
26 febbraio 2010 - Grazie alle 3465 persone che hanno firmato l'appello al Abbas El Fassi, primo ministro marocchino. Vi terremo aggiornati sull'evolversi della situazione.
Aminatou Haidar, attivista per i diritti umani dei saharawi, ha potuto far ritorno a casa. Dopo un mese di sciopero della fame nell'aeroporto di Lanzarote, isole Canarie, la sera del 17 dicembre 2009 è tornata a Laayoune, nel Sahara occidentale. Ora si trova, insieme alla sua famiglia, sotto sorveglianza e le viene impedito di incontrare i suoi sostenitori.
Non ha potuto riprendere la sua vita e il lavoro in favore dei diritti umani, perché è sottoposta a una strettissima sorveglianza con la polizia che staziona davanti la sua abitazione 24 ore su 24, segue ogni suo spostamento e allontana i giornalisti stranieri e i sostenitori che provano a contattarla.
Aminatou Haidar, 42 anni e madre di due bambini, è stata fermata all'aeroporto ad Laayoune, nel Sahara occidentale, il 13 novembre quando è ritornata dal suo viaggio negli Stati Uniti, dove ha ricevuto il Premio al coraggio civile 2009.
E' stata interrogata sul perchè avesse indicato il "Sahara occidentale" piuttosto che il "Marocco occidentale" sulla sua carta di sbarco, sulle ragioni del suo viaggio e sulle sue opinioni politiche. Le sono stati confiscati il passaporto marocchino e la carta d'identità ed è stata trattenuta nell'aeroporto per tutta la notte. La donna ha raccontato che il 14 novembre gli ufficiali le hanno proposto il rilascio ma soltanto se avesse riconosciuto pubblicamente la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale. Ha rifiutato di farlo, e poche ore più tardi è stata messa su un volo diretto a Lanzarote, isole Canarie.
Aminatou Haidar ha iniziato uno sciopero della fame il 15 novembre in segno di protesta. Secondo la sua famiglia, non gode di buona salute perché soffre di anemia e per problemi all'ulcera. La donna rifiuta le sue medicine per rispettare lo sciopero della fame. Aminatou Haidar non ha volutodi richiedere lo status di rifugiata in Spagna, insistendo sul suo diritto a ritornare nel Sahara occidentale. Senza documenti di viaggio, Aminatou Haidar è di fatto confinata nell'aeroporto di Lanzarote. La sua situazione è resa ancora più complicata dalll'impossibilità sua e della sua famiglia di accedere al conto bancario. Una fonte, che ha chiesto di rimanere anonima, ha detto alla sua famiglia che un agente di sicurezza ha dato direttive alla banca di bloccare i loro conti.
Per molti anni Aminatou Haidar, presidente del Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi ha giocato un ruolo fondamentale in diverse campagne organizzate per il rilascio di prigionieri di coscienza e i detenuti politici saharawi, creando maggiore consapevolezza sulle violazioni dei diritti umani nel Sahara occidentale. Il 20 ottobre ha accettato il Premio al coraggio civile, che include un premio di 50,000 dollari donati dalla Fondazione Train di New York.
Il Sahara occidentale, che è stato un territorio spagnolo fino al 1975 quando è stato annesso al Marocco, è al centro di una disputa territoriale tra il Marocco, che reclama la sovranità, e il Fronte Polisario, che chiede un stato indipendente per il territorio e ha istituito un governo in esilio autoproclamatosi in un campo profughi nel sud-ovest dell'Algeria.
Aminatou Haidar è stata in carcere, senza accuse e né processo, dal 1987 al 1991. Nel 2005 è stata condannata a sette anni di prigione dopo un processo iniquo, con l'accusa di aver preso parte alle proteste del Sahara occidentale.
Le autorità marocchine non tollerano i fautori dell'autodeterminazione del Sahara occidentale e hanno progressivamente adottato un approccio sempre più repressivo nei confronti dei difensori dei diritti umani saharawi, in violazione degli obblighi imposti da trattati internazionali, come il Patto internazionale sui diritti civili e politici e contrariamente a quanto stabilito dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani.