
Amnesty International torna a chiedere all'Italia di assolvere ai suoi obblighi in tema di tortura in occasione del 26 giugno, Giornata internazionale per le vittime di tortura.
A partire da oggi, gli attivisti di AI raccoglieranno firme su una petizione indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi perché il governo italiano ribadisca pubblicamente la natura assoluta del divieto di tortura e dia seguito ad alcune importanti raccomandazioni.
L'Italia aspetta ormai da quasi 20 anni l'introduzione del reato di tortura nel codice penale e non ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.
Il nostro paese è responsabile per il suo coinvolgimento nella sparizione forzata, la detenzione illegale e il trasferimento in Egitto di Abu Omar e di ogni altra violazione dei diritti umani cui egli sia stato sottoposto, compresa la tortura, a causa delle azioni dei funzionari italiani. L'Italia non ha ancora condannato la pratica delle rendition e continua a non collaborare con le inchieste internazionali che la vedono coinvolta.
Il c.d. "decreto Pisanu" sulle espulsioni di sospetti di terrorismo, adottato nel 2005, consente l'espulsione di migranti regolari e irregolari sulla base di una vaga definizione del rischio da essi posto e senza tutela efficace contro il rimpatrio forzato in paesi in cui rischiano la tortura.
L'Italia inoltre ha fatto affidamento sulle "assicurazioni diplomatiche" fornite dalla Tunisia secondo le quali una persona che stava per essere espulsa dal nostro paese non sarebbe stata torturata dopo l'arrivo.
Il 21 maggio, il primo CdM del Governo in carica ha proposto modifiche normative che mettono a rischio il principio che consente a chi richiede asilo in Italia, perchè in fuga da persecuzioni e tortura nel suo paese, di rimanervi fino alla decisione in seconda istanza della sua domanda (il cosiddetto "effetto sospensivo"), recentemente introdotto.
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