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Stop alla "rieducazione attraverso il lavoro" e ad altre forme di detenzione amministrativa!

Immagine di un centro di riabilitazione cinese
Centro di riabilitazione del Municipio di Kunming, Provincia di Yunnan, 2005 © Guang Niu/Getty Images

L'utilizzo diffuso della "rieducazione attraverso il lavoro" e di altre forme di detenzione amministrativa, soprattutto a Pechino in questo periodo, appare strettamente collegato all'avvicinarsi dei Giochi olimpici. Amnesty International teme che questi sistemi illegali siano applicati nei confronti dei senza tetto, dei tossicodipendenti e di autori di reati minori, con l'obiettivo di "ripulire" la capitale prima dell'inizio delle Olimpiadi. Sono inoltre sempre più numerose le denunce di detenzioni amministrative di difensori dei diritti umani.
 
Sono circa 150.000 coloro che vengono reclusi ogni anno nei centri di "rieducazione attraverso il lavoro".

La "rieducazione attraverso il lavoro" è applicata in Cina fin dalla metà degli anni '50 come forma di detenzione extragiudiziaria e colpisce i colpevoli di reati minori. È un meccanismo che conferisce alla polizia il potere di decidere autonomamente e in modo del tutto soggettivo: se un'azione viene considerata "comportamento illecito", si propende per un programma di "rieducazione attraverso il lavoro"; se viene valutata un reato più serio, allora si ricorre al sistema giudiziario.

Il linguaggio, volutamente vago, utilizzato per definire le tipologie di "comportamento illecito", conferisce alle autorità ampia discrezionalità nel recludere i dissidenti o coloro che sono impegnati in azioni di protesta pacifiche, tenendo così lontano dalle corti i casi più sensibili ed evitando pubblicità negativa.

 
Immagine dell'arresto di un attivista Falun Gong
Arresto di un attivista Falun Gong in Piazza Tiananmen, 2000 © Chien-min Chung/AP/PA Photo

É noto anche che alcune persone, dichiarate innocenti e prosciolte dalle corti, sono state in seguito imprigionate dalla polizia e trasferite nei centri di "rieducazione attraverso il lavoro". Reati punibili con questa pena sono anche la partecipazione al movimento spirituale Falun Gong, la prostituzione e il furto. Coloro che devono scontare un periodo di "rieducazione attraverso il lavoro", che può durare fino a quattro anni, non hanno diritto a un avvocato, non possono comparire di fronte a un giudice e sono esposti a rischio di percosse, tortura o altri maltrattamenti.

Punire i reati attraverso una procedura amministrativa ed extragiudiziaria non esonera il governo cinese dalla responsabilità di assicurare la tutela degli standard internazionali dei diritti umani sui processi equi, sulla detenzione arbitraria, sulla tortura e gli altri maltrattamenti e di conformarsi alla proibizione della schiavitù, che significa non imporre lavori forzati o obbligatori.

Pertanto le autorità cinesi dovrebbero abolire tutte le forme di detenzione amministrativa, trasferire dalla polizia a un sistema di corti competenti e indipendenti il potere di imporre periodi di detenzione, rivedere la legislazione penale e amministrativa e non punire alcun'azione condotta in maniera pacifica, garantendo in questo modo il rispetto dei diritti umani fondamentali, incluso il diritto a riunirsi e associarsi pacificamente e il diritto alla libertà di espressione e di opinione.

 
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