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Macedonia

Ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Capo di Stato: Branko Crvenkovski
Capo del governo: Nikola Gruevski
Pena di morte: abolizionista per tutti reati
Popolazione: 2 milioni
Speranza di vita: 73,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 17/16‰
Alfabetizzazione adulti: 96,1%

  1. Contesto
  2. Giustizia internazionale - crimini di guerra
  3. Sistema giudiziario - crimini di guerra
  4. Tortura e altri maltrattamenti
  5. Condizioni carcerarie
  6. Controterrore e sicurezza
  7. Discriminazione - rom
  8. Rifugiati
  9. Violenza contro donne e ragazze
  10. Rapporti di Amnesty International

I casi giudiziari per crimini di guerra relativi al conflitto interno del 2001 sono stati rinviati alla giurisdizione macedone per essere perseguiti. Le elezioni generali di giugno sono state caratterizzate da scontri violenti tra i vari partiti politici. Organizzazioni internazionali hanno sollevato gravi preoccupazioni per le condizioni nelle carceri e per l'impunità e i maltrattamenti da parte delle forze di polizia. Scarsi sono stati i progressi ottenuti nell'affrontare la discriminazione contro i rom.

 

Contesto

In seguito alle elezioni di giugno, il partito dominante, Organizzazione rivoluzionaria interna macedone-Partito democratico per l'unità nazionale macedone, è ritornato al potere, e a luglio ha formato una coalizione con il partito etnico albanese Unione democratica per l'integrazione (DUI).

Il periodo che ha preceduto le elezioni del 1° giugno è stato caratterizzato dalle rivalità tra i due partiti etnici albanesi, spesso sfociate in violenza. A maggio, un membro del Partito democratico degli albanesi (DPA) è stato ucciso, mentre membri del DUI hanno asserito che essi stessi, i loro uffici e le loro abitazioni avevano subito attacchi da parte di membri del DPA, compreso un attentato il 13 maggio per assassinare il loro leader, Ali Ahmeti.

Il giorno delle elezioni, Naser Ajvazi è stato ucciso ad Aračinovo dopo che l'unità speciale di polizia denominata "Alfa", stando alle segnalazioni, aveva risposto al fuoco esploso da individui armati non identificati. Le operazioni di voto sono state sospese in diverse città e i risultati elettorali sono stati conseguentemente annullati in 187 seggi elettorali, rendendo necessaria la ripetizione del voto in diverse grandi città.

Circa 164 persone sono state arrestate in relazione con le violazioni delle procedure elettorali, tra cui brogli e intimidazioni. Ventotto agenti di polizia sono stati sospesi e 11 di loro incriminati per brogli elettorali.

*A ottobre, Agim Krasniqi e altri otto imputati sono stati giudicati colpevoli di possesso di armi da fuoco, appartenenza a banda criminale e procurato disordine pubblico. Essi sono stai condannati a pene detentive variabili dai cinque ai sei anni di carcere.

A novembre, la Commissione Europea ha riferito che la Macedonia non aveva ancora adempiuto ai criteri di ingresso nell'UE. Riforme come quella elettorale, sull'indipendenza della magistratura, sull'attribuzione di responsabilità della polizia e sulle condizioni nelle carceri, stabilite dall'Accordo di stabilizzazione e associazione, non erano state ancora pienamente attuate. Di conseguenza, non è stata fissata alcuna data per i colloqui di accessione.

 

Giustizia internazionale - crimini di guerra

*A luglio, presso il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (Tribunale), Johan Tarčulovski, un ispettore di scorta dell'Unità di sicurezza del presidente, è stato giudicato colpevole di tre capi di imputazione per crimini di guerra e condannato a 12 anni di carcere. Egli è risultato responsabile della morte di sette persone di etnia albanese e della detenzione e del trattamento crudele di altre 100 a Ljuboten, nell'agosto 2001. L'ex ministro dell'Interno Ljube Boškovski, incriminato per responsabilità di comando per i crimini commessi da Johan Tarčulovski, è stato prosciolto.

 

Sistema giudiziario - crimini di guerra

A settembre è iniziato il procedimento giudiziario relativo al caso dei lavoratori stradali di "Mavrovo", uno dei quattro casi rinviati alla giurisdizione macedone dal Tribunale a febbraio. I lavoratori stradali erano stati rapiti nell'agosto 2001 e, secondo quanto segnalato, fisicamente maltrattati, abusati sessualmente e minacciati di morte prima di essere rilasciati alcune ore più tardi.

Da parte albanese è stato argomentato che i casi rinviati dal Tribunale avrebbero dovuto rientrare nella legge di amnistia adottata nel marzo 2002, applicabile a chiunque coinvolto nel conflitto interno del 2001, eccetto che per i casi di crimini di guerra che invece ricadono sotto la giurisdizione del Tribunale. Poiché il caso in oggetto era stato rinviato dal Tribunale alcuni hanno sostenuto che la leggi di amnistia dovesse essere applicata. Tuttavia, la Corte penale di Skopje ha richiesto che al parlamentare del DUI Hisen Xhemaili fosse revocata l'immunità penale affinché potesse essere processato.

Non sono stati registrati progressi nella ricerca della verità sulla sorte di tre persone di etnia albanese e 13 macedoni, vittime di sparizione forzata e rapimento nel 2001.

