
Wang Wei, segretario generale del Comitato promotore per l'assegnazione delle Olimpiadi 2008 a Pechino, secondo quanto riportato dal quotidiano China Daily nel 2001, ha dichiarato: "Daremo la completa libertà di informazione ai media che verranno in Cina". Questo impegno è stato però messo in dubbio, dalla crescente repressione diretta contro singoli giornalisti, siti Internet e stampa offline. Nell'agosto 2006, il Club cinese dei corrispondenti stranieri ha dichiarato che, nei due anni precedenti, la polizia aveva arrestato giornalisti stranieri in almeno 38 occasioni.
Il 1° gennaio 2007 sono entrate in vigore nuove regole per i giornalisti stranieri, con l'obiettivo di incrementare la libertà di riportare notizie sulla Cina prima e durante le Olimpiadi, che però rimarranno in vigore solo fino a ottobre del 2008; rimane inoltre incerto se saranno applicate anche in regioni autonome come il Tibet e lo Xinjiang. I giornalisti locali, rispetto a quelli stranieri, vanno incontro a maggiori restrizioni e le limitazioni sulla diffusione all'interno del paese delle notizie provenienti da fonti estere sono state intensificate.
Dall'arrivo di Internet in Cina nel 1994, il governo cinese ha posto sotto controllo i suoi contenuti e censurato le informazioni ritenute sensibili. Con oltre 210 milioni di persone che utilizzano Internet, gli esperti sostengono che la Cina abbia posto in essere il sistema di filtraggio più esteso e tecnologicamente sofisticato del mondo. Amnesty International ha verificato che almeno 54 utenti di Internet in Cina sono attualmente in carcere per aver firmato petizioni, chiesto la fine della corruzione, diffuso informazioni e promosso la costituzione di gruppi a favore della democrazia.

La tecnologia che permette al governo di bloccare e filtrare i contenuti di Internet è stata sviluppata da aziende straniere, come Yahoo!, Microsoft e Google, che, assecondando la richiesta di censura da parte delle autorità di Pechino, contravvengono a norme e a valori stabiliti a livello internazionale e ai loro stessi principi.
Microsoft ha ammesso di aver chiuso un blog sulla base di una richiesta del governo e Google ha lanciato in Cina una versione censurata del suo motore di ricerca internazionale.
Yahoo! ha fornito alle autorità informazioni private e confidenziali sui suoi utenti e ciò ha portato alla condanna di almeno due giornalisti, considerati da Amnesty International prigionieri di coscienza. A metà novembre di quest'anno, durante un processo negli Usa, Yahoo! ha chiesto il patteggiamento, ammettendo di essere stata complice della repressione e impegnandosi a garantire un risarcimento alle famiglie dei due giornalisti.
Secondo Amnesty International il risarcimento non è condizione sufficiente perché casi del genere non si ripetano. Le aziende come Yahoo! dovrebbero valutare attentamente le implicazioni in termini di diritti umani delle loro azioni e dovrebbero adottare politiche che prevengano ogni possibile violazione.