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Canada: Discriminazione e violenza contro le donne native

Data di pubblicazione dell'appello: 20.10.2009

Status dell'appello: chiuso

Veglia in memoria delle donne native scomparse e uccise, Parliament Hill, Ottawa, Ottobre 2008©AI
Veglia in memoria delle donne native scomparse e uccise, Parliament Hill, Ottawa, Ottobre 2008©AI

Grazie a quanti hanno firmato l'appello sul nostro sito. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione del caso.
 
In Canada, i termini "indigeno" o "aborigeno" sono usati con riferimento alla popolazione Inuit del Circolo artico. La popolazione è suddivisa in più di 300 comunità chiamate della "Prima nazione" e storicamente definite "indiane" oppure "Meticci", con riferimento al fondamento della loro cultura, basata sulla fusione di quelle locali, e all'assimilazione di modi di vivere degli europei. 

Secondo uno studio condotto nel 2004 dal governo canadese, le donne native del Canada di età compresa tra i 25 e i 44 anni subiscono una qualche forma di violenza, inclusa quella domestica e sessuale, nella misura di 3.5 volte di più rispetto a una donna non nativa. 

A seguito di un altro studio statistico governativo, risulta che le giovani donne native muoiono cinque volte di più rispetto alle altre donne a causa delle violenze subite. L'aspettativa di vita di tali donne è minore di 5-10 anni rispetto a quello delle altre donne. Anche il tasso di mortalità infantile nelle riserve è da 3 a 7 volte più alto rispetto a quello che si registra a livello nazionale.   

 

Sulla base di tali dati, Amnesty International ha pubblicato, nell'ottobre 2004, il rapporto "Sorelle rubate: discriminazione e violenza contro le donne native in Canada" (AMR 20/003/2004). Il rapporto documentava alcune delle cause sottese alla violenza contro le donne native, tra cui l'emarginazione sociale ed economica e una risposta inadeguata da parte della polizia e del sistema legale. 

Nel novembre 2008, il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) ha sollecitato il Canada ad «adottare le misure necessarie per porre rimedio alle inadeguatezze del sistema», con riferimento all'elevato numero di donne native uccise o scomparse. Il Comitato ha anche chiesto che fossero eliminati i tagli agli stanziamenti per le attività di sostegno per le organizzazioni femminili, nonché l'istituzione di un meccanismo di supervisione per le donne detenute. Infatti, è stata documentata una forte discriminazione sul trattamento giudiziario e carcerario della popolazione nativa femminile. Dopo la riforma giudiziaria penale degli anni '90, che ha introdotto in Canada l'istituto delle circostanze attenuanti, il numero delle persone non native detenute è diminuito a fronte dell'aumento di quella delle donne native. In media più del 30 per cento delle donne canadesi che vivono in prigione sono Inuit, Meticci o Primi nativi.

Recentemente le autorità canadesi hanno assunto l'impegno, in sede Onu, di lavorare con le donne native per stabilire un piano nazionale di azione affinché venga messa fine alla violenza contro le donne native, ma fino ad oggi tale piano è rimasto inattuato.

Il 30 settembre 2009, Amnesty International ha diramato un aggiornamento del proprio lavoro a supporto delle donne native in Canada. Questo rapporto, intitolato "Mai più sorelle rubate" (AMR 20/01/2009) mette in luce l'accesso non idoneo ai servizi sociali e sanitari, all'acqua pulita e alla sicurezza e all'adeguatezza dell'alloggio. Il prossimo novembre il Canada sarà chiamato a riferire alla CEDAW sui rimedi posti in essere per combattere la violenza contro le donne e le ragazze indigene.