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Turchia

Repubblica di Turchia

Capo di Stato: Abdullah Gül
Capo del governo: Recep Tayyip Erdoğan
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 75,8 milioni
Speranza di vita: 71,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 35/26‰
Alfabetizzazione adulti: 87,4%

  1. Contesto
  2. Libertà di espressione
  3. Difensori dei diritti umani
  4. Libertà di riunione
  5. Uso eccessivo della forza
  6. Tortura e altri maltrattamenti
  7. Condizioni carcerarie
  8. Processi iniqui
  9. Impunità
  10. Violazioni da parte di gruppi armati
  11. Prigionieri di coscienza - obiettori di coscienza
  12. Diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender
  13. Rifugiati e richiedenti asilo
  14. Violenza contro donne e ragazze
  15. Missioni e rapporti di Amnesty International

I diritti umani hanno risentito del contesto di instabilità politica e di scontri militari. Sono aumentate le segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti, mentre le voci del dissenso hanno subito persecuzioni e intimidazioni. Il diritto di riunione pacifica è stato negato e le forze dell'ordine hanno impiegato forza eccessiva per disperdere i manifestanti. Le disposizioni di legge anti-terrorismo sono state usate anche per ridurre la libertà di espressione. La mancanza di equità processuale non è cessata, soprattutto nel caso di persone incriminate ai sensi della legislazione anti-terrorismo; al tempo stesso è continuata l'impunità degli agenti delle forze dell'ordine responsabili di violazioni dei diritti umani. Non sono stati registrati progressi per consentire il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare. Sono aumentati i rimpatri forzati di rifugiati. Non è diminuita la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. L'attuazione di leggi mirate a prevenire la violenza contro donne e ragazze è proseguita con lentezza.

 

Contesto

La tensione e l'instabilità politica si sono intensificate a causa della polarizzazione di battaglie legali, anche in seno alla Corte Costituzionale, e agli scontri armati tra il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e le forze armate turche.

Nel dibattito su casi legali che minacciavano il diritto alla libertà di associazione, hanno rischiato di essere chiusi il partito di governo, Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP), ritenuto un punto centrale di attività antilaiche, e il partito filocurdo Società democratica (DTP), considerato impegnato in azioni contro l'unità e l'integrità della nazione. La Corte Costituzionale ha respinto l'istanza di chiusura dell'AKP nel mese di luglio, mentre il caso contro il DTP a fine anno era ancora in esame.

Nel mese di febbraio il Parlamento ha approvato emendamenti costituzionali volti a cancellare il divieto di accesso alle università per le donne che indossano il velo islamico, ma a giugno la Corte Costituzionale ha annullato gli emendamenti poiché violavano i principi di laicità dello Stato. Tuttavia, il giudizio della Corte non ha fornito prova adeguata della necessità di mantenere tale limitazione alla libertà di culto e di coscienza basata sui diritti umani di terzi.

A luglio è stato formulato l'atto di accusa in un caso senza precedenti contro una presunta rete ultranazionalista, Ergenekon, con collegamenti nelle istituzioni statali. Ottantasei persone, tra cui alti ufficiali dell'esercito in pensione, sono state incriminate per vari reati legati a un presunto complotto per rovesciare il governo con omicidi politici e incitamento alla violenza. A fine anno il processo era ancora in corso.

Sono proseguiti gli scontri armati tra l'esercito turco e il PKK ed è aumentato l'uso di zone temporanee di sicurezza nelle province orientali e sudorientali. Attentati esplosivi, spesso compiuti da singoli o gruppi di ignoti, hanno provocato la morte e il ferimento di civili. L'esercito ha compiuto incursioni militari nel nord dell'Iraq per colpire le basi del PKK. A ottobre il Parlamento ha autorizzato le forze armate a compiere ulteriori interventi militari nell'Iraq settentrionale.

A causa del conflitto, i cittadini turchi di origine curda hanno dovuto fare fronte a ostilità sempre crescenti, tra cui persecuzioni, aggressioni e attacchi alle loro proprietà perpetrati da singoli o gruppi ignoti. Nel mese di settembre, attacchi analoghi si sono protratti per vari giorni nella provincia occidentale di Altınova.

