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Commutazione delle condanne a morte in Libia: per Amnesty un passo positivo ma insufficiente

CS85-2007: 18/07/2007

Amnesty International ha affermato che la commutazione, decisa ieri sera, delle condanne a morte nei confronti di cinque infermiere bulgare e di un medico palestinese, costituisce un passo positivo ma ampiamente dovuto e comunque insufficiente.

"Siamo sollevati perché la minaccia dell'esecuzione, che incombeva su queste sei persone da lungo tempo, è venuta meno, ma siamo profondamente contrariati dal fatto che esse potrebbero trascorrere il resto della loro vita in carcere" - ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. "Si è trattato di una vicenda lunga e dolorosa per tutte le persone coinvolte: per i medici, condannati due volte a morte al termine di processi iniqui, e per le famiglie dei bambini contagiati dal virus dell'Hiv in un ospedale di Bengasi".

"Questa vicenda ha messo in evidenza come la Libia debba accelerare in direzione di una riforma del sistema giudiziario" - ha proseguito Smart. "In futuro non dovrà accadere più nulla del genere, nell'interesse sia delle vittime che chiedono legittimamente giustizia, sia di coloro che sono accusati di aver commesso un crimine. Le autorità di Tripoli dovranno assicurare l'applicazione di tutte le salvaguardie legali per scongiurare la detenzione prolungata senza processo e la tortura e garantire un procedimento equo nei confronti di qualsiasi persona accusata di un reato".

Amnesty International ha manifestato apprezzamento nei confronti del ruolo svolto dalla Fondazione Gheddafi, diretta da uno dei figli del leader libico Mu'ammar Gheddafi, che in questi anni è stata l'unica istituzione del paese a sollevare ripetutamente dubbi sui processi e sul trattamento riservato ai sei detenuti. La Fondazione pare aver giocato un ruolo decisivo nell'aiutare le autorità libiche, le famiglie dei bambini contagiati e i governi stranieri a raggiungere un compromesso politico.

Amnesty International continuerà a chiedere il rilascio di Ashraf Ahmad Jum'a Al-Hajouj, Valya Georgieva Chervenyashka, Snezhana Ivanova Dimitrova, Nasya Stoycheva Nenova, Valentina Manolova Siropulo e Kristiana Venelinova Valcheva.

Ulteriori informazioni

Ashraf Ahmad Jum'a Al-Hajouj, Valya Georgieva Chervenyashka, Snezhana Ivanova Dimitrova, Nasya Stoycheva Nenova, Valentina Manolova Siropulo e Kristiana Venelinova Valcheva erano stati incarcerati nel 1999. Erano stati condannati alla fucilazione nel maggio 2004 per essere stati ritenuti colpevoli di aver inoculato volontariamente il virus dell'Hiv a 426 piccoli degenti dell'ospedale pediatrico al-Fateh di Bengasi, un'accusa di cui i sei si sono ripetutamente dichiarati innocenti.

Il 25 dicembre 2005 la Corte suprema aveva annullato le condanne a morte e ordinato un nuovo processo a causa di "irregolarità" riscontrate durante l'arresto e gli interrogatori. Il secondo processo, iniziato l'11 maggio 2006, si era concluso il 19 dicembre con la conferma delle condanne a morte, ratificate l'11 luglio di quest'anno dalla Corte suprema. Ieri il Consiglio supremo delle istanze giudiziarie ha deciso la commutazione della pena in ergastolo.

Dall'arresto dei sei medici, 56 dei 426 bambini contagiati sono morti. Sebbene sia stato istituito un fondo internazionale per assistere le famiglie dei bambini deceduti e coloro che sono costretti a convivere col virus, i diretti interessati si vedono tuttora negato il diritto a un processo che potrebbe stabilire la verità su questa drammatica vicenda.

FINE DEL COMUNICATO                                                                              Roma, 18 luglio 2007

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it