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Thailandia

Regno di Thailandia

Capo di Stato: re Bhumibol Adulyadej
Capo del governo: Abhisit Vejjajiva (subentrato al primo ministro reggente Chaovarat Chanweerakul il 15 dicembre, a sua volta succeduto a Somchai Wongsawat il 2 dicembre, il quale ha sostituito Samak Sundaravej a settembre, subentrato al generale Surayud Chulanont a gennaio)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 64,3 milioni
Speranza di vita: 69,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 17/13‰
Alfabetizzazione adulti: 92,6%

  1. Contesto
  2. Violazioni da parte di gruppi armati
  3. Arresti e detenzioni arbitrarie
  4. Polizia e forze di sicurezza
  5. Tortura e altri maltrattamenti
  6. Libertà di espressione
  7. Impunità
  8. Rifugiati e richiedenti asilo
  9. Sviluppi legislativi, costituzionali e istituzionali
  10. Pena di morte
  11. Missioni di Amnesty International

È proseguita l'insurrezione nel sud del Paese, dove hanno continuato a vigere la legge marziale e un decreto di emergenza, e dove il numero ufficiale di morti dal gennaio 2004 ha raggiunto quota 3.500. Le forze di sicurezza si sono rese responsabili di violazioni dei diritti umani, comprese torture, arresti e detenzioni arbitrarie. Anche gli insorti armati hanno compiuto abusi, tra cui attacchi deliberati nei confronti di civili. A Bangkok, le libertà di espressione e di riunione sono state ridotte da due decreti di emergenza emanati in seguito a violente manifestazioni, mentre sono aumentate le restrizioni imposte sui media. La legge sulla sicurezza nazionale è entrata in vigore con ampi e vaghi campi di applicazione. Il governo ha rimpatriato forzatamente diversi gruppi di richiedenti asilo birmani e laotiani di etnia hmong.

 

Contesto

Il Partito potere popolare, guidato dal primo ministro Samak Sundaravej, a gennaio ha formato un governo di coalizione. Sia il partito che il suo leader erano allineati con il deposto ed esiliato primo ministro Thaksin Shinawatra. Dimostranti contrari al governo guidati dall'Alleanza popolare per la democrazia (PAD), sono scesi per le strade a maggio e hanno occupato il Palazzo del governo e l'ufficio del primo ministro ad agosto. Samak Sundaravej è stato costretto alle dimissioni il mese successivo dopo che la Corte Costituzionale aveva sentenziato che egli aveva violato le norme sul conflitto di interessi. Si sono avuti scoppi di violenza in una serie di occasioni tra PAD, manifestanti filo-governativi e la polizia, che hanno provocato diversi morti e centinaia di feriti. A settembre, Somchai Wongsawat, cognato dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, ha assunto la carica di capo del governo, fatto che ha determinato ulteriori manifestazioni e violenze, con perdita di vite umane. Alla fine di novembre, la PAD ha occupato i due aeroporti internazionali di Bangkok. Agli inizi di dicembre, Somchai Wongsawat è stato costretto a dimettersi dopo che la Corte Costituzionale aveva sentenziato che il suo partito aveva violato la legge elettorale. Abhisit Vejjajiva, leader del Partito democratico, all'opposizione, è divenuto primo ministro.

 

Violazioni da parte di gruppi armati

A gennaio, una bomba fatta esplodere da insorti in un mercato della provincia di Yala ha ferito almeno 44 persone. A marzo, insorti hanno ucciso due persone con un'autobomba all'Hotel CS Pattani nella provincia di Pattani, considerato uno degli hotel più sicuri del sud del Paese. Nella provincia di Yala, 15 bambini sono rimasti feriti da ordigni a marzo e aprile. A Yala, insorti hanno sparato e ucciso un bambino di tre anni e suo padre, e altrettanto è accaduto a Narathiwat a una bambina di nove anni, al suo fratellino più piccolo, e al loro padre. A settembre, insorti hanno sparato e ucciso un funzionario di governo a Pattani per poi decapitarlo, la 41ª persona decapitata dal gennaio 2004. A novembre, due bombe fatte esplodere lo stesso giorno a Narathiwat hanno ferito almeno 75 persone.

 

Arresti e detenzioni arbitrarie

Le forze di sicurezza hanno continuato ad arrestare e detenere arbitrariamente giovani musulmani malay e uomini politicamente attivi nel sud, con lo scopo primario di raccogliere informazioni utili all'intelligence. Tutto questo è stato spesso messo in atto utilizzando liste di "sospetti" compilate a tal fine, e attraverso operazioni di ampia portata nei villaggi musulmani malay.

 

Polizia e forze di sicurezza

A gennaio, un capitano di polizia e altri sette membri della 41ª Unità di pattuglia della polizia di confine sono stati arrestati per abuso di potere, corruzione, e brutalità della polizia in operazioni contro il traffico di droga. Stando alle accuse, essi avevano rapito, incastrato e torturato persone nel tentativo di estorcerne confessioni o di ottenere pagamenti di riscatti. Tuttavia, in risposta, il generale di polizia Seriphisut Temiyavej, commissario generale nazionale della polizia, ha minacciato di intraprendere azioni legali contro chiunque avesse sporto false querele contro i poliziotti.

*Il 7 ottobre, Angkana Pradubpanya-avut è morta in seguito all'impatto con un bossolo di gas lacrimogeno sparatole direttamente al torace dalla polizia antisommossa thailandese nel corso di uno scontro violento con manifestanti anti-governativi della PDA a Bangkok. Almeno altri 440, tra cui poliziotti, sono rimasti feriti nelle violenze.

