Capo di Stato: Karolos Papoulias
Capo del governo: Kostas Karamanlis
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 11,2 milioni
Speranza di vita: 78,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 8/8 per 1.000
Alfabetizzazione adulti: 96 %
Dopo l'uccisione a dicembre, da parte della polizia, di un ragazzo di 15 anni, in tutto il Paese vi sono state numerose manifestazioni (inclusi alcuni tafferugli violenti) in cui, stando alle fonti, gli agenti sono ricorsi a un uso eccessivo delle forza contro i dimostranti. Nonostante la nuova legislazione sull'asilo e sull'accoglienza dei migranti, il trattamento dei migranti irregolari e dei richiedenti asilo ha continuato a violare gli standard internazionali. Migliaia di detenuti hanno attuato lo sciopero della fame per protestare contro il trattamento subito in carcere. Un obiettore di coscienza è stato condannato a una pena detentiva.
Il 6 dicembre, nel centro di Atene, il quindicenne Alexis Gregoropoulos è stato ucciso da un agente di polizia di una "unità speciale". La ricostruzione degli eventi che hanno portato al decesso è stata controversa. Secondo la polizia, due agenti a bordo di una camionetta sono stati assaliti da un gruppo di 20-30 giovani. In un secondo scontro, uno degli agenti ha lanciato una granata stordente, mentre il suo collega ha sparato due colpi in aria e uno al suolo; un proiettile è rimbalzato e ha ferito a morte Alexis Gregoropoulos. Secondo la versione degli astanti, invece, intorno alle nove di sera due agenti in un veicolo si sono avvicinati ad Alexis Gregoropoulos e al gruppo di suoi amici, insultandoli. Quando gli agenti si sono allontanati, qualcuno del gruppo ha lanciato una bottiglia verso la camionetta della polizia. Il veicolo si è fermato e gli agenti sono tornati indietro a piedi e hanno nuovamente insultato i giovani. Durante questo scambio, un agente ha sparato tre colpi, uno dei quali ha colpito Alexis Gregoropoulos. Pochi giorni dopo, i due agenti sono stati sospesi dal servizio. L'agente che ha sparato è stato accusato di uso illegale di arma da fuco e omicidio volontario, l'altro è stato incriminato per complicità in omicidio.
La sparatoria ha scatenato in tutto il Paese ampie proteste contro il governo, ancora in corso a fine anno. Secondo quanto riferito, la polizia ha usato forza eccessiva e violenza punitiva contro dimostranti pacifici, invece di fermare i rivoltosi che stavano saccheggiando negozi e altre proprietà. Tra i manifestanti picchiati dalla polizia vi erano anche due soci di Amnesty International. La polizia ha anche effettuato molti arresti arbitrari.
Nel mese di luglio sono stati annunciati due decreti presidenziali relativi alle procedure per la determinazione dello status di rifugiato e i criteri per l'attribuzione del medesimo. Entrambi non sono stati in grado di accogliere pienamente le preoccupazioni sollevate dalle organizzazioni per i diritti umani e da altre associazioni. Il decreto presidenziale 90/2008 stabilisce che l'assistenza legale è ottenibile soltanto durante l'appello, dopo che la richiesta di asilo è stata respinta. Il processo di revisione per le richieste respinte manca di indipendenza, poiché il Comitato per l'appello mantiene la carica di organismo di consulenza del ministro dell'Interno. Gli avvocati hanno limitate possibilità di accesso sia ai fascicoli dei casi, sia ai propri assistiti detenuti. La domanda di asilo deve essere fatta di persona, ponendo così alcuni richiedenti asilo a rischio di arresto. La domanda deve essere presentata immediatamente in entrata nel Paese, ma non sono state previste norme specifiche per le persone detenute al momento dell'arrivo. La detenzione dei richiedenti asilo è consentita fino a un massimo di 60 giorni. Il decreto presidenziale 96/2008 ha stabilito i criteri per essere ammessi alla protezione per i rifugiati e alla protezione per ragioni umanitarie. Tra i motivi di esclusione dalla protezione umanitaria supplementare sono comprese infrazioni minori punibili con tre mesi di reclusione.