 

Tortura e altri maltrattamenti

In assenza di un meccanismo indipendente di controllo, le accuse di tortura e altri maltrattamenti sono stati oggetto di inchieste interne da parte del ministero dell'Interno, che non si sono dimostrate indipendenti o imparziali. A febbraio, ad esempio, la televisione nazionale ha mostrato una ripresa effettuata con un telefono cellulare, apparentemente da parte di un agente di polizia, del volto contuso e sanguinante di un uomo detenuto a Brodec nel novembre 2007 durante l'Operazione Tempesta di Montagna. Mentre gli agenti responsabili delle riprese sono stati sospesi in attesa di indagini, il ministro dell'Interno si è rifiutato di riaprire un'inchiesta interna sull'episodio, in cui sei persone erano state uccise e altre sarebbero state maltrattate per mano della polizia.

*A luglio, 17 uomini, tra cui i 13 arrestati a Brodec, sono stati giudicati colpevoli di attacchi armati contro la polizia, pianificazione di azione terroristica e possesso di armi.

La Corte europea dei diritti umani ha ritenuto ad aprile la Macedonia in violazione dell'art.3 della Convenzione europea sui diritti umani (libertà dalla tortura) per non aver provveduto a indagare l'istanza secondo cui cinque ricorrenti rom erano stati maltrattati dalla polizia nel 1998 in un ristorante di Štip e successivamente durante la detenzione.

A maggio il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha sollevato preoccupazioni riguardo all'incapacità da parte delle autorità di indagare le accuse di tortura e altri maltrattamenti; alla continua assenza di un meccanismo indipendente esterno di controllo con il compito di indagare e monitorare la presunta cattiva condotta della polizia; e alle pene di lieve entità comminate agli agenti di polizia giudicati colpevoli di tortura e altri maltrattamenti. Ad aprile, anche il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite (HRC) si è detto preoccupato per la violenza della polizia nei confronti delle minoranze, specialmente i rom, e per la mancanza di indagini concrete. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) ha sollevato preoccupazioni analoghe nei suoi rapporti di febbraio e settembre.

 

Condizioni carcerarie

Il CPT ha espresso grave preoccupazione per la mancanza di cooperazione da parte del ministero della Giustizia, la sua incapacità di porre rimedio alle «eclatanti deficienze» in riferimento alle condizioni carcerarie rilevate nel 2006, tra cui l'impiego di catene come mezzi contenutivi di punizione, e le condizioni di vita nel carcere di Idrizovo, configuratesi come inumane e degradanti.

 

Controterrore e sicurezza

L'HRC ad aprile e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura a maggio hanno raccomandato l'apertura da parte delle autorità di una nuova inchiesta sul loro ruolo nella detenzione di 23 giorni nel 2003 di Khaled el-Masri in un hotel di Skopje. Egli fu successivamente trasferito illegalmente alle autorità statunitensi e imbarcato su un volo in Afghanistan, dove fu torturato. A ottobre Khaled el-Masri ha sporto denuncia contro agenti di polizia ignoti.

 

Discriminazione - rom

Ad aprile l'HRC ha sollevato preoccupazioni in merito all'incapacità da parte delle autorità sia di garantire ai bambini rom un'istruzione nella loro lingua madre, sia di contrastare il persistente elevato tasso di abbandono scolastico, la segregazione e le vessazioni subite dagli alunni rom.

ONG locali hanno riferito che il loro contributo a un processo di consultazione per una legislazione sulla discriminazione non era stato inserito in una bozza di legge in procinto di essere presentata al Parlamento. Il progetto di legge non prevedeva la creazione di un organismo indipendente anti-discriminazione con il compito di fornire rimedi efficaci contro il fenomeno della discriminazione, o di proteggere le persone dalla stessa.

Il governo ha varato un piano d'azione nazionale per l'avanzamento delle donne rom basato sulle raccomandazioni espresse da ONG rom femminili. Scarsi sono stati i progressi ottenuti nell'attuazione dei programmi di azione nazionale per il Decennio di inserimento dei rom, che sono stati riveduti ma che a fine anno non avevano ancora ottenuto approvazione ministeriale.

 

Rifugiati

Circa 1.883 rifugiati, in maggioranza rom e ashkali del Kosovo sono rimasti in Macedonia sotto protezione umanitaria temporanea. Lo Stato non è intervenuto a garantire loro l'accesso ai diritti economici e sociali.

A maggio il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso preoccupazione per le inefficienze del sistema di determinazione dello status di rifugiato e l'assenza di rimedi legali concreti attraverso i quali poter contestare le decisioni.

 

Violenza contro donne e ragazze

La Macedonia ha elaborato emendamenti legislativi, ma a fine anno non aveva ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa d'azione contro la tratta di esseri umani. I ministeri dell'Interno e del Lavoro e delle Politiche Sociali hanno stabilito protocolli per la protezione dei bambini trafficati. Le autorità hanno riportato un numero crescente di persone trafficate internamente.

Ad aprile il HRC ha espresso preoccupazione per l'indebito onere della prova imposto alle vittime di stupro, che determina impunità per i responsabili. Il Comitato ha richiesto di emendare la definizione di stupro inserita nel codice penale.

 

Rapporti di Amnesty International

FYROM: Macedonia: Submission to the UN Universal Periodic Review (EUR 65/001/2008)

State of denial - Europe's role in rendition and secret detention (EUR 01/003/2008)

 
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