 

Libertà di espressione

Difensori dei diritti umani, scrittori, giornalisti e altre categorie di persone sono stati ingiustamente perseguiti in virtù di leggi inique e sottoposti alle decisioni arbitrarie di giudici e pubblici ministeri. Ad aprile il Parlamento ha modificato l'art.301 del codice penale, mantenendo però un'iniqua limitazione alla libertà di espressione. Sono proseguite le indagini ai sensi dell'art.301, autorizzate dal ministro della Giustizia così come richiesto dal testo modificato. Altri articoli del codice e altre leggi hanno continuato a essere utilizzati per limitare la libertà di espressione. Anche i tribunali hanno reagito in modo sproporzionato, chiudendo siti Internet per gli articoli pubblicati sulle loro pagine web.

I rischi per coloro che esprimevano il proprio dissenso non sono cessati, e alcune persone sono state minacciate da ignoti. In alcuni casi la polizia ha assegnato una scorta.

*Nel mese di agosto, il ministro della giustizia Mehmet Ali Şahin ha accordato il permesso per avviare un procedimento giudiziario contro lo scrittore Temel Demirer ai sensi dell'art.301 a causa di alcune sue dichiarazioni sulla responsabilità dello Stato nell'omicidio del giornalista e difensore dei diritti umani Hrant Dink, ucciso nel 2007.

*Nove bambini appartenenti al coro municipale infantile di Diyarbakır Yenişehir sono stati incriminati ai sensi dell'art.7/2 della legge anti-terrorismo per aver eseguito, tra gli altri brani, un inno curdo durante un festival culturale. Alla prima udienza i bambini sono stati prosciolti, ma per il direttore del coro, Duygu Özge Bayar è rimasto in vigore un mandato di arresto.

 

Difensori dei diritti umani

Il lavoro dei difensori dei diritti umani è stato ostacolato da persecuzioni ingiustificate e alcuni difensori dei diritti umani di alto profilo sono stati regolarmente sottoposti a indagini penali. Le organizzazioni non governative per i diritti umani hanno subito un eccessivo controllo amministrativo delle proprie attività. A causa del loro lavoro, difensori dei diritti umani sono stati minacciati da singoli o gruppi ignoti.

*Orhan Kemal Cengiz ha ricevuto minacce a causa della sua attività legale in favore delle famiglie di tre uomini assassinati nel 2007 nel corso di un attacco a una casa editrice cristiana nella città di Malatya. Le autorità gli hanno assegnato una scorta e hanno compiuto indagini sulle minacce.

*Nel mese di gennaio, il direttore dell'ufficio di Adana dell'Associazione per i diritti umani (İHD), Ethem Açıkalın è stato incriminato ai sensi della legislazione anti-terrorismo dopo aver partecipato a una conferenza stampa su una presunta esecuzione extragiudiziale. Ad agosto, Ethem Açıkalın e Hüseyin Beyaz, un altro membro dell'İHD, avevano dichiarato di essere stati maltrattati dalla polizia mentre indagavano in merito all'arresto di membri del DTP. Hüseyin Beyaz aveva riportato la frattura di un braccio. È stata avviata un'indagine nei confronti di Ethem Açıkalın e Hüseyin Beyaz per «resistenza a pubblico ufficiale».

 

Libertà di riunione

Alcune manifestazioni sono state proibite senza motivazioni legittime e quelle effettuate senza autorizzazione, soprattutto nelle zone sudorientali del Paese a maggioranza curda, sono state sciolte con uso eccessivo della forza, spesso ancor prima di provare a disperderle con metodi pacifici. Durante gli scontri, la polizia ha fatto uso di proiettili di plastica e munizioni cariche, provocando morti e feriti. Dimostranti sono stati arrestati e maltrattati. In alcuni casi, i minorenni arrestati sono stati trattenuti in strutture di detenzione per adulti. Le denunce di maltrattamenti compiuti dalle forze di sicurezza durante manifestazioni degli anni precedenti non sono state oggetto di indagini adeguate.