 

Tortura e altri maltrattamenti

Sono aumentate le segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti da parte dei servizi di sicurezza in operazioni anti-insurrezionaliste nel sud del Paese. Secondo quanto riferito, alcuni detenuti sono stati sottoposti a tortura e altri maltrattamenti in quattro province meridionali del Paese. Alcuni sono deceduti in custodia..

*Un uomo di 42 anni di Pattani ha riferito che tre soldati lo avevano tenuto fermo mentre un altro gli bruciava un piede con un accendino finché tutto il combustibile non si era consumato. I soldati gli avevano fatto scavare una buca costringendolo a sedersi dentro mentre la riempivano di lordume fino a toccargli il collo.

*Uno studente di 22 anni di Narathiwat ha riferito di essere stato inzuppato d'acqua dopo di che gli erano state inflitte scosse elettriche ai piedi.

A fine anno nessuno era stato chiamato a rispondere per queste azioni.

 

Libertà di espressione

Il numero di persone accusate di lesa maestà, una legge che vieta qualsiasi parola o atto che diffami, insulti o minacci la famiglia reale, è aumentato considerevolmente durante l'anno.

*A gennaio, un libro in cui si criticava il colpo di Stato militare avvenuto in Thailandia nel 2006, e che metteva in discussione il ruolo politico della monarchia, è stato messo al bando e il suo autore posto sotto inchiesta.

*Ad aprile, due thailandesi sono stati incriminati per non essersi alzati in piedi quando era risuonato l'inno reale in un cinema.

*A luglio, una sindacalista è stata licenziata dal suo datore di lavoro per essere apparsa alla televisione mentre indossava una maglietta ritenuta infrangere la legge.

*Tra marzo e agosto, il ministero dell'Informazione e delle Telecomunicazioni ha ordinato ai provider di Internet di oscurare almeno 340 siti web il cui contenuto era ritenuto oltraggioso nei confronti della monarchia.

A novembre, il partito dell'opposizione ha proposto di spostare l'onere della prova sugli imputati nei casi di lesa maestà.

A febbraio, il governo ha esercitato pressioni su una stazione radiofonica al fine di interrompere la messa in onda di un programma in cui erano state contraddette alcune controverse affermazioni rilasciate alla CNN dal primo ministro Samak riguardo alla sollevazione in Thailandia dell'ottobre 1976.

A settembre, il governo ha imposto un decreto di emergenza di 12 giorni a Bangkok, con cui sono state applicate rigide limitazioni alla libertà di espressione. Lo stesso decreto è stato imposto per 13 giorni a novembre e dicembre.

 

Impunità

A gennaio, un comitato indipendente non ha riscontrato prove che collegassero un qualsiasi funzionario di governo alle esecuzioni extragiudiziali durante la "guerra alla droga" dell'ex primo ministro Thaksin nel 2003. Questa conclusione è stata ottenuta malgrado l'obiettivo del comitato fosse di identificare le persone responsabili delle uccisioni al fine di assicurarle alla giustizia e nonostante il riscontro secondo cui gli ordini dettati da Thaksin di «sparare per uccidere» erano stati ampiamente applicati e che il ministero dell'Interno aveva ricevuto l'ordine di pubblicare una lista nera. Secondo il rapporto, delle 2.819 persone uccise tra il febbraio e l'aprile 2003, di cui 54 in scontri a fuoco con la polizia, soltanto 1.370 erano collegate al traffico di droga.

*Il 19 marzo, la polizia della stazione del distretto di Rueso e personale militare appartenente alla 39ª Unità della task-force speciale della provincia di Narathiwat hanno arrestato l'imam Yapha Kaseng. Questi è morto in custodia due giorni dopo. A dicembre, un'inchiesta post-mortem ha stabilito che egli era morto in seguito ai maltrattamenti subiti in custodia.

*È proseguito il clima di impunità per i responsabili di sparizioni forzate, compresa quella di Somchai Neelapaijit, un avvocato musulmano, avvenuta nel 2004.

 

Rifugiati e richiedenti asilo

Le autorità hanno rimandato circa 1.700 laotiani di etnia hmong in Laos, compreso un numero imprecisato di richiedenti asilo rimpatriati forzatamente.

A febbraio, il governatore della provincia di Mae Hong Son ha rifiutato il permesso per almeno 20 membri del gruppo etnico padaung "dai lunghi colli" di Myanmar di lasciare la provincia di Mae Hong Son con la motivazione che questi costituivano una valida attrazione turistica, nonostante il fatto che essi erano stati riconosciuti come rifugiati e fossero stati accettati in altri Paesi per essere reinsediati.

 

Sviluppi legislativi, costituzionali e istituzionali

La legge sulla sicurezza interna 2008 è entrata in vigore a febbraio, conferendo alle forze militari e della sicurezza thailandesi vasti poteri in materia di sicurezza interna, compreso quello di «prevenire, sopprimere, sospendere, inibire, e prevalere o mitigare la situazione». La sua applicazione in riferimento all'insurrezione in corso nel sud della Thailandia è rimasta poco chiara.

A giugno è entrata in vigore la legge contro la tratta di esseri umani 2008.

 

Pena di morte

Almeno tre persone sono state condannate a morte, ma durante l'anno non si sono avute esecuzioni. A dicembre, la Thailandia ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

 

Missioni di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il sud della Thailandia a giugno e novembre.

 
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