spinto con violenza dentro un furgone bianco.

"Mentre il veicolo procedeva, ho avuto una crisi... Dalla mia bocca usciva qualcosa di simile a schiuma e il mio corpo è diventato rigido come se l'anima lo stesse abbandonando, mentre le mie gambe sbattevano l'una contro l'altra come se stessi morendo." Abu Omar

 
 

Abu Omar venne portato alla base militare NATO di Aviano da agenti statunitensi. Lì, secondo quanto riportato, venne fatto salire a bordo di un Learjet LJ-35 (SPAR-92) diretto alla base militare NATO di Ramstein, in Germania. Da Ramstein, Abu Omar fu poi trasferito a bordo un jet Gulfstream IV (N85VM) al Cairo, la capitale dell'Egitto, dove per 14 mesi rimase in detenzione segreta.

Secondo il suo racconto, una volta giunto al Cairo, agenti della sicurezza egiziana lo portarono in un edificio da lui in seguito identificato come la sede centrale dei servizi segreti. In una lettera dal carcere egli dichiarò di essere stato torturato per oltre 12 ore al giorno per sette mesi, di essere stato "crocifisso" su una porta metallica e su una struttura di legno chiamata el-arousa (la sposa), dove gli furono inflitte scariche elettriche e percosse, e di essere stato picchiato così duramente da aver perso l'udito da un orecchio.

"Sono stato appeso come carne da macello, a testa in giù, con i piedi in alto, le mani legate dietro la schiena, anche i piedi legati assieme, e sono stato sottoposto a scariche elettriche su tutto il corpo e in particolar modo sulla testa per indebolire il cervello e paralizzarlo..." Abu Omar

Il 20 aprile 2004, Abu Omar venne rilasciato dalla prigione con l'intimazione di non parlare con nessuno di ciò che gli era successo. Tuttavia, il 12 maggio, dopo aver sentito telefonicamente sua moglie e i suoi amici a Milano e raccontato loro cosa gli era accaduto, fu nuovamente arrestato, probabilmente su ordine del ministero dell'Interno. Fu portato alla sede dei Servizi per le indagini sulla sicurezza dello Stato (SSI) di Nasr City e da lì trasferito alla prigione "Istiqbal" a Tora. Successivamente, venne trasferito alla prigione di Damanhur e tenuto in detenzione amministrativa, senza accuse. Nel febbraio 2005 Abu Omar fu riportato alla prigione "Istiqbal" a Tora e detenuto in totale isolamento. Sebbene i tribunali egiziani avessero ordinato il suo rilascio almeno 16 volte, il ministero dell'Interno ha rinnovato ripetutamente il suo ordine di detenzione utilizzando la legislazione di emergenza.

Abu Omar è stato rilasciato definitivamente nel febbraio 2007 e ora vive ad Alessandria, in Egitto.