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Libia: cittadino svizzero detenuto arbitrariamente

Data di pubblicazione dell'appello: 17.03.2010

Status dell'appello: chiuso

AU 67/10 MDE 19/003/2010

Rachid Hamdani e Max Goeldi©Archivio privato
Rachid Hamdani e Max Goeldi©Archivio privato

Domenica 13 giugno, Max Goeldi ha fatto ritorno in Svizzera, dopo essere stato rimesso in libertà il 10 giugno e aver scontato quattro mesi di carcere. Grazie alle 2615 persone che hanno firmato questo appello sul nostro sito.
 
Max Goeldi, cittadino svizzero, sta scontando una condanna a quattro mesi di detenzione in Libia per reati in materia di immigrazione. Amnesty International ritiene che le accuse siano motivate politicamente e che Goeldi sia vittima di una disputa diplomatica tra Libia e Svizzera. L'organizzazione per i diritti umani chiede al leader libico Mu'ammar Gheddafi di rilasciare immediatamente e incondizionatamente Goeldi.

Max Goeldi ha iniziato a scontare la condanna nel carcere di Jdeida, nella capitale Tripoli, il 22 febbraio scorso. Era stato condannato il 30 novembre 2009 a 16 mesi di detenzione e al pagamento di una multa dalla Corte sull'immigrazione irregolare della Libia per violazione delle leggi in materia di immigrazione, per aver lavorato in Libia senza un visto regolare. L'11 febbraio 2010, la sua condanna è stata confermata in appello, ma ridotta a quattro mesi. Goeldi si è rifugiato nell'Ambasciata svizzera, ma si è consegnato il 22 febbraio dopo che Mussa Kussa, il segretario del Comitato generale popolare per gli accordi e cooperazione internazionale (equivalente del ministro degli Affari Esteri) ha sollecitato le autorità svizzere a consegnarlo. Amnesty International si oppone alla detenzione come pena per reati legati all'immigrazione e considera Goeldi prigioniero di coscienza, detenuto a causa della sua nazionalità.
 
Goeldi era stato precedentemente arrestato nel luglio 2008, alcuni giorno dopo che il figlio del leader libico Mu'ammar Gheddafi, Hannibal Gheddafi, era stato arrestato con la moglie in Svizzera. La coppia era stata accusata di aver maltrattato alcune persone che lavoravano come domestici. In seguito le accuse sono state ritirate.

 

Amnesty International crede che il processo a Goeldi non abbia rispettato gli standard di un processo equo così come previsto dal Patto sui diritti politici e civili, di cui la Libia è parte. Ad esempio, il 9 novembre 2009, Goeldi è stato portato in aula senza il suo avvocato, dal momento che la richiesta dell'uomo di chiamare il suo avvocato era stata respinta. Con molta probabilità, inoltre, l'interprete non ha riportato correttamente le sue risposte alla corte. Al suo avvocato non è stato permesso di presentare una difesa il 30 novembre 2009, giorno in cui è stato annunciato il verdetto, perché aveva potuto accedere ai documenti del suo cliente solo pochi giorni prima che la corte si pronunciasse sul caso. Prima di comparire davanti alla corte, Max Goeldi è stato detenuto in incommunicado tra il 18 settembre e il 9 novembre 2009.