
"La via delle immagini può essere, a volte, e non solo per i più piccini, la strada più efficace. Questo libro, silenzioso ed eloquente, ne è una gradita e gradevole testimonianza"
Dalla presentazione di Christine Weise, Presidente della Sezione italiana di Amnesty International
Uccelli migratori. Alberi con rami, e radici, famigliari. E l'acqua. L'acqua del grande oceano mare che sostiene, separa e unisce speranze, terre e destini. Quelli di chi insegue sogni e quelli di chi viene inseguito. La storia, le storie, di due migrazioni. Quella lontana degli inizi del novecento (...) e quella vicina, di oggi, dove carrette del mare solcano il mediterraneo.
Migrando è un libro sulle migrazioni, sulla storia e sulle storie di due migrazioni raccontate senza parole, solo attraverso le immagini, per lasciare alla sensibilità di ciascuno l'epilogo della storia. Un libro bifronte che si può leggere da un verso o dall'altro - le due storie infatti si uniscono al centro del libro - per chi pensa che i mari uniscano e non dividano.
Mariana Chiesa Mateos
Migrando
Orecchio Acerbo Editore
Roma 2010
€ 13,00
Scuola primaria - Secondo ciclo
INTREVISTA A MARIANA CHIESA
di Roberto Fantini
Il tuo bellissimo "Migrando", pur essendo un libro fatto di sole immagini, presenta due brevi prefazioni (una per ognuna delle due storie contenute), in cui ci dici cose molto poetiche e molto incisive. Puoi spiegarci meglio cosa volevi intendere col dire che, una volta, "migrante era una bella parola"?
Ricordo i miei nonni quando si definivano immigrati e i loro figli, figli d'immigrati. Lo dicevano con orgoglio. Erano fieri delle loro condizioni, delle loro origini, delle loro scelte. Del coraggio che significava aver lasciato la terra dei genitori. Senza nulla, in situazione di estrema povertà. Per ricominciare. Soli.
Perché, oggi, invece, l'avvertiamo con timore, con ansia e non più come sinonimo di "coraggio, speranza, futuro"?
Penso che oggi per le persone che migrano, "migrante" sia ancora una parola con una connotazione positiva. Sono i governi, i politici, a considerare e indicare i migranti come persone senza gli stessi diritti degli altri cittadini. Indesiderabili da una parte e necessari dall'altra (come mano d'opera a basso costo e ricattabile). A mettere l'accento solo sulle difficoltà che comporta gestire i flussi migratori. Ci sono enormi interessi a far pensare alle migrazioni come causa di destabilizzazione.
Perché "mare" è diventato una "parola amara"? Tu parli sempre di "terre e di destini", ma mai di patrie, popoli, Stati e nazioni. Perché?
I Paesi ricchi che "accolgono" si disinteressano delle loro responsabilità. E da parte dell'opinione pubblica si riduce la problematica a frasi come: "Vi tolgono il lavoro", "La loro cultura (religione, abitudini, ecc.) è troppo diversa". Oppure, più direttamente: "Non sanno convivere con "noi", ecc. Ovviamente, le cause della mancanza di lavoro sono molto più complesse (per esempio riduzione del welfare in Europa...). Questo tipo di frasi e di pregiudizi fanno crescere ancor più le distanze e le barriere. E le barriere culturali e i pregiudizi sono più difficili da eliminare dei confini stessi degli Stati. Le persone da sempre migrano e si spostano. La storia dei popoli, delle nazioni e degli Stati è successiva. Mi piace pensare alla terra come ad una cosa di tutti. Al diritto a muoversi e a scegliere. Come gli animali. Infatti, certe popolazioni nomadi, che ancora provano a vivere come una volta, hanno enormi difficoltà a continuare a spostarsi. Sembra che non si riesca ad accettare questo modus vivendi. Sarà per questo che si odiano i rom e che hanno finito per diventare i diversi per eccellenza? Forse ancor più degli ebrei...il popolo errante...
Le migrazioni di fine Ottocento e di inizio Novecento, verso le Americhe, rappresentavano una risorsa demografica ed economica per quelle terre (svuotate delle loro popolazioni autoctone). Le migrazioni attuali dal Sud del mondo verso la ricca Europa, ci appaiono sempre più come un'invasione, come un fenomeno destabilizzante ed inquietante. Non ti sembra inevitabile e anche necessario che i governi degli stati europei creino dei meccanismi sempre più rigidi per contenere il dilagare di questo caotico flusso migratorio?
No, a me non sembra inevitabile e necessario che i governi degli Stati europei creino meccanismi sempre più rigidi per contenere il dilagare del flusso migratorio. Assolutamente no, anche perchè questo meccanismo è spesso creato proprio dalle azioni politico-economiche dei Paesi occidentali che ricavano grossi vantaggi dalla situazione di miseria, fame e guerre dei paesi eternamente in via di sviluppo... Mi sembra necessario, invece, responsabilizzarsi sulle funeste conseguenze che soffrono le migliaia di persone che annegano ogni anno in mare, cercando di arrivare sulle spiagge, per loro davvero crudeli e inospitali, dell'Europa. Lasciati morire, abbandonati. È per questo che scrivo che il mare è diventata una parola amara. È un chiaro riferimento al Mediterraneo: culla e tomba di culture. "Il problema" delle migrazioni è complesso ma non si risolve multando o, addirittura, incarcerando le persone che non hanno documenti in regola (nel migliore dei casi), nè favorendo la delazione, e così anche le violazione dei diritti fondamentali delle persone. Paesi che, in passato, hanno avuto migliaia o milioni di persone che emigrarono all'estero oggi hanno governi che mancano di memoria storica e di responsabilitá política.
