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Slovacchia: 600 persone a rischio di sgombero forzato

Data di pubblicazione dell'appello: 21.06.2010

Status dell'appello: chiuso

Insediamento rom a Plavecky Stvrtok © Amnesty International
Insediamento rom a Plavecky Stvrtok © Amnesty International

"Non posso credere che in Slovacchia, un paese che è nell'Unione europea, il sindaco di Plavecký Štvrtok lascerebbe senza casa 600 persone".  
(Aneta, donna rom, residente dell'insediamento abitativo precario di Plavecký Štvrtok)

Circa 90 famiglie rom di Plavecký Štvrtok, un paese che si trova 20 chilometri a nord della capitale Bratislava, rischiano di essere sgomberate forzatamente dalle loro abitazioni nelle prossime settimane.

I rom vivono a Plavecký Štvrtok da diverse generazioni, ma solo cinque mesi fa il comune ha chiesto loro di presentare i permessi di costruzione, i certificati di proprietà e altri documenti rilevanti relativi alle loro abitazioni. Alle famiglie è stato detto che qualora non avessero fornito la documentazione necessaria, avrebbero ricevuto l'ordine di demolizione. Nella maggior parte dei casi, i rom non posseggono tali documenti perché non sono proprietari del terreno sul quale vivono.

A gennaio, 18 famiglie che non hanno potuto presentare la documentazione richiesta, hanno ricevuto dal comune l'ordine di demolire le loro abitazioni entro tre mesi.  

Darina, residente dell'insediamento di Plavecký Štvrtok ha riferito ad Amnesty International: "Non abbiamo un posto dove andare. Questa è la nostra casa. Ciascuna casa qui è stata costruita dalle persone autonomamente, senza alcun supporto. Lo stato non ci ha dato le chiavi delle nostre nuove case. Ogni singola persona qui ha costruito la sua casa con i propri sforzi".

 

La autorità slovacche hanno affermato che una delle ragioni della pianificazione degli sgomberi forzati è la preoccupazione per la sicurezza pubblica poiché sette abitazioni sono costruite entro gli otto metri della zona di sicurezza da un gasdotto e la maggior parte delle altre entro i 50 metri della più vasta area di protezione. Tuttavia sembrano sussistere standard differenti usati per i rom e per quelle che non sono rom. Nessuna delle famiglie non-rom, le cui abitazioni si trovano all'interno della stessa zona di protezione, ha ricevuto un preavviso di sgombero. Allo stesso tempo le autorità non stanno considerando soluzioni abitative alternative, violando così gli impegni internazionali in materia di diritti umani della Slovacchia.

Il 19 aprile, il quotidiano Slovak Spectator, ha riportato un'affermazione del sindaco di Plavecký Štvrtok relativa al rifiuto da parte del comune di costruire case di bassa qualità come soluzione. "Il paese - ha dichiarato il sindaco - dovrebbe investire troppo nella costruzione e gli appartamenti sarebbero del comune. La loro amministrazione costerebbe un sacco di soldi e sappiamo bene che valore diano alla casa questi cittadini - in pochi anni sarebbe tutto distrutto".
 
Amnesty International teme che lo sgombero forzato sarà condotto senza alcuna considerazione per le centinaia di persone, comprese famiglie con bambini, che vivono nell'insediamento. Nessun rom è stato informato in modo appropriato circa il possibile sgombero né consultato per identificare alternative allo sgombero o opzioni di reinsediamento. 
 
Le autorità slovacche devono assicurare che nessuna famiglia rimarrà senzatetto o sarà esposta a violazioni dei diritti umani a seguito dello sgombero. Ciò significa anche prevedere rimedi legali, comprese clausole di risarcimento, per la distruzione delle abitazioni e dei beni.

 
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