Capo di Stato: presidenza a rotazione: Željko Komšić, Nebojša Radmanović, Haris Silajdžić
Capo del governo: Nikola Špirić
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 3,9 milioni
Speranza di vita: 74,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 15/13‰
Alfabetizzazione adulti: 96,7%
L'impiego della retorica nazionalistica è aumentato in Bosnia ed Erzegovina (BiH) e il Paese ha continuato a essere attraversato da profonde divisioni su base etnica. Malgrado qualche progresso, l'impunità per i crimini di guerra compiuti durante la guerra 1992-1995 ha continuato a prevalere. Lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono stati oggetto di attacchi e le misure intraprese dalle autorità per rispondere a queste aggressioni si sono rivelate ancora inadeguate.
Non si sono attenuati i contrasti politici tra i partiti nazionalisti rappresentativi delle tre nazioni costituenti (bosniaco-musulmani, croati e serbi) riguardi alla divisione amministrativa dello Stato. A ottobre si sono svolte le elezioni municipali e ancora una volta il risultato ha conferito il potere ai partiti nazionalisti.
La comunità internazionale ha mantenuto una significativa influenza sulla vita politica della BiH. A giugno, il mandato dell'Ufficio dell'Alto Rappresentante è stato esteso a tempo indeterminato. L'ufficio era stato istituito come agenzia principale civile per l'attuazione della pace nel 1995, incaricata dal Consiglio di attuazione della pace di sovrintendere all'Accordo di pace di Dayton. L'Alto Rappresentante ha rivestito anche l'incarico di Speciale Rappresentante dell'UE. Un contingente di peacekeeping guidato dall'UE (EUFOR) formato da all'incirca 2.200 truppe è rimasto di stanza nel Paese. L'UE ha mantenuto anche la sua missione di polizia nella BiH.
Ad aprile, dopo diversi tentativi fallimentari, è stata varata la riforma della polizia come una delle condizioni poste all'avanzamento della BiH verso l'integrazione con l'UE. Come conseguenza, a giugno è stato firmato un Accordo di stabilizzazione e associazione con l'UE.
Sono proseguiti presso il Tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per l'ex Iugoslavia (Tribunale) i processi a carico di eminenti politici e alti ufficiali militari incriminati per crimini di guerra commessi durante il conflitto del 1992-1995.
*Ad aprile, la Camera d'appello del Tribunale ha ridotto le sentenze imposte a Hadžihasanović e Amir Kubura rispettivamente a tre anni e mezzo e due anni di carcere. Nel 2006 gli accusati erano stati giudicati colpevoli per non aver intrapreso le necessarie e ragionevoli misure per impedire o punire i crimini commessi dalle forze sotto il loro comando, compreso il distaccamento El Mujahedin dei volontari musulmani dell'Esercito di Bosnia ed Erzegovina (AbiH). La Camera d'appello ha giudicato che essi non potevano essere ritenuti responsabili per i crimini commessi dal distaccamento in quanto non ne avevano controllo diretto.
*A luglio, la Camera d'appello ha prosciolto Naser Orić, un ex comandante dell'AbiH a Srebrenica e zone circostanti, di tutti i capi di imputazione per crimini di guerra. La Camera d'appello ha dichiarato che sebbene non vi fossero dubbi che tra il settembre 1992 e il marzo 1993 erano stati commessi crimini gravi contro detenuti serbo-bosniaci nelle due strutture di detenzione di Srebrenica, le prove presentate erano insufficienti per attribuire la responsabilità di quei crimini all'accusato.
*Rasim Delić, un ex generale dell'AbiH, è stato condannato a settembre dalla Camera processuale a tre anni di carcere per i crimini commessi dal distaccamento El Mujahedin. Egli è stato ritenuto colpevole per non aver intrapreso le necessarie e ragionevoli misure per impedire o punire alcuni crimini configuratisi come trattamento crudele commessi dal distaccamento ma prosciolto di tutti gli altri capi di imputazione, compresa l'accusa di omicidio. Egli ha presentato appello a ottobre.