*Nella Turchia sudorientale è stata negata l'autorizzazione ai tradizionali festeggiamenti per il Newroz/Nevruz, la festa del 21 marzo per l'inizio dell'anno, celebrata soprattutto dalla comunità curda. Alcuni filmati trasmessi dalla televisione hanno mostrato agenti delle forze dell'ordine nell'atto di picchiare i dimostranti delle manifestazioni effettuate senza permesso.

*Alcuni agenti delle forze dell'ordine sono stati filmati mentre maltrattavano il quindicenne C.E. durante il fermo nel corso di una manifestazione nella località di Hakkari, ma in seguito un magistrato ha archiviato la denuncia. Tuttavia, C.E. è stato incriminato per aver preso parte alla manifestazione.

*Anche le manifestazioni per il 1° Maggio in piazza Taksim a Istanbul sono state vietate per non comprovate ragioni di minaccia alla pubblica sicurezza. Circa 530 persone sono state arrestate per aver comunque manifestato senza autorizzazione il 1° Maggio a Istanbul.

*Nel mese di ottobre, nelle province sudorientali si sono svolte varie manifestazioni per protestare contro i presunti maltrattamenti a cui sarebbe stato sottoposto in carcere il leader del PKK Abdullah Öcalan. Secondo quanto segnalato, più di cento minorenni sono stati accusati di reati che prevedono pene detentive superiori ai 20 anni per aver preso parte alle manifestazioni. Inoltre, il governatore della provincia meridionale di Adana ha minacciato di revocare l'assistenza sanitaria alle famiglie dei minorenni che avevano partecipato alle proteste. Questa misura, una forma di punizione collettiva, minacciava di violare il diritto alla salute e a un adeguato livello di vita, senza discriminazioni. Adulti e minorenni coinvolti negli scontri, talvolta violenti, con la polizia sono stati incriminati in virtù delle norme di legge contro il terrorismo.

 

Uso eccessivo della forza

Sono aumentate le segnalazioni di sparatorie della polizia contro persone che non avrebbero obbedito all'ordine di fermarsi. In molti casi non è stato possibile stabilire se una minaccia di morte o di grave ferimento avesse reso necessario l'impiego di forza letale.

*A novembre, il quattordicenne Ahmet Yıldırım è stato colpito dagli spari esplosi distanza ravvicinata da agenti di polizia, rimanendo paralizzato dalla vita in giù. La polizia ha dichiarato di aver sospettato che Ahmet Yıldırım avesse rubato la motocicletta su cui stava viaggiando e di aver sparato ai pneumatici quando il ragazzo si era rifiutato di fermarsi. Testimoni oculari dell'episodio hanno dichiarato che gli agenti non gli avevano intimato di arrestarsi.

 

Tortura e altri maltrattamenti

Nel corso dell'anno sono aumentate le segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti, soprattutto al di fuori dei luoghi ufficiali di detenzione, ma anche in stazioni di polizia e nelle carceri. A rischio di maltrattamenti vi erano persone arrestate sia per reati comuni, sia per reati di natura politica. Sono state spesso presentate controdenunce nei confronti di chi affermava di aver subito maltrattamenti da parte di agenti delle forze dell'ordine.

*Nel mese di ottobre, Engin Çeber è morto in ospedale dopo essere stato detenuto nella stazione di polizia di İstinye e nel carcere Metris di Istanbul. Un'autopsia ha stabilito che la morte era avvenuta per emorragia cerebrale a causa di ferite da trauma contundente compatibili con colpi inferti alla testa. Diciannove agenti delle forze dell'ordine sono stati sospesi dal servizio ed è stato formulato un atto di incriminazione contro 60 agenti di Stato, alcuni dei quali accusati di tortura. In una dichiarazione senza precedenti, il ministro della Giustizia ha chiesto scusa alla famiglia di Engin Çeber e ha riconosciuto che il suo decesso poteva essere stato causato dalle torture subite.

