Capo di stato: Nursultan Nazarbaev
Capo del governo: Karim Massimov
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Popolazione: 15,6 milioni
Aspettativa di vita: 64,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 34/26‰
Alfabetizzazione adulti: 99,6%
Nei processi hanno continuato a essere ammesse come prove confessioni estorte con la tortura. I procedimenti penali non hanno rispettato gli standard internazionali di equità processuale. Tortura e altri maltrattamenti a opera delle forze di sicurezza sono stati ancora molto diffusi, in particolare da parte di funzionari del servizio di sicurezza nazionale nel contesto di operazioni di difesa della sicurezza nazionale e nella lotta contro il terrorismo e la corruzione. Sono perdurate le limitazioni alle libertà di espressione e religione.
Nel mese di maggio, il presidente Nazarbaev ha approvato un piano d'azione nazionale sui diritti umani per il periodo 2009-2012. La misura aveva lo scopo di dissipare le preoccupazioni delle organizzazioni per i diritti umani nazionali e internazionali sull'incapacità del Kazakistan di rispettare i propri obblighi in materia di diritti umani, alla vigilia dell'assunzione della presidenza dell'Osce, nel gennaio 2010.
A luglio, il presidente ha firmato emendamenti a una legge sull'uso di Internet che hanno parificato tutte le risorse on line ai mezzi di comunicazione di massa e le hanno sottoposte alle stesse norme rigorose che governano gli altri organi di informazione come, ad esempio, le sanzioni penali per chi critica il presidente e i funzionari governativi.
Nel mese di novembre, nel caso di Kaboulov vs. Ucraina, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l'estradizione in Kazakistan di qualsiasi sospetto criminale, inclusa quella di Amir Damirovich Kaboulov, avrebbe violato l'art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani, poiché le persone estradate avrebbero corso un grave rischio di essere sottoposte a tortura o trattamenti disumani o degradanti.
Nonostante le modifiche apportate ai codici penale e di procedura penale per porre un freno alle pratiche illegittime, alla tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a essere ampiamente diffusi. Non è cessata la prassi di ammettere come prova nei processi penali confessioni presumibilmente estorte sotto tortura, nonché la detenzione non registrata di persone oltre le tre ore consentite dal diritto interno. Non è stata affrontata la mancanza di una chiara definizione di detenzione, a dispetto delle raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura del novembre 2008.
Dopo la visita in Kazakistan effettuata nel maggio 2009, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha dichiarato di "aver raccolto molte denunce credibili di percosse con mani e pugni, bottiglie di plastica riempite di sabbia e manganelli in uso alla polizia e di calci, asfissia con sacchetti di plastica e maschere antigas utilizzate per ottenere confessioni dai sospettati. In diversi casi, tali affermazioni sono state avvalorate da referti di medicina legale".
*A giugno, un tribunale della capitale Astana ha condannato Dmitri Tian e Oleg Evloev rispettivamente a 25 anni di reclusione e all'ergastolo per l'omicidio premeditato di una donna e dei suoi tre bambini. Entrambi gli uomini hanno affermato di non aver commesso gli omicidi ma di essere stati torturati durante la detenzione per costringerli a confessare. Secondo osservatori del processo, il giudice ha ordinato alla giuria di non prendere in considerazione le accuse di tortura. A quanto sembra, una videoregistrazione effettuata dalla polizia dopo l'arresto di Oleg Evloev, che lo mostrava coperto di lividi, è stata "smarrita" dal pubblico ministero. Nel mese di novembre, la Corte suprema ha respinto i ricorsi presentati da entrambi gli imputati. In merito alle accuse di tortura non sono state condotte indagini.
*A Inessa Karkhu, una ragioniera che, dal 2007, sta scontando una condanna a otto anni di reclusione per frode, sono state ancora una volta rifiutate le cure mediche necessarie per il glaucoma di cui soffre, una malattia che provoca progressivamente seri danni alla vista. Le sue condizioni sono peggiorate nel corso dell'anno e si è temuto che potesse diventare cieca se non fosse stata curata urgentemente. Poteva contare soltanto sulle medicine che le portavano i familiari ma questo è diventato difficile dopo il suo trasferimento in un carcere della città di Almaty, distante circa 1000 km dalla capitale Astana. A seguito della pressione internazionale, a novembre Inessa Karkhu è stata visitata da un oculista indipendente, che ha rilevato che la malattia era progredita in modo significativo e che aveva colpito entrambi gli occhi. Ciononostante, a dicembre Inessa Karkhu non era ancora stata sottoposta al trattamento consigliato dal medico.
