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Eritrea

Eritrea

Capo di Stato e di governo: Issayas Afewerki
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 5 milioni
Speranza di vita: 56,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 79/72‰
Alfabetizzazione adulti: 60,5%

  1. Contesto
  2. Libertà di religione
  3. Prigionieri di coscienza e altri prigionieri politici
  4. Libertà di espressione - giornalisti
  5. Rifugiati e richiedenti asilo
  6. Leva militare
  7. Tortura e altri maltrattamenti
  8. Rapporti di Amnesty International

Il governo ha vietato i giornali indipendenti, i partiti di opposizione, le organizzazioni religiose non registrate, e di fatto qualsiasi attività della società civile. All'incirca 1.200 richiedenti asilo eritrei rimpatriati forzatamente dall'Egitto e da altri paesi sono stati detenuti al loro arrivo in Eritrea. Analogamente, migliaia tra prigionieri di coscienza e prigionieri politici sono rimasti in detenzione dopo anni trascorsi in carcere. Le condizioni delle prigioni sono risultate pessime. Coloro che venivano percepito come dissidenti, disertori e quanti avevano eluso la leva militare obbligatoria, o altri che avevano criticato il governo sono stati, assieme alle loro famiglie, sottoposti a punizioni e vessazioni. Il governo ha reagito in modo perentorio contro qualsiasi critica in materia di diritti umani.

 

Contesto

Quasi circa metà della popolazione ha continuato a vivere in condizioni di sottonutrizione e a dipendere dagli aiuti alimentari internazionali, compresi più di 85.000 affetti da malnutrizione.

La Commissione sul confine Eritrea-Etiopia ha completato il suo mandato a ottobre malgrado l'inadempienza da parte dell'Etiopia nell'applicazione della sua decisione, e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha ritirato la Missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (UNMEE) in conseguenza dell'ostruzionismo eritreo nei riguardi delle sue operazioni lungo il confine tra Eritrea ed Etiopia.

Da febbraio ad aprile, l'Eritrea ha rafforzato i propri contingenti militari nel contesto dell'annosa disputa sulla zona di Ras Doumeira lungo il confine tra Eritrea e Djibouti, con quest'ultimo che sosteneva che l'Eritrea aveva violato il suo territorio. A giugno si è avuto un conflitto armato di modesta entità tra i due Paesi. Le notizie hanno riferito di 35 soldati uccisi e 50 feriti.

L'Eritrea ha ospitato l'ala di Asmara dell'Alleanza per la riliberazione della Somalia (ARS), separatasi dalla sezione dell'ARS con sede a Djibouti. L'Eritrea è stata punto d'appoggio e di transito per armi e munizioni destinate a essere vendute sul mercato somalo.

I partiti di opposizione eritrei in esilio sono rimasti attivi in Etiopia e in altri paesi dell'Africa, dell'Europa e del Nordamerica.

 

Libertà di religione

Oltre 2.000 membri di minoranze religiose non registrate, tra cui le congregazioni pentecostale ed evangelica, messe al bando dal governo nel 2002, sono rimasti in detenzione in incommunicado senza accusa né processo. Molti sono stati arrestati nel corso dell'anno. Anche alcuni appartenenti a religioni registrate, come l'Islam e la Chiesa ortodossa eritrea, che avevano criticato il governo, sono rimasti in detenzione. Amnesty International considera prigionieri di coscienza tutti coloro che vengono detenuti unicamente sulla base della loro affiliazione o pratica religiosa.

*Abune Antonios, patriarca della Chiesa ortodossa eritrea, arrestato nel gennaio 2006, è rimasto in detenzione segreta, dopo un periodo trascorso agli arresti domiciliari, per aver criticato l'intervento del governo negli affari ecclesiali e la detenzione di tre sacerdoti ortodossi. Egli era stato precedentemente sostituito da un patriarca nominato dal governo. Versava in precarie condizioni di salute e, stando alle fonti, gli sono state rifiutate le cure mediche per il diabete.