 

Condizioni carcerarie

Non sono stati registrati progressi nell'applicazione di una circolare governativa del 2007 che mirava a migliorare la possibilità di trascorrere tempo in comune per i detenuti delle carceri di massima sicurezza "di tipo F". Sono pervenute persistenti denunce di maltrattamenti nelle prigioni e durante i trasferimenti. Ai detenuti sono state arbitrariamente imposte punizioni, compreso l'isolamento. In tutto il sistema carcerario, la detenzione in isolamento a piccoli gruppi è proseguita per i detenuti accusati o condannati per reati politici.

*A marzo, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha pubblicato il proprio rapporto sulle condizioni di detenzione del leader del PKK Abdullah Öcalan. Il Comitato ha raccomandato che egli sia sottoposto a determinati accertamenti medici, che vengano migliorate le condizioni materiali della sua detenzione e che le autorità turche adottino misure per aumentare il suo contatto con il mondo esterno.

 

Processi iniqui

Non è terminato il ricorso a processi prolungati e non equi, soprattutto per le persone incriminate in base alle norme anti-terrorismo. Le condanne inflitte secondo le leggi anti-terrorismo sono state spesso fondate su prove inconsistenti o inattendibili.

*A giugno, Murat Işıkırık è stato condannato a sette anni di reclusione per «appartenenza a una organizzazione terroristica» per aver partecipato al funerale di un esponente del PKK ed essere stato fotografato con le dita alzate "a V" in segno di vittoria.

*A settembre, Selahattin Ökten è stato condannato all'ergastolo per aver preso parte ad attività armate del PKK. Egli è stato condannato sulla base di un'inconsistente dichiarazione di un testimone presumibilmente estorta con la tortura.

 

Impunità

Le indagini sulle violazioni dei diritti umani commesse da agenti delle forze dell'ordine hanno continuato a essere viziate e il numero di incriminazioni è rimasto insufficiente.

*È proseguito il processo nei confronti di persone accusate di coinvolgimento nell'omicidio di Hrant Dink, avvenuto nel 2007. In un procedimento giudiziario separato, otto agenti della gendarmeria sono stati incriminati di negligenza in quanto non avrebbero agito nonostante fossero in possesso di informazioni che avrebbero potuto impedire l'omicidio. A luglio, la Commissione parlamentare per i diritti umani ha presentato un rapporto in cui si rileva la negligenza di altri funzionari statali a impedire il delitto.

*Nel mese di novembre la Suprema corte di appello ha annullato la condanna di otto agenti di polizia per la morte durante il fermo di Alpaslan Yelden, avvenuta nel 1999 nella città di Smirne. La corte ha deciso che non vi erano prove sufficienti a stabilire la partecipazione degli agenti alle torture.

*A dicembre, la procura ha archiviato una causa intentata contro agenti di polizia dalla famigli di Mustafa Kükçe in seguito al decesso di quest'ultimo mentre era in custodia nel giugno 2007. Il pubblico ministero ha concluso che la morte per emorragia cerebrale poteva essere stata causata da una caduta prima che egli fosse tradotto in custodia malgrado l'ultimo referto medico redatto mentre era in detenzione avesse stabilito che le ferite erano compatibili con maltrattamenti inflitti. L'inchiesta ha inoltre rilevato che non vi era alcuna registrazione della detenzione di Mustafa Kükçe e che non erano disponibili filmati della stazione di polizia in quanto le telecamere erano non funzionanti.

 

Violazioni da parte di gruppi armati

Sono continuati gli attentati dinamitardi contro i civili commessi da singoli o gruppi di ignoti. A luglio, ad esempio, 17 persone sono morte per l'esplosione di una bomba nel quartiere Güngören di Istanbul.

*A gennaio, a Diyarbakır sono morti nove civili a seguito di un attacco contro personale militare, apparentemente a opera del PKK.

