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Il Sudafrica continua ad essere al centro di una grave epidemia di HIV, con cinque milioni e mezzo di persone contagiate dal virus, il più alto numero al mondo. Il 55% dei contagi riguarda le donne.
Allo stesso tempo, il Sudafrica presenta elevati livelli di violenze sessuali e altre forme di violenze legate al genere. Qui, le donne al di sotto dei 25 anni sono da tre a quattro volte più a rischio di essere infettate dall'HIV rispetto agli uomini nella stessa fascia d'età.
L'impatto discriminatorio dei ruoli di genere e degli stereotipi ostacola a sua volta la capacità delle donne di proteggere se stesse e di prendere le decisioni migliori per la propria salute.
Ad esempio, le donne spesso non sono in grado di insistere sull'uso del preservativo per proteggersi dal rischio di trasmissione dell'HIV da un partner maschile, poiché sono economicamente e socialmente dipendenti da questo partner o dalla sua famiglia e/o perché rischiano di essere sottoposte a violenza o abbandonate solo per il fatto di aver suggerito di usare il preservativo. Questi modelli discriminatori, inoltre, mettono le donne a rischio di violenze, abbandoni o altri abusi quando fanno il test per l'HIV e rivelano il loro stato.
La percentuale di donne tra i poveri e i disoccupati in Sudafrica è altissima. La povertà funziona da barriera all'accesso ai servizi sanitari per le donne che, nelle aree rurali del paese, vivono con HIV e AIDS, a causa delle distanze e dei costi di trasporto.
Nel rispondere all'epidemia di HIV, alla discriminazione e alla violenza sulle donne, il governo sudafricano deve rispettare gli obblighi previsti sia dalla legge nazionale, sia dal diritto internazionale dei diritti umani e relativi all'eliminazione di tutte le forme di discriminazione, incluse quelle basate su genere, sessualità o condizione economica, che ostacolano l'affermazione del diritto alla salute. Il governo ha anche l'obbligo di promuovere, proteggere e realizzare il diritto delle donne all'eguaglianza, i loro diritti sessuali e riproduttivi e il diritto alla libertà da qualsiasi forma di violenza e abuso.
Le donne che vivono nelle aree rurali, maggiormente colpite dalla povertà, subiscono gli effetti della violenza di genere in maniera più accentuata. Per loro risulta difficile accedere alle cure sanitarie e a rifugi protetti che le mettano al sicuro dalla violenza. La conseguenza è che non riescono a seguire un percorso di riabilitazione che permetta loro in reinserimento nella società, restando invece prigioniere in un circolo vizioso fatto di violenza e povertà.
Nonostante il numero dei rifugi per donne vittime di violenza sia complessivamente cresciuto sul territorio nazionale, tale aumento non riguarda le aree rurali, ovvero quelle laddove il bisogno è maggiore. Inoltre, la polizia non sempre si dimostra all'altezza nell'adempiere ai suoi doveri di assistenza, informazione e supporto nei confronti delle donne che denunciano episodi di violenza, impedendo così la piena realizzazione di quanto previsto nella nuova Legge sulla violenza domestica.
Amnesty International chiede quindi alle autorità sudafricane di garantire alle donne vittime di violenza domestica centri di accoglienza adeguati che riflettano le loro necessità e di assicurare un numero di centri sufficiente, in particolar modo nelle zone rurali e più povere del paese. Chiede inoltre che tutto il personale di polizia riceva un'adeguata formazione relativa sui suoi doveri nei confronti delle donne che denunciano di aver subito violenza.