*Il 13 e 14 agosto, almeno 40 religiosi e studenti musulmani del gruppo etnico saho sono stati arrestati da soldati ad Asmara e in altre città. Essi sono stati detenuti in incommunicado in località segrete senza accusa ed esposti al rischio di tortura.

*Il pastore Ogbamichael Teklehaimanot della Chiesa di Kale Hiwot, arrestato nell'ottobre 2007, è rimasto in detenzione. Egli era stato in precedenza sottoposto a 10 mesi di isolamento ai lavori forzati nel campo militare di Sawa.

*A febbraio, 10 membri della Chiesa Vangelo completo, incarcerati da cinque anni, sono stati rilasciati.

 

Prigionieri di coscienza e altri prigionieri politici

Il governo si è dimostrato intollerante nei confronti del pacifico dissenso, e ha limitato le libertà di espressione, riunione e associazione. Familiari di detenuti hanno affermato che nessuna forma di comunicazione internazionale sfuggiva al monitoraggio del governo e alle conseguenti ritorsioni, andando ad aggiungersi alle difficoltà di seguire i singoli detenuti, specialmente coloro che erano ritenuti essere trattenuti in detenzione segreta.

Prigionieri politici, alcuni trattenuti dal 2001 o anni antecedenti, accusati di sostenere gruppi armati di opposizione in esilio, comprese fazioni del Fronte di liberazione eritreo (ELF), erano ritenuti ancora detenuti senza accusa né processo. Tra i prigionieri politici figuravano renitenti alla leva, disertori militari e richiedenti asilo rspinti rimpatriati in Eritrea.

*Centinaia di ex ufficiali, giornalisti indipendenti e dipendenti pubblici arrestati nel settembre 2001 erano ritenuti detenuti in incommunicado da oltre sette anni. Tra questi vi erano 11 ex ministri di governo e veterani arrestati dopo che avevano invocato riforme governative. Secondo quanto riportato, alcuni erano deceduti in detenzione a seguito delle pessime condizioni di carcerazione.

*Aster Yohannes, moglie del prigioniero di coscienza Petros Solomon, è rimasta detenuta in incommunicado senza accusa. Era stata arrestata nel 2003 al suo rientro dagli Stati Uniti D'America dove si era recata in visita ai suoi figli.

 

Libertà di espressione - giornalisti

Il governo ha vietato qualsiasi tipo di giornale indipendente e privato. In Eritrea non esiste una stampa indipendente dal 2001.

*Dieci giornalisti arrestati nel 2001 continuavano a essere trattenuti in incommunicado senza accusa. Almeno uno di essi, Fessahaye Yohannes (conosciuto come "Joshua"), era stato dato morto in carcere nel gennaio 2007. Il governo non ha fornito risposte in merito alle richieste di informazioni su di lui.

*Daniel Kibrom, un giornalista della stazione televisiva statale Eri TV, doveva scontare una condanna a cinque anni ai lavori forzati per aver tentato di varcare il confine per entrare in Etiopia. Egli si trovava detenuto in un campo di prigionia dall'ottobre 2006.

 

Rifugiati e richiedenti asilo

Egitto, Sudan Germania, Svezia e Regno Unito hanno rimpatriato forzatamente rifugiati e richiedenti asilo eritrei a partire dal novembre 2007 in poi. Tali rimpatri forzati non hanno tenuto conto della sorte di precedenti rimpatriati i quali furono detenuti arbitrariamente e torturati, e hanno ignorato le linee guida dell'UNHCR che raccomandano fortemente di non procedere ad alcun rimpatrio forzato verso l'Eritrea a causa della pessima situazione dei diritti umani nel Paese.

*Nei primi sei mesi dell'anno, le autorità egiziane hanno condotto un rimpatrio di massa di eritrei dall'Egitto. Circa 1.200 richiedenti asilo respinti dall'Egitto sono stati rimpatriati in Eritrea e arrestati e detenuti al loro arrivo. Essi sono stati esposti al grave rischio di tortura e altri maltrattamenti. Mentre alcune donne incinte e donne con bambini sono state rilasciate dopo alcune settimane di detenzione, la maggior parte dei rimpatriati sono stati trasferiti nella remota prigione di Wia e in altre strutture militari e a fine anno si trovavano ancora detenuti. Le autorità egiziane hanno rimpatriato altri 20 richiedenti asilo eritrei alla fine di dicembre, mentre altre centinaia sono rimasti a rischio di rimpatrio dall'Egitto.