*A giugno, Stojan Župljanin, il quale era stato incriminato dal Tribunale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi contro croato-bosniaci e bosniaco-musulmani, è stato arrestato a Belgrado e trasferito alla custodia del Tribunale all'Aja.
*A luglio, Radovan Karadžić, presidente serbo-bosniaco all'epoca della guerra, è stato arrestato a Belgrado e trasferito alla custodia del Tribunale (cfr. Serbia). Egli era stato incriminato dal Tribunale per, tra gli altri capi d'imputazione, l'assedio di Sarajevo e l'omicidio di oltre 7.000 uomini e ragazzi bosniaco-musulmani a Srebrenica.
Numerosi casi giudiziari per crimini di guerra hanno continuato a essere perseguiti da tribunali interni in tutto il Paese, compresa la Camera per i crimini di guerra (WCC) della Corte di Stato della BiH. La capacità della magistratura interna di gestire complessi casi giudiziari per crimini di guerra è rimasta limitata, specialmente tenendo conto della quantità dei procedimenti non ancora dibattuti.
*Il caso di Mitar Rašević e Savo Todorović è stato trasferito dal tribunale alla WCC. Entrambi gli imputati sono stati giudicati colpevoli a febbraio e condannati rispettivamente a 8 anni e mezzo e 12 anni e mezzo di carcere. Essi erano stati accusati di partecipazione nella creazione e mantenimento di un sistema di punizione e maltrattamento di detenuti bosniaco-musulmani nella struttura di detenzione di Foča durante la guerra del 1992-1995 e di partecipazione nella creazione di un sistema di lavori forzati nel carcere.
*In seguito a patteggiamento nel mese di aprile Dušan Fuštar è stato condannato a nove anni di carcere dalla WCC per omicidio, tortura e detenzione illegale di croato-bosniaci e detenuti bosniaco-musulmani nel campo di detenzione di Keraterm. L'incriminazione a carico di Dušan Fuštar era stata trasferita dal Tribunale alla WCC. A seguito di un accordo con il Procuratore di Stato della BiH, l'incriminazione contro Dušan Fuštar è stata modificata e alcune imputazioni sono state archiviate (egli era stato inizialmente inserito nel caso giudiziario contro Željko Mejakić e altri, cfr. oltre).
*I restanti imputati, Duško Knežević, Željko Mejakić e Momčilo Gruban, sono stati condannati a maggio rispettivamente a 31, 21 e 11 anni di carcere. Essi erano stati accusati di omicidio, stupro, tortura e detenzione illegale di prigionieri nei campi di Keraterm e Omarska.
*Paško Ljubičić, già comandante della polizia militare croato-bosniaca, si è dichiarato colpevole secondo le accuse ed è stato condannato a 10 anni di carcere ad aprile. Paško Ljubičić aveva ordinato ai suoi sottoposti di mettere a morte 27 civili bosniaco-musulmani nella città di Busovača. Egli aveva inoltre impartito l'ordine di uccidere o espellere tutti gli uomini adulti bosniaco-musulmani dall'area di Ahmići, in BiH, nell'aprile 1993, decisione che aveva determinato l'omicidio di oltre 100 civili.
*A maggio, Željko Lelek, un ex agente di polizia serbo-bosniaco, è stato giudicato colpevole per aver preso parte alle operazioni di "pulizia etnica" nella zona di Višegrad, in BiH, durante il 1992. Egli è stato condannato a 13 anni di carcere per accuse comprendenti carcerazione illegale, tortura e stupro così come di partecipazione nel trasferimento forzati di civili non serbi.
