
Nel contesto della "guerra al terrore", gli stati hanno cercato di rinviare prigionieri verso paesi in cui rischiavano di subire tortura e altri maltrattamenti.
Gli stati hanno richiesto e accettato "assicurazioni diplomatiche" con diversi paesi - tra cui Algeria, Egitto, Giordania e Tunisia - in base alle quali le persone trasferite non avrebbero subito violazioni dei diritti umani una volta rientrate nel paese. Queste rassicurazioni sulla tortura in alcuni casi si sono dimostrate inaffidabili, con conseguenze drammatiche per gli individui coinvolti.
Le rassicurazioni diplomatiche sono inoltre giuridicamente ineseguibili e palesemente discriminatorie. Non valgono la carta sulla quale sono scritte.
Amnesty International si oppone all'uso delle rassicurazioni diplomatiche in relazione alla tortura, in quanto esse indeboliscono il divieto internazionale di tortura e altri maltrattamenti e, in particolare, il divieto assoluto e incondizionato di rinviare chiunque verso un paese in cui potrebbe rischiare di subire tortura e altri maltrattamenti.