Ad aprile il locale ufficio dell'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati, ha reso noto che l'accesso dei minorenni alla protezione per i rifugiati era arbitrario e che le informazioni fornite in merito alla procedura di asilo erano inadeguate. L'agenzia ha anche rilevato che le autorità raramente tenevano conto dell'età nell'assegnare priorità alle domande da esaminare. Il rapporto dell'UNHCR ha chiesto di porre fine alla pratica della detenzione amministrativa per i minorenni.
*Nel mese di ottobre, è stato riferito che 160 minorenni migranti non accompagnati, alcuni dei quali probabili richiedenti asilo, erano trattenuti nel centro di detenzione di Pagani, sull'isola di Lesbo, in condizioni degradanti, inumane e antigieniche. I detenuti dormivano sui pavimenti, che erano sempre allagati a causa dell'obsolescenza dell'impianto idraulico, e raramente erano autorizzati a uscire all'aria aperta. Il centro, costruito per ospitare 300 persone, raccoglieva 830 detenuti, tra cui madri con bambini piccoli e almeno una donna incinta. Avvocati e ONG avevano accesso limitato al centro.
Durante tutto il corso dell'anno sono pervenute segnalazioni di casi di tortura e maltrattamenti di detenuti, soprattutto migranti e appartenenti a gruppi marginali, da parte della polizia.
*Il 7 luglio la guardia costiera ha arrestato migranti giunti sull'isola di Samos, i quali hanno riferito di essere stati maltrattati dagli agenti, che li hanno colpiti con schiaffi, pugni e calci una volta fatti salire a bordo della loro imbarcazione. Secondo le testimonianze, un agente ha costretto un uomo a ingerire della crema solare, mentre un altro ha afferrato un migrante per i capelli e gli ha sbattuto la testa contro il bordo della barca. Un terzo migrante avrebbe subito la perforazione del timpano dopo essere stato schiaffeggiato. A fine anno non si era ancora conclusa l'indagine sull'episodio, così come era ancora in sospeso un'altra indagine, avviata nell'ottobre 2007, sui maltrattamenti subiti da migranti sull'isola di Chios.
*Secondo la denuncia dell'Associazione ateniese di avvocati per i diritti di migranti e rifugiati, il 26 ottobre, davanti agli uffici della Direzione per gli stranieri di Atene, la polizia ha assalito una folla di richiedenti asilo in coda per presentare la domanda, uccidendo un uomo e ferendone diversi altri. Nei due mesi precedenti la Direzione si sarebbe rifiutata di accogliere nuove richieste di asilo.
*Un uomo di etnia rom fermato il 19 giugno ha dichiarato di essere stato picchiato presso il commissariato di polizia di Aharnon per diverse ore dopo l'arresto.
*Il 16 ottobre il Consiglio disciplinare di appello della polizia ha multato e sospeso dal servizio per sei mesi tre agenti di polizia che avevano preso parte al pestaggio, avvenuto a Salonicco il 17 novembre 2006, dello studente cipriota Avgoustinos Demetriou, che rimase gravemente ferito. Il Consiglio ha prosciolto altri quattro agenti che, pur presenti all'episodio, non avevano partecipato al pestaggio.
A febbraio è stato pubblicato il rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) che nel 2007 aveva compiuto una visita in Grecia. Il rapporto ha messo in luce una grave violazione degli artt.3 e 8 della Convenzione europea sui diritti umani, che proibiscono la tortura e impongono il rispetto della riservatezza. Il CPT ha riferito di condizioni inumane e degradanti in alcune stazioni di polizia delle zone frontaliere e di numerose denunce di maltrattamenti. Esso ha anche notato che non erano stati messi effettivamente in pratica i diritti dei migranti detenuti all'accesso all'assistenza legale e alla comunicazione della loro detenzione alla famiglia, segnalando altresì che l'assistenza sanitaria era limitata. Il CPT ha compiuto una seconda visita ad hoc in Grecia dal 23 al 29 settembre.