*A luglio, sette su 11 imputati sono stati giudicati colpevoli di genocidio commesso nella fattoria di Kravica, nei pressi di Srebrenica nel luglio 1995. Essi sono stati ritenuti responsabili dell'uccisione di oltre un migliaio di uomini bosniaco-musulmani e condannati a pene variabili dai 38 ai 42 anni di carcere. Gli altri quattro accusati sono stati prosciolti da tutte le accuse.
I tribunali delle due semi-autonome entità della BiH (Republika Srpska - RS, e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina - FBiH) hanno continuato a perseguire casi di crimini di guerra. Un approccio più proattivo delle autorità della RS ha iniziato a far emergere all'incirca 150 casi in corso di indagine presso la RS nel corso dell'anno.
*Il 17 novembre, la Corte Suprema della RS ha pronunciato su appello un verdetto di colpevolezza contro Milo Govedarica, un membro della brigata delle Aquile Bianche, per crimini di guerra contro la popolazione civile della municipalità di Gacko.
Precedentemente, nel mese di luglio, Milo Govedarica era stato giudicato colpevole e condannato dalla Corte distrettuale di Trebinje a sette anni e sei mesi di carcere per lo stupro di una donna bosniaco-musulmana e per l'uccisione di un civile, Aziz Hasanbegović.
A quasi 13 anni dalla fine della guerra continuavano a mancare all'appello circa 13.000 persone.
L'Istituto per le persone scomparse (Institut za Nestale Osobe - INO) è divenuto pienamente operativo durante l'anno.
A giugno, l'ICRC ha messo a disposizione all'INO il proprio database delle persone scomparse, facilitando in tal modo la creazione di un sistema centralizzato di informazioni su tutte le persone scomparse sul territorio della BiH.
*A maggio, la Corte Costituzionale della BiH ha pronunciato due verdetti nel corso di un'udienza relativa a 230 cause sporte dalle famiglie di persone scomparse. La Corte ha ritenuto che i diritti dei ricorrenti alla famiglia e alla vita privata, così come il loro diritto alla libertà dal trattamento inumano erano stati violati poiché le autorità statali non avevano avviato indagini sulla sparizione forzata e la morte dei loro parenti.
Le persone sfollate durante la guerra del 1992-1995 hanno continuato a far ritorno alle loro abitazioni ma la portata dei rientri è considerevolmente diminuita.
Secondo il ministero dei Diritti Umani e dei Rifugiati della BiH, più di 1,2 milioni di persone non erano ancora tornate alle loro case. Coloro che erano rientrati spesso si sono trovati ad affrontare una situazione di inadeguato accesso alle abitazioni. Circa 2.700 famiglie vivevano ancora in strutture abitative collettive. Alcuni dei ritornati non erano stati in grado di rientrare in possesso delle loro proprietà.
I ritornati appartenenti a minoranze hanno continuato a incontrare problemi a esercitare i loro diritti sociali ed economici, come l'accesso ai servizi sanitari e all'istruzione. La mancanza di accesso all'impiego, causata in parte dalla precaria situazione economica del Paese così come dalla discriminazione, ha continuato a rappresentare uno dei principali ostacoli al rientro.
Il 20 novembre, il giudice Richard Leon della Corte distrettuale del Distretto di Columbia, negli Stati Uniti, ha disposto il rilascio di cinque di un gruppo di sei uomini di origine algerina, i quali erano stati arrestati illegalmente nella BiH e trasferiti alla custodia statunitense a Guantánamo Bay, a Cuba, nel 1992. Il giudice ha sentenziato che vi erano prove sufficienti per mantenere in detenzione il sesto uomo (Belkacem Bensayah). Malgrado l'ordine, le autorità della BiH hanno concordato di accettare soltanto tre degli uomini (Mustafa Aït Idir, Boudella El Hadj e Mohammed Nechle) e non hanno provveduto ad avviare iniziative diplomatiche per rilasciare gli altri due detenuti. I tre uomini sono stati rilasciati da Guantánamo e sono giunti a Sarajevo il 16 dicembre.
