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Bhopal: La Dow Chemical non può dimenticare il disastro

Data di pubblicazione dell'appello: 02.04.2010

Status dell'appello: chiuso

dimostranti a Bhopal©PICJB
dimostranti a Bhopal©PICJB

Grazie alle 2396 persone che hanno firmato l'appello sul nostro sito. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione del caso.
 
Aggiornamento

Alla fine del 2009 la Dow Chemical ha sottoscritto una partnership con Live Earth e quest'ultima l'ha selezionata come sponsor principale di Dow Live Earth Run for Water, un evento mondiale che si terrà ad aprile che ha l'obiettivo di creare un movimento globale che si occupi di risolvere la crisi dell'acqua. 
 
Amnesty International ha inviato una lettera ai responsabili di Live Earth sollevando le proprie preoccupazioni e chiedendo loro di fare pressione sulla Dow Chemical affinché si assuma le sue responsabilità sull'eredità di Bhopal. 
 
Amnesty International teme che sponsorizzando questo evento, la Dow intenda spostare l'attenzione dalla tragedia di Bhopal; per questo l'organizzazione continua a sostenere la popolazione di Bhopal chiedendo all'azienda di affiancare il governo indiano nelle operazioni di bonifica e di impegnarsi attivamente perchè le persone colpite ricevano una riparazione adeguata. 

 

Poco prima della mezzanotte del 2 dicembre 1984, nella città di Bhopal, nell'India centrale, migliaia di tonnellate di sostanze chimiche letali fuoriuscirono dall'impianto per la produzione di pesticidi della Union Carbide Corporation (Ucc). Circa mezzo milione di persone fu esposto a questi gas tossici. Nel giro di pochi giorni ci furono tra le 7000 e le 10.000 vittime e altre 15.000 nei 20 anni successivi. 
 
A distanza di quasi 25 anni l'area di Bhopal non è mai stata bonificata, né sono state condotte inchieste adeguate sull'incidente e sulle sue conseguenze. Più di 100.000 persone continuano a subire gli effetti della contaminazione senza la necessaria assistenza sanitaria e i sopravvissuti sono ancora in attesa di ottenere una riparazione equa per le sofferenze che il disastro ha provocato. In India è ancora aperta una causa penale. Nel dicembre 1991, la magistratura di Bhopal ha ordinato la comparizione in tribunale dell'allora amministratore delegato della Union Carbide, Warren Anderson, per rispondere alle accuse di omicidio colposo per la fuoriuscita dei gas tossici. Anderson non si è presentato in aula e nessuno dei tentativi di ottenerne l'estradizione dagli Usa è andato a buon fine. 

Nel 1994, la Union Carbide Corporation (Ucc) ha venduto la sua quota azionaria del 50,9 per cento della Union Carbide India Limited (Ucil), l'azienda che possedeva la fabbrica al momento del disastro, alla MacLeod Russell (India) Limited di Calcutta. La Ucil è stata ribattezzata Eveready Industries India, Limited. Nel 1998 la Eveready Industries ha restituito la concessione sul terreno dell'impianto di Bhopal al governo dello stato del Madhya Pradesh, apparentemente dietro richiesta del governo stesso. 

Nel febbraio 2001, la Union Carbide Corporation (Ucc) è passata sotto il totale controllo della Dow Chemical Company. Anche se la Union Carbide ha continuato a essere un'entità giuridica separata, la sua identità aziendale e tutte le sue attività sono interamente integrate con quelle della Dow. Dow Chemical ha dichiarato pubblicamente di non avere alcuna responsabilità per la fuoriuscita delle sostanze tossiche o per l'inquinamento provocato dall'impianto di Bhopal. 

Nel 2009 sei sezioni di Amnesty International, tra cui la sezione italiana, hanno preso parte al Bhopal Bus Tour, una serie di manifestazioni, iniziative e incontri pubblici in Europa, con l'obiettivo di riportare sotto i riflettori dell'opinione pubblica questa tragedia. All'iniziativa, organizzata da Amnesty International, Bhopal Medical Appeal e International Campaign for Justice in Bhopal in collaborazione con Greenpeace, ha preso parte una delegazione di attivisti e sopravvissuti al disastro. 

 
 
 
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