*Il 14 maggio le autorità dell'immigrazione tedesche hanno rimpatriato forzatamente in Eritrea i richiedenti asilo Yonas Haile Mehari e Petros Aforki Mulugeta. Entrambi sono stati arrestati al loro arrivo e sono rimasti in detenzione; Yonas Haile Mehari è stato trattenuto in incommunicado ed entrambi sono rimasti esposti al grave rischio di tortura e altri maltrattamenti.

*Circa 700 cittadini eritrei, tra cui 60 donne e 30 bambini, i quali erano fuggiti dall'Eritrea in Sudan e poi in Libia, sono stati trattenuti in strutture di detenzione a Mistarah, in Libia, e in altre località sotto la minaccia di rimpatrio forzato in Eritrea.

 

Leva militare

Il servizio militare è rimasto obbligatorio per gli uomini di età compresa tra i 18 e i 40 anni e per le donne di età compresa tra i 18 ed almeno 27 anni. Inizialmente della durata di 18 mesi, a cui si aggiungono sei mesi di servizio militare e frequenti lavori forzati, esso può essere indefinitamente esteso, ed essere seguito da doveri di riservista. Gran parte della popolazione adulta era impegnata nel servizio militare obbligatorio.

Ad alcuni ragazzi diciassettenni è stato richiesto di registrarsi al servizio militare nazionale per l'anno successivo mentre sono stati loro respinti i permessi di uscita di modo che non potessero lasciare il Paese.

La pena standard per la renitenza alla leva militare è stata la detenzione e l'essere tenuti legati in posizione dolorose. Il carcere, disposto da comandanti militari, poteva essere esteso a tempo indeterminato. Non era prevista alcuna esenzione dal servizio militare per gli obiettori di coscienza.

 

Tortura e altri maltrattamenti

Le condizioni di detenzione in Eritrea sono rimaste pessime e i prigionieri sono stati abitualmente torturati o altrimenti maltrattati. Un metodo di punizione comunemente riportato negli ultimi anni è stato quello di tenere legati i detenuti in posizioni dolorose note come "l'elicottero" e "l'otto". I prigionieri sono inoltre stati frequentemente lasciati esposti al sole per periodi prolungati, o rinchiusi in container mercantili di metallo che aumentano in modo esponenziale caldo e freddo. Molti detenuti sono stati tenuti in prigioni segrete e alcuni in carceri di sicurezza come quello di Karchele, ad Asmara. Molti prigionieri sono rimasti detenuti in sovraffollate celle sotterranee senza accesso alla luce del sole. Le condizioni sono risultate malsane e umide, senza acqua per poter lavarsi o per pulire. I prigionieri erano malnutriti e hanno ricevuto da bere acqua sporca. Le cure mediche sono risultate pressoché inesistenti.

*A febbraio, fonti locali hanno riportato il decesso in carcere del leader musulmano Taha Mohammed Nur, cofondatore dell'ELF.

*Secondo quanto riferito, Teklesenbet Gebreab Kiflom, membro della Chiesa evangelica Vangelo completo, è deceduto nel carcere militare di Wia a ottobre dopo che gli erano state negate le cure per la malaria. Un altro cristiano evangelico, Azib Simon, stando alle fonti è decedute in analoghe circostanze a giugno.

 

Rapporti di Amnesty International

Egypt: Deadly Journey through the Desert (MDE 12/015/2008)

Eritrea: Prisoners of conscience remembered on 7th anniversary of mass detentions (AFR 64/007/2008)

Egypt: Amnesty International calls for President to stop flights to possible torture in Eritrea (MDE 12/014/2008)

Libya: Amnesty International warns against deportations of Eritreans (MDE 19/007/2008)

 
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