 

Prigionieri di coscienza - obiettori di coscienza

Un'alternativa civile al servizio militare obbligatorio non esiste, né sono state introdotte le promesse riforme per impedire la ripetuta incriminazione di obiettori di coscienza per essersi sottratti al servizio militare. Gli obiettori di coscienza hanno continuato a essere perseguiti, ma anche coloro che li sostenevano sono stati incriminati ai sensi dell'art.318 del codice penale, per aver «allontanato l'opinione pubblica dal servizio militare».

*A marzo, Halil Savda è stato nuovamente incarcerato per obiezione di coscienza al servizio militare. A giugno gli sono stati comminati ulteriori cinque mesi di reclusione ai sensi dell'art.318 del codice penale per aver partecipato, nel 2006, a una conferenza stampa a sostegno degli obiettori di coscienza israeliani.

*Nel mese di giugno, l'obiettore di coscienza Mehmet Bal è stato arrestato per aver eluso il servizio militare. Egli ha affermato di essere stato ripetutamente picchiato mentre era in custodia dell'esercito.

 

Diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender

L'interpretazione delle leggi ha continuato a discriminare le persone per orientamento sessuale o identità di genere. Non sono cessate le denunce di violenze delle forze dell'ordine ai danni di persone transgender.

*A maggio, un tribunale locale di Istanbul ha ordinato la chiusura di Lambda Istanbul, un'organizzazione che assiste lesbiche, gay, bisessuali e transgender, dopo che l'ufficio del governatore di Istanbul aveva lamentato che gli obiettivi dell'organizzazione erano «contrari ai valori morali e alla struttura della famiglia».

*Una persona transgender ha raccontato ad Amnesty International che a febbraio era stata bloccata per strada, condotta alla Direzione della sicurezza pubblica di Ankara e quindi picchiata e insultata dalla polizia. È stata rilasciata sei ore più tardi, dopo il pagamento di una multa.

*Nel mese di luglio, Ahmet Yıldız è stato ucciso di fronte al suo appartamento di Istanbul in quello che è stato sospettato essere un delitto "d'onore" gay. In precedenza, egli aveva sporto denuncia penale presso un giudice per le minacce che gli erano state rivolte dai parenti.

 

Rifugiati e richiedenti asilo

È aumentato il numero di rimpatri forzati di rifugiati e richiedenti asilo verso Paesi in cui rischiavano gravi violazioni dei diritti umani. Sono pervenute anche segnalazioni di espulsioni irregolari che hanno provocato la morte o il ferimento di richiedenti asilo.

*Un gruppo di rifugiati uzbeki è stato rimpatriato forzatamente in Iran per due volte, a settembre e di nuovo a ottobre. Alcuni membri del gruppo hanno dichiarato che, durante il primo rimpatrio, erano stati picchiati e minacciati di stupro se non avessero riattraversato il confine con l'Iran.

*Nel mese di aprile, secondo l'UNHCR, quattro persone sono morte affogate quando la polizia turca ha costretto un gruppo di 18 rifugiati e richiedenti asilo ad attraversare un fiume caratterizzato da forte corrente al confine con l'Iraq.

 

Violenza contro donne e ragazze

Leggi e regolamenti studiati per proteggere donne e ragazze dalla violenza non sono stati adeguatamente messi in atto. Finanziamenti insufficienti e inazione dei dipartimenti governativi hanno indebolito i provvedimenti previsti da una circolare del primo ministro emanata nel 2006 volta a combattere la violenza domestica e a impedire i delitti "d'onore". Pochi progressi sono stati fatti nel fornire case protette a donne sopravvissute alla violenza nella misura stabilita dalla legge sui comuni del 2004 - almeno una casa protetta per ogni comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International si sono recati in Turchia a febbraio, marzo, aprile e maggio.

Turkey: Memorandum to the Turkish Government (EUR 44/001/2008)

Turkey: Bomb attacks condemned (EUR 44/014/2008)

Turkey: Respect the rights and safety of demonstrators, 30 aprile 2008

Turkey: Governor threatens to deprive demonstrators and their families of health care, 29 ottobre 2008

 
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