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Diritti dei migranti e dei rifugiati

Il 2015 è stato un anno di svolta nell'ambito delle migrazioni forzate con uno dei movimenti dei più grandi movimenti di rifugiati e richiedenti asilo della storia recente.

A livello globale, si parla oggi di circa 60 milioni di persone, tra sfollati interni e migranti forzati.

Nonostante la portata della situazione la risposta della comunità internazionale continua ad essere ampiamente inadeguata. I paesi più ricchi continuano a privilegiare le politiche e le misure atte a bloccare il movimento dei rifugiati e dei migranti, spesso delegando ad altri stati situati nelle regioni più vicine alle aree in guerra la responsabilità per l'accoglienza dei rifugiati.

Ad oggi, l'86 % dei rifugiati nel mondo trova accoglienza nei paesi come il Kenya, la Turchia e il Libano. Di questi, più di un milione ha urgente bisogno di reinsediamento verso altri paesi, ma gli impegni di reinsediamento globali ammontano ad una quota pari poco più a 100.000 unità.
In Europa, l'intensificarsi dei movimenti dei richiedenti asilo ha consolidato posizioni securitarie ed unilaterali da parte degli stati, che hanno incrementato le pratiche di controllo e di contrasto all'immigrazione.

L'accordo stipulato il 18 marzo 2016 tra i paesi membri dell'Unione Europea e la Turchia ne è la chiara testimonianza. Di fronte all'incrementarsi dei movimenti di uomini, donne e bambini lungo la rotta balcanica, i governi europei hanno scelto di puntare sulla collaborazione con le autorità turche, conferendo a queste ultime il compito di contenere e di filtrare i flussi di migranti e rifugiati diretti verso l'Europa. Ne è derivata una situazione particolarmente drammatica per le oltre 50.000 persone intrappolate in Grecia, documentata da Amnesty International con il rapporto Intrappolati in Grecia: una crisi dei rifugiati che poteva essere evitata.

L'intesa tra i governi europei e lo stato turco sta mettendo in pericolo la vita dei rifugiati, svuotando il loro diritto di accedere alle procedure individuali di richiesta di protezione internazionale ed accrescendo il rischio di espulsioni collettive. Altrettanto grave è la situazione che sta coinvolgendo gruppi di siriani, rinviati dalle regioni meridionali della Turchia in Siria, attraverso il ricorso a procedure sommarie ed illegali. 

La decisione dell'Austria di introdurre modifiche alla propria legge sul sistema di asilo va purtroppo nella stessa direzione. Il governo austriaco ha approvato una legislazione che, oltre ripristinare le pratiche di controllo al Brennero, permetterà alle forze di polizia di impedire l'ingresso nel paese a qualsiasi persona, anche se ha espresso l'intenzione di chiedere protezione internazionale, e di trattenere per un massimo di quattordici giorni, di respingere rapidamente o di espellere con la forza i richiedenti asilo, senza l'emissione di una decisione formale scritta.

Appare dunque chiaro come sia urgente un nuovo approccio globale ai movimenti migratori: un approccio fondato sulla vera cooperazione internazionale e una più equa ripartizione delle responsabilità umane e degli oneri derivanti dalla crisi dei rifugiati.

Gli Stati membri dovrebbero adottare un nuovo Global Compact, basato sul diritto internazionale dei diritti umani e dei rifugiati. Nel documento intitolato "Le 5 proposte di Amnesty International" per affrontare globalmente e in modo condiviso la crisi dei rifugiati, si descrive chiaramente come, attraverso un supporto ed una cooperazione più efficace tra Stati, sia possibile provvedere all'assistenza dei rifugiati e garantire loro la possibilità di raggiungere un luogo sicuro.

 

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