
Secondo la Carta olimpica, uno dei "principi fondamentali dell'olimpismo" è "promuovere una società pacifica tesa alla salvaguardia della dignità umana". La pena di morte viola il diritto alla vita e il divieto di tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti. É un'offesa alla dignità umana, sia per l'intero sistema che regola la pena di morte, sia per le condizioni di detenzione nei bracci della morte in Cina.
Amnesty International chiede innanzitutto al governo cinese di aumentare la trasparenza sull'applicazione della pena di morte, pubblicando statistiche ufficiali annuali sul numero dei prigionieri condannati a morte e sulle sentenze eseguite. La Cina è il paese che più di tutti ricorre alla pena di morte. Ciononostante, il numero esatto delle esecuzioni rimane un mistero e le statistiche sulle condanne a morte restano coperte da segreto.
Il 1° gennaio 2007, la Corte suprema del popolo ha formalmente riassunto il proprio ruolo nell'approvazione di tutte le condanne a morte. Tale decisione è stata accolta positivamente da Amnesty International; tuttavia, la mancanza di trasparenza sui dati si traduce nell'impossibilità di stabilire se la revisione dei casi stia avendo un impatto significativo. L'associazione rimane preoccupata che un riesame limitato da parte della Corte suprema non riesca a evitare gravi violazioni di diritti umani.

In Cina la pena di morte è prevista per circa 68 reati, inclusi crimini non violenti e di tipo economico, come l'evasione e la frode fiscale. La pena capitale è applicata ampiamente, arbitrariamente e spesso a causa di interferenze politiche. É usata anche nel corso delle operazioni "Colpire duro", campagne periodiche anticrimine durante le quali gli imputati possono essere condannati a morte per crimini per i quali, in altri momenti, sarebbero condannati all'ergastolo.
Oltre ai tradizionali "periodi di picco" delle esecuzioni, per lo più in occasione di eventi come la Giornata nazionale del 1° ottobre e la Giornata contro la droga del 26 giugno, Amnesty International ha registrato un aumento drammatico delle esecuzioni nel dicembre 2006, pare a causa del tentativo dei tribunali locali di esaurire il maggior numero di casi prima dell'introduzione della revisione da parte della Corte suprema.
Nessun condannato a morte in Cina ha ricevuto un processo equo in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. Le irregolarità di questi processi comprendono il diniego di accesso immediato agli avvocati, l'assenza della presunzione d'innocenza, l'interferenza politica sulla magistratura e la mancata esclusione di prove estorte mediante tortura. Una serie di casi, recentemente portati alla ribalta dai mezzi d'informazione locali, ha rivelato che persone innocenti sono state messe a morte grazie all'uso della tortura, da parte della polizia, per estorcere confessioni.