
La mancanza di accesso all'acqua pulita e potabile è un problema di vecchia data per la popolazione palestinese dei Territori palestinesi occupati (Tpo), soprattutto come risultato di politiche e pratiche discriminatorie da parte di Israele da quando ha preso il controllo dei Tpo nel 1967. Il consumo giornaliero di acqua dei palestinesi arriva a 70 litri, meno di un quarto della quantità usata da ogni israeliano, inclusi i coloni che vivono nei Tpo.
L'accesso alle risorse idriche per i palestinesi nei Tpo, sotto il controllo di Israele e non soddisfa i loro bisogni né non costituisce una distribuzione giusta e adeguata delle risorse idriche comuni. Dell'acqua che Israele permette di gestire all'Autorità palestinese, un terzo (circa il 34 per cento) si perde in fuoriuscite a causa di reti vecchie e inefficienti, che non possono essere sostituite e modernizzate a causa delle restrizioni sui movimenti dei palestinesi e di altri ostacoli imposti da Israele, inclusa la condizione che i permessi, persino per i piccoli progetti di sviluppo, devono essere rilasciati dall'esercito israeliano.
L'impatto delle restrizioni israeliane e i ritardi nell'ottenimento dei permessi, ammmesso che vengano accettati, sono stato ampiamente documentati dalle Ong locali e internazionali e dalle agenzie delle Nazioni Unite che sono state coinvolte o che hanno contribuito a progetti nel settore idrico nei Tpo. I donatori internazionali hanno per lo più sostenuto i costi dei progetti sull'emergenza idrica nei Tpo, riparando le infrastrutture idriche danneggiate o distrutte dagli attacchi militari israeliani oppure fornendo servizi idrici e sanitari di emergenza ai palestinesi, le cui case e proprietà sono state distrutte o che non hanno accesso ad adeguate forniture idriche. Comunque, i finanziatori internazionali sono generalmente riluttanti a rendere pubblici i problemi che devono affrontare nell'implementazione di specifici progetti su questo problema o in qualsiasi altro campo, consci che ciò porterà le autorità israeliane a imporre ulteriori ostacoli.
Circa 180.000-200.000 palestinesi che vivono nelle comunità rurali della Cisgiordania non hanno accesso all'acqua corrente. Alcuni sopravvivono con meno di 20 litri al giorno, equivalenti al livello minimo raccomandato per evitare epidemie. Persino in paesi e villaggi raggiunti dalla rete idrica i rubinetti spesso sono asciutti, a volte anche per settimane, se non per mesi. In tempi di scarsità d'acqua i palestinesi la comprano da fornitori privati con autobotti, ma questa è costosa e spesso di bassa qualità.
A Gaza l'unica risorsa idrica, la parte meridionale della falda acquifera costiera, è in esaurimento e contaminata; infatti, più del 90 per cento della fornitura d'acqua è inutilizzabile per uso domestico. Il blocco israeliano di Gaza impedisce l'ingresso di materiale per la costruzione e la riparazione di impianti idrici di cui c'è disperatamente bisogno. Questo ha peggiorato la situazione già di per sé drammatica.
La scarsità d'acqua ha impedito lo sviluppo sociale ed economico dei palestinesi che vivono nei Tpo e ha portato a violazioni del loro diritto ad avere un adeguato standard di vita, incluso il diritto all'acqua, al cibo, all'assistenza sanitaria, al lavoro e a un alloggio adeguato.
Professor Uri Shani,
Head of the Israel Water Authority
Israel Water Authority
Hamisgar Street 14
PO Box 20365
Tel Aviv
Israel 61203
shuri@water.gov.il
Fax: +972 3 6369750
Onorevole Ministro,
Le scrivo come membro di Amnesty International a proposito della disperata situazione dell'accesso all'acqua nei Territori palestinesi occupati.
Le politiche israeliane nella Cisgiordania impediscono ai palestinesi di accedere all'acqua di cui hanno bisogno. In particolare, il restrittivo sistema di permessi sui progetti idrici e sanitari, la distruzione delle cisterne d'acque e delle condutture e la confisca delle autobotti violano i diritti umani dei palestinesi.
Le chiedo che queste politiche cambino. Allo scopo di soddisfare i bisogni delle persone che vivono sotto il controllo di Israele, si dovrebbero immediatamente aprire punti di raccolta idrica per comunità quali al-'Aqaba, Humsa e Hadidiya a nord della Cisgiordania e Susya e Tuwani a sud, visto che esse non sono dotate di rete idrica.
Nella Striscia di Gaza, dove oltre il 90 per cento dell'acqua non è adatta all'uso domestico, c'è bisogno immediato della costruzione e manutenzione di progetti idrici e sanitari, al fine di prevenire rischi di epidemie. Comunque, i materiali per questi progetti non possono essere importati a causa del blocco imposto da Israele. Per esempio, il progetto di bonifica delle rete fognaria di Beit Lahia è stato rimandato a causa della mancanza di materiali.
Faccio appello a lei affinché usi la sua posizione per fare pressione sul governo israeliano affinché cambi queste politiche e il diritto umano dei palestinesi all'accesso all'acqua venga rispettato. Poiché sono sicura che Lei condivide con me l'interesse al rispetto di questo diritto, attendo con ansia di ricevere Sue notizie sui progressi compiuti in questo campo.
Cordialmente,
Ali al-Jarbawi
Minister of Planning and Development
Ministry of Planning and Development
Al-Masyoun Neighbourhood
P.O. Box: 4557
Al-Bireh
Ramallah
Palestinian National Authority, via Israel
Fax: +970 2 2973012
minister.office@mop.gov.ps
Onorevole Ministro,
in quanto membro di Amnesty International sono particolarmente interessato alla situazione disperata che riguarda l'accesso all'acqua da parte della popolazione palestinese.
La nostra organizzazione sta conducendo una campagna per il diritto all'acqua e si è rivolta alle autorità israeliane affinché assicurino il rispetto di questo diritto sia nella Cisgiordania sia nella Striscia di Gaza.
Sebbene io comprenda le restrizioni sotto le quali opera il suo governo, io faccio appello a Lei affinché venga rispettato l'obbligo da parte delle Autorità palestinesi di fare tutto quello che possono per far si che la popolazione che vive sotto la sua giurisdizione abbia accesso ad acqua pulita in quantità adeguate.
In particolare, all'interno delle aree dell'Autorità palestinese, le perdite causano la dispersione di circa un terzo della fornitura di acqua. Quando la gente non ne ha a disposizione spesso la compra da distributori privati, che la consegnano con autobotti; comunque, la qualità di quest'acqua non viene controllata e, spesso, non è sicura.
La invito a intraprendere lavori di manutenzione delle reti idriche per prevenire inaccettabili altre perdite di acqua. Inoltre, bisognerebbe implementare delle regole affinché la qualità dell'acqua consegnata sia idonea all'uso domestico.
Poiché sono sicura che Lei condivide con me l'interesse al rispetto del diritto all'acqua, attendo con ansia di ricevere Sue notizie sui progressi compiuti in questo campo.
Cordialmente,