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Ciad: ancora violenza per le donne in fuga dal Darfur

Data di pubblicazione dell'appello: 23.11.2009

Status dell'appello: chiuso

Una donna guarda fuori dalla finestra di un insediamento ©AI
Una donna guarda fuori dalla finestra di un insediamento ©AI

Grazie alle 3485 persone che hanno firmato l'appello. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione del caso.
 
Le donne che vivono in povertà subiscono diverse forme di discriminazione e violenza: i loro diritti  vengono negati sia in quanto donne sia perché appartengono a un gruppo povero e marginalizzato. Il circolo vizioso di povertà e violenza in cui vivono si aggrava in situazioni di conflitto, quando le donne vengono private di ogni bene e sono costrette a scappare dalle loro terre, come nel caso del Darfur. 
 
Costrette a vivere in campi profughi o per sfollati, donne e ragazze sono ulteriormente esposte a violenze e abusi sessuali, come accade nel Ciad orientale. 

Questa regione, che confina col Darfur, continua a essere devastata dal conflitto e a ospitare 260.000 rifugiati sudanesi, di cui oltre la metà sono donne, e 180.000 sfollati interni. I rifugiati fuggiti dal conflitto in Darfur attualmente vivono in 12 diversi campi profughi.
 
Il dispiegamento delle Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana e in Ciad (Minurcat) e dell'Unità integrata di sicurezza (Dis) ha ridotto i livelli di violenza nell'area. Tuttavia, i rifugiati subiscono ancora innumerevoli violazioni dei diritti umani: soprattutto le donne e le ragazze, sono spesso vittime di stupro e di altre forme di violenza.

 

Le donne e le ragazze sono costrette ad avventurarsi fuori dai campi profughi per raccogliere la legna, cercare l'acqua, procurare cibo per il bestiame, coltivare piccoli orti, andare nei mercati dei villaggi. Una volta fuori dai campi, vengono minacciate, maltrattate, attaccate, stuprate o sono vittime di altre forme di violenza sessuale.

Ma anche all'interno del campo, donne e ragazze possono subire violenza per mano di altri rifugiati, a volte di familiari e, in rari casi, di membri delle organizzazioni umanitarie.
I responsabili di queste violazioni dei diritti umani raramente vengono condotti dinanzi alla giustizia. Esiste in Ciad una cultura dell'impunità profondamente radicata e gli uomini che violentano o abusano sessualmente di donne e ragazze raramente sono assicurati alla giustizia.

Il governo del Ciad ha la responsabilità di perseguire i responsabili dei crimini commessi nel campi profughi e per rifugiati. Il Dis ha, tra gli altri, lo specifico mandato di indagare sui crimini e casi di violazioni dei diritti umani commessi contro i rifugiati e sfollati. Tuttavia il personale del Dis non ha la formazione adeguata e manca di risorse. In pochi hanno ricevuto una formazione specialistica; inoltre non hanno intrapreso alcuna effettiva campagna per sensibilizzare sul tema dell'illegalità e degli effetti sulle vittime o altre forme di violenza. Infine, non hanno indagato efficacemente sulle denunce di stupro e di altre forme di violenza.

Tutto questo si aggiunge alla mancata creazione, da parte del governo, di un sistema di giustizia penale efficace nel Ciad orientale con la conseguenza che, nelle comunità, si ricorre a meccanismi di risoluzione informale delle controversie con una complessiva impunità per i responsabili di stupro e di altre forme di violenza.