Secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, la tortura, i maltrattamenti e le uccisioni in Turchia continuano a essere segnate da una persistente impunità per le forze di sicurezza. Le indagini e i procedimenti giudiziari su casi di gravi violazioni dei diritti umani compiute dalla polizia e dalla gendarmeria sono lacunose e viziate da decisioni contraddittorie da parte dei magistrati e dei giudici. Di conseguenza, la giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani subisce ritardi o viene negata.
"Il sistema di giustizia penale ha bisogno di riforme. Deve porre la protezione dei diritti umani dei cittadini al di sopra della tutela di quelli che vengono percepiti come interessi delle istituzioni e dei funzionari statali" - ha affermato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa / Asia centrale di Amnesty International.
Il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani analizza i fattori che contribuiscono all'impunità per le forze di sicurezza, tra cui ritardi amministrativi, procedure giudiziarie carenti e intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti. Il rapporto mette inoltre in rilievo la mancanza di un organismo indipendente che possa indagare in modo imparziale ed efficace sulle violazioni dei diritti umani compiute da funzionari statali e l'assenza di un archivio centrale delle violazioni commesse dalle forze di sicurezza.
Amnesty International, nel suo rapporto, si sofferma su alcuni specifici problemi:
Nel marzo 2006, a Diyarbakır, nella Turchia orientale, una serie di manifestazioni contro il governo terminò con un'ondata di arresti. Sulla base dei rapporti del Servizio di assistenza legale dell'Ordine degli avvocati, si stima che il 35% degli arrestati, bambini inclusi, furono sottoposti a maltrattamenti e torture. Vennero avviate 35 inchieste che, a distanza di oltre un anno, non hanno dato luogo neanche a una incriminazione nei confronti delle forze di sicurezza.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 5 luglio 2007
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