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Shi Tao, giornalista

Immagine di Shi Tao, giornalista
Shi Tao © ICPC

Il 20 aprile 2004, mentre lavorava per il giornale Dangdai Shangbao, in Changsha, provincia dello Hunan, Shi Tao partecipò a un incontro riguardante una direttiva del Dipartimento centrale per la propaganda, trasmessa a tutte le principali istituzioni, inclusi i media, avente per oggetto il 15° anniversario delle manifestazioni di piazza Tiananmen. La direttiva metteva in guardia dalle possibili agitazioni che si sarebbero potute verificare durante il periodo della ricorrenza ed esplicitava i timori del governo circa i pericoli di infiltrazione da parte di "elementi democratici", o di attività di "sabotaggio" da parte di attivisti del Falun Gong o ancora di "incidenti tra la folla". La direttiva invitava i media a "indirizzare correttamente l'opinione pubblica" e a "non riportare opinioni contrarie alla politica del governo". Shi Tao inviò una sintesi degli appunti presi durante l'incontro a un suo contatto che gestiva un sito web di sostegno alla lotta per la democrazia in Cina, negli Usa. L'articolo fu pubblicato lo stesso giorno sotto lo pseudonimo "198964".

Yahoo! Holdings Ltd (con sede a Hong Kong) ha fornito alle autorità i dati dell'utente dell'account di posta elettronica. Rappresentanti della compagnia hanno poi affermato che l'azienda si è semplicemente limitata a rispettare le leggi locali. Sulla base di questa mail, le autorità cinesi hanno accusato Shi Tao di "divulgazione illegale di segreti di Stato a soggetti stranieri". Shi Tao è stato imprigionato il 24 novembre 2004, ufficialmente arrestato il 14 dicembre 2004 e condannato a 10 anni di prigione il 27 aprile 2005. Attualmente risulta detenuto nel carcere di Chishan ed è costretto ai lavori forzati. La sua famiglia ha subito minacce da parte delle autorità locali.

Nel marzo 2007, la commissione sulla privacy di Hong Kong ha sollevato Yahoo! Hong Kong Ltd da qualsiasi responsabilità nell'aver fornito alle autorità cinesi informazioni sull'account utilizzato da Shi Tao, in quanto non vi erano "prove sufficienti" per ritenere la società responsabile, secondo le leggi sulla privacy di Hong Kong.

A metà novembre di quest'anno Yahoo! ha patteggiato durante un processo in corso negli Stati Uniti ammettendo di essere stata complice della repressione che la Cina esercita su Internet. Yahoo! si è inoltre impegnata a garantire un risarcimento alle famiglie dei due giornalisti detenuti grazie alla sua collaborazione con le autorità cinesi.
Amnesty Internationa ritiene che Shi Tao sia detenuto esclusivamente per aver pacificamente esercitato il suo diritto alla libertà di espressione. L'organizzazione lo considera un prigioniero di coscienza e ne chiede il rilascio immediato ed incondizionato.

Contesto
Molti prigionieri di coscienza in Cina rientrano nella categoria dei cyberdissidenti. Si tratta di persone detenute esclusivamente per aver manifestato le proprie opinioni su Internet, ad esempio lanciando appelli nelle chat-room per il rilascio di dissidenti; fornendo informazioni circa la diffusione dell'Hiv o di altre malattie; o per aver parlato del massacro di piazza Tiananmen del 1989. Il governo cinese ha posto molteplici restrizioni all'utilizzo di Internet, con severe sanzioni per i trasgressori, inclusa la pena di morte.
Le principali compagnie internazionali, incluse Yahoo!, Microsoft e Google hanno fornito assistenza alle autorità cinesi nell'opera di sorveglianza e censura sul web.