Il servizio di sicurezza nazionale (Nss), che effettua operazioni speciali in materia di sicurezza nazionale e corruzione, ha continuato a utilizzare le operazioni antiterrorismo per colpire gruppi di minoranza, percepiti come minaccia alla sicurezza nazionale e della regione. Tra i gruppi più perseguiti vi sono stati richiedenti asilo e rifugiati dall'Uzbekistan e membri o presunti membri di gruppi islamici o di partiti islamisti non registrati o al bando. Alcuni esponenti politici di alto profilo coinvolti in operazioni anticorruzione hanno continuato a essere detenuti arbitrariamente e in incommunicado.
Nel mese di maggio, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha dichiarato che "alcuni gruppi sociali correvano maggiori rischi di trattamento crudele, disumano e degradante rispetto ad altri", rilevando che la probabilità per gli stranieri di venire sottoposti a tale trattamento sembrava essere "superiore alla media".
Funzionari dell'Nss sono stati accusati di utilizzare sistematicamente tortura e altri maltrattamenti nei centri di detenzione preventiva sotto la loro giurisdizione. Alle Commissioni pubbliche di controllo, incaricate dell'ispezione delle strutture detentive, è stato negato l'accesso ai centri di detenzione dell'Nss.
*A settembre, nella città di Almaty, agenti dell'Nss, armati e a volto coperto, hanno compiuto un'irruzione notturna nelle case di tre rifugiati e due richiedenti asilo provenienti dall'Uzbekistan. Gli agenti, che non si sono qualificati, hanno arrestato gli uomini e li hanno condotti per l'interrogatorio in una località non identificata, in seguito individuata come la sede dell'Nss, ad Almaty. Secondo quanto riferito, gli uomini sono stati ammanettati e percossi, procurando a uno di loro la frattura del naso, e sono stati incappucciati con sacchetti di plastica. Essi hanno dichiarato che gli agenti li avevano minacciati di estradizione verso l'Uzbekistan, a quanto pare per l'omicidio di un poliziotto. Diverse ore più tardi sono stati rilasciati senza alcuna accusa. Durante il fermo è stato loro negato il permesso di contattare le famiglie, un avvocato o l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Un portavoce dell'Nss ha in seguito negato qualsiasi uso eccessivo della forza e ha descritto l'incursione e gli arresti come un semplice controllo dei documenti.
I procedimenti penali hanno continuato a essere al di sotto degli standard internazionali sull'equità processuale, compromettendo in tal modo lo stato di diritto.
*Nel mese di settembre, Evgeni Zhovtis, un importante difensore dei diritti umani e direttore dell'Ufficio internazionale del Kazakistan per i diritti umani e lo stato di diritto, è stato condannato a quattro anni di reclusione per aver causato la morte di un pedone in un incidente stradale alla fine di luglio. Evgeni Zhovtis ha ammesso di aver investito e ferito a morte il pedone con la sua auto, ma si è dichiarato non colpevole in contumacia. A ottobre, una corte d'appello ha confermato la condanna. Il processo sarebbe stato al di sotto degli standard nazionali e internazionali sull'equità processuale. Il non essere stato informato che era interrogato come sospetto e non come testimone, ha privato Evgeni Zhovtis di una serie di diritti nel corso dell'indagine, come il diritto di rimanere in silenzio e il diritto ad avere accesso ai referti della medicina legale. Nel mese di ottobre, è stato trasferito in una prigione di minima sicurezza a Ust-Kamenogorsk. I suoi avvocati hanno presentato ricorso contro la decisione della corte d'appello.
Il diritto alla libertà di religione è rimasto limitato e le minoranze religiose hanno continuato a denunciare vessazioni da parte della polizia e delle autorità locali. Musulmani che esercitavano il culto al di fuori delle moschee autorizzate, come la comunità Ahmadi e i seguaci del movimento salafita, hanno riferito di essere sempre più nel mirino della polizia e dell'Nss.
*Nel mese di marzo, l'Nss e la polizia locale hanno effettuato varie irruzioni nei luoghi della comunità musulmana Ahmadi a Semipalatinsk, mentre i membri della comunità si stavano radunando per le preghiere del venerdì. Secondo quanto riferito, i presenti sono stati costretti a fornire i dati personali. Durante una delle incursioni, i membri della comunità sono stati arrestati e interrogati alla locale stazione di polizia per diverse ore.
A febbraio, su richiesta del presidente, il Consiglio costituzionale ha esaminato un controverso progetto di legge sulla libertà di coscienza, che limiterebbe gravemente i diritti delle minoranze religiose. Il Consiglio lo ha ritenuto incompatibile con la costituzione e con gli obblighi internazionali sui diritti umani. A fine dicembre una revisione del progetto di legge era ancora in sospeso.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Kazakistan a giugno.
Kazakhstan: Submission to the UN Universal Periodic Review (EUR 57/001/2009)
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