A giugno la Procura cantonale di Sarajevo ha aperto un'indagine nei confronti di Zlatko Lagumdžija (già primo ministro della BiH) e Tomislav Limov (già ministro dell'Interno) così come nei confronti di altri pubblici ufficiali di grado inferiore per il loro presunto ruolo nell'arresto e la consegna illegali dei sei uomini in custodia degli Stati Uniti.
La Commissione di Stato per la revisione delle decisioni sulla naturalizzazione dei cittadini stranieri ha proseguito il suo lavoro. Durante la guerra del 1992-1995 circa 1.500 persone erano giunte in BiH per lavorare per conto di ONG umanitarie o per arruolarsi nell'AbiH e ottenere conseguentemente la cittadinanza della BiH. Nel caso in cui la loro cittadinanza fosse revocata, queste persone potrebbero incorrere nell'espulsione nei loro Paesi di origine dove potrebbero essere a rischio di tortura o di subire la pena di morte.
*Imad al Husein ha presentato ricorso contro la revoca della sua cittadinanza e il suo caso era all'esame della magistratura della BiH. A gennaio, la Corte europea dei diritti umani ha richiesto che le autorità della BiH intraprendessero provvedimenti temporanei per fermare la sua espulsione in Siria in attesa della decisione finale da parte della Corte Costituzionale della BiH e per un periodo di sette giorni dopo la notifica del suo verdetto. Ciononostante, è stato emesso ugualmente un ordine di espulsione. A ottobre, la Corte Costituzionale ha chiesto un nuovo processo presso la Corte di Stato della BiH. Nonostante la decisione del 6 ottobre, Imad al Husein è stato posto in una struttura di espulsione.
Non sono cessati i casi di maltrattamento da parte della polizia e nelle carceri. L'impunità è prevalsa a causa di un meccanismo inefficace di reclamo e per assenza di indagini da parte dei pubblici ministeri sulle accuse di maltrattamento.
Le condizioni di detenzione erano al di sotto degli standard internazionali. Hanno destato particolare preoccupazione le condizioni nel Reparto psichiatrico forense del carcere di Zenica, dove i pazienti con problemi mentali non ricevevano adeguata assistenza medica.
La legge di riforma della polizia è stata approvata ad aprile al fine di affrontare il problema dell'attribuzione di responsabilità della polizia.
Le misure adottate per combattere la discriminazione e l'esclusione sociale di membri delle comunità rom sono rimaste insufficienti e sporadiche. Il coordinamento di queste misure intraprese da purità differenti è risultato molto lento.
Secondo l'ONG internazionale Save the Children, soltanto tra il 20 e il 30 % dei bambini rom frequentava l'istruzione primaria, e soltanto tra lo 0,5 e il 3% frequentava la scuola materna.
Il Consiglio dei ministri statale ha elaborato piani di azione per l'integrazione dei rom nelle aree dell'occupazione, dei servizi sanitari e degli alloggi, e a settembre la BiH ha aderito al Decennio di inserimento dei rom.
Le autorità non hanno provveduto a proteggere gli organizzatori e i partecipanti al Sarajevo Queer Festival che è stato organizzato per la prima volta nella BiH nel mese di settembre. L'evento si è concluso in anticipo rispetto ai programmi, a causa delle minacce di morte ricevute dagli organizzatori e le aggressioni fisiche contro i partecipanti. Il festival è stato circondato da un clima di intimidazione e alcuni politici della BiH e alcuni mezzi di informazione hanno condotto una campagna omofobica.
A novembre la Procura cantonale di Sarajevo ha incriminato due uomini per le aggressioni fisiche contro i partecipanti al festival.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la BiH a febbraio e dicembre.
Bosnia and Herzegovina: "Better keep quiet" - ill-treatment by the police and in prisons (EUR 63/001/2008)
State of denial - Europe's role in rendition and secret detention (EUR 01/003/2008)