Il 23 maggio la Corte d'appello di Atene ha ridotto da 19 a 7 anni di reclusione la condanna di un uomo per tratta di esseri umani, dopo aver ribaltato il verdetto di colpevolezza per tratta ed estorsione. Il caso in questione è stato uno dei primi a essere esaminato ai sensi della nuova legge sulla tratta. Osservatori presenti al processo hanno espresso preoccupazione per l'indulgenza della corte verso i commenti razzisti e umilianti del difensore dell'imputato e per l'incapacità degli interpreti di tradurre con accuratezza le dichiarazioni delle vittime, comprese le testimonianze sulle torture inflitte loro dai trafficanti.
Una crescente campagna per la tutela dei diritti delle vittime della tratta ha portato, tra l'altro, a fare pressione sul governo affinché ratificasse la Convenzione del Consiglio d'Europa contro la tratta di esseri umani e riformasse la legislazione in modo da impedire la criminalizzazione delle vittime.
*Il 23 dicembre ad Atene, ignoti hanno aggredito, usando acido solforico, la cittadina bulgara Konstantina Kouneva, segretaria generale del Sindacato dei lavoratori domestici e delle imprese di pulizia dell'Attica. La donna ha riportato numerose gravi lesioni e a fine anno era ancora in ospedale, sottoposta a terapia intensiva. Secondo quanto è stato riferito, la polizia non ha indagato sull'episodio in modo efficace, concentrandosi sulla vita privata di Konstantina Kouneva e non tenendo conto della sua attività di sindacalista.
Nei mesi di ottobre e novembre detenuti di tutto il Paese hanno protestato per le pessime condizioni di detenzione, in particolare per il sovraffollamento, la mancanza di igiene, i maltrattamenti, l'inefficacia delle indagini sui decessi durante la detenzione, le misure disciplinari punitive e le restrizioni al diritto alla libertà di espressione e di comunicazione. Il 3 novembre i detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame in tutta la Grecia. Una settimana più tardi, l'organizzazione non governativa Iniziativa per i diritti dei detenuti ha riferito che 3.311 prigionieri erano in sciopero della fame e che migliaia di altri avevano rifiutato il cibo. Tra gli scioperanti vi erano 17 detenuti del carcere di Trikala che si erano cuciti le labbra, nonché ragazzi trattenuti in istituti di pena minorili. L'organizzazione ha denunciato anche le intimidazioni degli agenti di custodia verso i detenuti in sciopero.
*Il 20 maggio, la Corte navale del Pireo ha condannato in contumacia a tre anni di reclusione l'obiettore di coscienza Lazaros Petromelidis con l'accusa di insubordinazione. Si trattava del 15° processo a suo carico per lo stesso reato. È stato emesso un mandato di arresto nei suoi confronti, ponendolo così a rischio di essere incarcerato per il proprio credo.
Nel mese di marzo la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Grecia aveva violato l'art.11 della Convenzione europea sui diritti umani relativamente alle libertà di riunione e di associazione in due casi (Emin e altri contro Grecia e Tourkiki Enosi Xanthis e altri contro Grecia) relativi ad associazioni fondate da appartenenti a comunità minoritarie. La registrazione dell'Associazione culturale delle donne turche della regione di Rodopi era stata rifiutata perché la sua denominazione comprendeva la parola "turche". Nel 1986 l'Associazione turca di Xanthi era stata sciolta per lo stesso motivo. Nei casi Alexandridis contro Grecia e I Avgi Publishing and Press Agency S.A. & Karis contro Grecia, la Corte europea ha stabilito, rispettivamente a febbraio e a giugno, che si erano verificate violazioni dei diritti alla libertà di pensiero, opinione e religione (art. 9) e alla libertà di espressione (art. 10).
Il 3 giugno il sindaco dell'isola di Tilos ha celebrato i primi matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il ministro della Giustizia ha dichiarato l'invalidità di tali unioni e il governo ha presentato una mozione per il loro annullamento. Ciò ha condotto nel mese di settembre a numerose proteste.
Greece: Lazaros Petromelidis repeatedly convicted for his beliefs (EUR 25/003/2008)
Greece: Failing system of police accountability, 9 dicembre 2008
Greek police use punitive violence against peaceful demonstrators, 11 dicembre 2008