Come si può conciliare l'immagine degli "uccelli migratori" con quella degli "alberi famigliari"? Non alludono forse a destini esistenziali in chiara contrapposizione (non c'è essere più incapace di radicamento dell'uccello migratore; non c'è essere vivente meno mobile di un grande albero dalle radici sprofondate nel terreno)? È una tua scelta consapevole o una semplice casualità il fatto che, nelle prime due pagine di una delle due storie, il corpo degli uomini-uccello sia dello stesso colore delle foglie e la loro testa sia dello stesso colore dei tronchi degli alberi?
Non so esattamente, come si può conciliare l'immagine degli uccelli migratori con quella degli alberi famigliari. Ma penso che vanno benissimo insieme!!! Le radici restano legate sia ai luoghi che alle persone.
I colori degli uccelli e degli alberi sono una scelta consapevole. In più ho scelto il verde sia per le foglie che per riferimento a certi uccelli che provengono dal Sudamerica: "los loros o cotorras" . Vengono considerati una calamità a Barcellona, dove abitavo prima di venire in Italia, e là li chiamano "cotorra argentina". Anche la testa degli uccelli è nera per riferimento agli africani e anche perché in Argentina i poveri vengono definiti "cabecitas negras". Questi e altri "segreti" son cose che posso raccontare come curiositá. Non é che sia importante scoprire alcunché, ma per capire forse di più il processo creativo e altri sensi nascosti ma non fondamentali... Anche nelle pagine delle case a colori (quelle che fanno le persone quando arrivano in America) c'è un riferimento al quartiere italiano di Buenos Aires "la Boca", fatto di case di metallo dipinte con le vernici usate per le barche con cui arrivavano gli stessi inmigrati. Infatti, il mio bisnonno Chiesa ha vissuto in una di quelle.
Tu scrivi: "C'è chi insegue sogni e chi viene inseguito." Ti riferisci a quella che potremmo (un po' darwinianamente) considerare una condizione immanente alla stessa esistenza o a una condizione che vedi legata a ben precise condizioni storiche del tuo passato e del nostro presente?
Le condizioni esistenziali non si possono scindere dalle condizioni storiche, sociali, economiche, ovvero tutto ciò che rende possibile che una persona abbia un certo tipo di sogni, desideri e quindi possibilitá. Di necessitá. E tutto questo può cambiare molte volte in una sola esistenza umana. Questa frase l'ho messa, ovviamente, per differenziare i diversi tipi di "migrazione". Questa differenza economica e sociale dipende anche dagli accordi tra i diversi paesi, ma, fondamentalmente, la differenza è soprattutto di natura economica. Ci sono tanti tipi di migranti. I più sfortunati sono i più disperati, quelli che fuggono dalle guerre, quelli che rischiano la pelle su un barcone o dentro o sotto un camion. Molte volte vittime delle mafie che trafficano e lucrano sulle loro vite.
Dire che non esiste "un unico sguardo" non potrebbe far pensare ad una equiparazione relativistica dei possibili punti di vista?
Ma i punti di vista sono relativi.
Perché la bimba dell'automobile è senza ali e ha pertanto bisogno del cigno per volare?
Nel mio "racconto" le persone non hanno ali per volare. Sono solo persone! Però hanno immaginazione, e questa è la prima cosa che fa volare e che fa viaggiare... Ho utilizzato un uccello selvatico (cigno/garza) per fare arrivare la bimba sotto un albero (l'albero famigliare) dove la nonna le racconterá la storia degli antenati. Nel racconto utilizzo anche l'immagine della bimba/aereo per raccontare i viaggi degli africani.
Si tratta della protagonista che nell'aereo sogna di essere una "bimba aereo". È una soluzione grafica e, allo stesso tempo, una connotazione di individualitá in chiaro contrasto con le barche cariche di persone...
Perché la bimba, alla fine di una delle due storie, rimane da sola (con la valigia a terra), sulla riva del mare, a guardare il volo di altri uomini-uccello? E perché, nella pagina contrapposta, c'è, invece, una donna, carica di bagagli?
La conclusione del libro (dove si incrociano le due storie) è un "continuerà". Da una parte, c'è la bimba con la valigia. Forse la stessa che, nell'altra parte del libro, e già cresciuta e viaggia in aereo.
La stessa che, una volta arrivata, si ferma sulla riva del mare, e guarda la pagina di fronte. Come se si trattasse di uno specchio. Uno specchio della memoria. Questo è un libro senza parole perché è un modo per permettere al lettore di aggiungere il proprio testo. La mia intenzione è stata di lasciare aperto il senso dell'opera in modo che altri la potessero completare.
"Migrando" può essere ordinato ad Amnesty International a fronte del versamento di un'offerta minima di € 18,20, spese postali incluse (per richiedere più copie contattare gli uffici al numero 0644901 o all'indirizzo e-mail info@amnesty.it).
La richiesta dovrà essere inviata a:
Amnesty International, Settore Pubblicazioni, via G.B. De Rossi 10, 00161 Roma (fax 06 4490222).
Il/la richiedente dovrà specificare in modo chiaro e leggibile:
- nome, cognome e indirizzo
- dettaglio delle pubblicazioni richieste (indicare titolo e quantità)
e allegare la ricevuta di versamento sul ccp 22340004, intestato ad Amnesty International, via G.B. De Rossi 10, 00161 Roma.